RubriCate: ROSSO SANGUE di Elda Lanza (Salani)

Recensione di Caterina Falconi

Con una prosa implacabile, ritmata e imperiosa, Elda Lanza ci conduce in una vicenda dai toni realistici ispirata a un terribile caso di cronaca. Il suo sguardo è compassionevole, previa ridefinizione del concetto di compassione, e la lingua essenziale ma colta e infallibile. Eppure, leggendo, ci si sente sempre più coinvolti. Una magia resa possibile da una pervasiva, fondante autenticità. È questo che si capta sin dall’incipit, questo colgono i lettori più sofisticati e pure quelli che lambiscono il testo saltando le pagine. Se l’imperativo di scrivere di ciò che si conosce è il presupposto della credibilità narrativa, la Lanza vi si attiene e fa di più, calandosi senza paura in dimensioni anche scabrose, nella tenebra del cuore, nella fragilità umana. E lo fa con l’asciutta empatia di un esploratore consumato che abbia viaggiato per davvero in contesti talora scioccanti, contundenti e corrosivi, senza intaccare la propria identità.

La storia, romanzata con l’intento, forse, di rendere giustizia alla vittima, di riscattarla dall’anonimato che sempre subentra alla curiosità pruriginosa dei fruitori di cronaca nera, è una prevedibile descensio ad inferos. La cronaca di un’ordinaria, ma non per questo meno grave, corruzione di innocente. Di manipolazione e perversione ai danni di chi si fida. Di una diciottenne appena sbocciata a un’adultità esposta e disarmata, uccisa in circostanze sordide.

Un resoconto che, pur ricalcando lo stereotipo di tanti crimini alla ribalta delle cronache per qualche giorno, e presto scalzati da nuove eclatanti efferatezze, è restituito alla propria unicità dalla penna acuta di Elda Lanza, che ne squaderna con crudezza ogni risvolto.

Una giovane di nome Viola (e la violetta è un fragile fiore che cresce e sboccia spontaneamente ai margini delle vie o nei terreni incolti) danneggiata dalla violenza domestica, povera di mezzi intellettuali ed economici, attiva in ambito parrocchiale e animata da una delicatezza rara, da una torrenziale predisposizione ai sogni, una sera, semplicemente, non rincasa. È ritrovata il giorno dopo, sotto un ponte infestato da topi. Nuda, abbandonata come una bambola sventrata, con accanto la borsetta che pare di vernice rossa, delicata metafora dell’utero intatto asportato, forse, post-mortem.

Il paese non è avvezzo a questo tipo di delitti. E le indagini iniziano, si avviticchiano e concludono con modalità anomale, che vedono affiancati, tra sconfinamenti e concessioni, la Polizia, il team di investigazioni di Giacomo Cataldo, l’avvocato Max Giraldi, e la mentalista Elsa Bruni. Benché ogni inquirente e tutti gli indagati siano caratterizzati con una rara perizia, quasi criminologica, è proprio la Bruni, con il suo sommesso afflato investigativo, con quella sua empatica attitudine a cogliere il non detto dai gesti, dagli sguardi dell’interlocutore, il personaggio che s’aggrappa al cuore del lettore partecipe e non distratto da sentimentalismi o esagerazioni, peraltro assenti nel romanzo. E mentre la mentalista scava nelle sottaciute interazioni tra i sospettati, i suoi collaboratori, a vari livelli, indagano sospinti dalla condivisa convinzione che solo scoprendo la verità potrà essere resa giustizia all’uccisa. Quella verità che riabilita proprio perché nulla omette, e attribuisce la responsabilità del male perpetrato a chi ha reso consenziente la preda previa lenta, premeditata macellazione psichica. Vi sono, infatti, crimini che sottendono una collaborazione della vittima, laddove per collaborazione non si intende complicità. Dinamiche sottili e ambigue che Elda Lanza dipana, dimostrando quella compassione di cui si rende necessaria una ridefinizione. La compassione di chi ha la statura morale di guardare il male senza mai distogliere lo sguardo, per comprendere l’ingenuità e la confusione dei sopraffatti.

Rosso sangue” è un romanzo essenziale, nella duplice accezione del termine. Scabro e necessario. Immette con eleganza il lettore in un contesto familiare a ciascuno, perché inventato, intessuto attorno a situazioni plausibili, ricorrenti, condivisibili. In altre parole, universali. Dunque un romanzo dalla connotazione letteraria, rafforzata dalla raffinatezza di uno stile inconfondibile.

Una costellazione di personaggi indimenticabili, come lo scaltro avvocato Gilardi, il malmostoso anatomopatologo Bozzoli, il perverso figlio di papà, il giovane e appassionato disabile, il parroco bello e seducente suo malgrado, la perpetua arcigna e possessiva, l’orfano straziato, la vigilessa conturbante… ruotano in una caleidoscopica e ipnotica danza che irretisce chi legge e lo spiaggia nostalgico, dopo l’ultima pagina, sulla sponda della realtà. Affamato di altre storie dell’aristocratica e consumata narratrice, indiscussa signora del noir italiano, che è Elda Lanza.

Caterina Falconi

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Una risposta a RubriCate: ROSSO SANGUE di Elda Lanza (Salani)

  1. patrizia debicke ha detto:

    sempre brava

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