Sul comodino della Rambaldi: “Voce di sale” di Luisa Sordillo (Iacobelli Editore)

Luisa Sordillo – San Severo, Foggia – 1966 – Avvocato e madre di tre figli, di cui uno con autismo.

Voce di sale è il suo primo romanzo.

L’autismo è una patologia subdola – a prima vista sembrano bambini come gli altri. Ma è sufficiente osservarli per qualche secondo in più per comprendere che non è così. Spesso non parlano, ma anche se lo fanno, come vostro figlio, non hanno un linguaggio funzionale e concreto. Emettono parole in automatismo, di frequente ripetendo frasi formate già sentite in film o in altre conversazioni e immagazzinate nel cervello… avrà comportamenti non adeguati e sarà difficile portarlo nei luoghi pubblici. Ci si può solo augurare che non diventi aggressivo e violento, perché è un altro tratto che può presentarsi

Pensiamo di essere in grado di accogliere, ma siamo lontani dall’includere.

Voce di sale racconta di come l’autismo possa scaraventare all’aria una famiglia, di un grande amore, della nascita dei figli, dell’ansia, del sospetto e della certezza dell’autismo del figlio. Di impreparazione, solitudine e lacrime. Di un marito che si allontana. Degli strumenti per aprire un varco tra pregiudizi e disinformazione e della capacità di riuscire ad amare un figlio per quello che è, e non per quel che si voleva che fosse.

Perché se l’autismo si odia, l’autistico si può amare

La storia nasce da una semplice domanda del figlio di nove anni “Mamma mi vuoi bene?” “Certo amore mio”. Certo che Aurelia ama suo figlio Adriano e lo abbraccia dimenticando che lui non vuole essere abbracciato.

In corsivo nel romanzo leggiamo i pensieri che Adriano ogni volta trasmette col linguaggio del corpo

Un’amica vorrebbe vedere Aurelia, ma il bambino è a casa perché a scuola manca l’insegnante di sostegno, e con lui in casa non si va da nessuna parte. Ad Aurelia pesano anche le piccole cose che non può più fare da quando c’è Adriano. E ogni volta che parla di lui si rabbuia.

Ormai dedica tutto il suo tempo a vincere l’autismo

Hanno appreso la notizia quattro anni fa da un eminente neuropsichiatra e ne sono rimasti pietrificati.

Non sanno ancora niente sull’autismo. È una malattia che porta alla morte? Esistono cure?

Lo specialista non è incoraggiante.

Non c’è nessuna cura e li avverte che per loro sarà un lavoro incessante, che porterà sicuramente a dei miglioramenti, ma che non farà miracoli.

Il marito medico non ha voluto rivolgersi a dei colleghi. Da tempo si è accorto dei diversi comportamenti di Adriano dalla sorella gemella Adele, ma ha sempre sperato che quelle bizzarie sarebbero sparite nel tempo. Purtroppo da quel momento sarà come trovarsi davanti a un nuovo Adriano. A un rimpianto. A un sogno in frantumi. Chi vuole la loro infelicità?

Aurelia si sente presto abbandonata davanti a questa cosa immane.

Gli autistici non acquistano amici e i genitori perdono i loro.

È confusa e nutre rancore per Adriano. Gliene fa una colpa. Non vede un futuro. Lo vive come un fardello. Nemmeno suo marito è più ottimista e da quel momento dovranno riconfigurare le loro aspettative.

L‘autismo ti sbaraglia da un giorno all’altro e per combatterlo ci sono solo edulcoranti terapeutici: psicomotricità – logopedia – sostegno scolastico e nessuna spalla su cui piangere

Lo stato predispone palliativi e i genitori non possono permettersi il lusso di disperarsi, devono rialzarsi da soli. Il marito di Aurelia che aveva tanto desiderato un figlio maschio, si assenta.

Eppure quando si erano conosciuti sembrava tutto bellissimo. Erano entrambi giovani e belli. Avevano lavori appaganti e la gravidanza era stata cercata dopo due anni di matrimonio spensierati.

Lui la riempiva di premure. Insieme avevano predisposto le camerette dei bambini, che erano nati sani.

Erano felici. E Aurelia si chiede come sarebbe stata la sua vita se Adriano non fosse mai nato…

Gli studi negli Usa hanno evidenziato un aumento esponenziale dagli anni 2000 (1 caso su 180) al 2018 (1 caso su 59) con una prevalenza stabile di maschi sulle femmine (4 a 1).

Che la forza di Luisa Sordillo sia con voi!

Paola Rambaldi

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