LA MANDRAGOLA DI NICCOLÒ MACHIAVELLI

Risultati immagini per LA MANDRAGOLA DI NICCOLÒ MACHIAVELLIRecensione di Eleonora Papp

Chi avrebbe detto che uno scrittore, senz’altro geniale, ma pur sempre maschilista, avrebbe potuto lasciarci alcuni aspetti così interessanti e innovativi, rispetto all’epoca in cui si è trovato a vivere? Machiavelli, oltre che un famosissimo storico e illustre teorico della politica, è stato anche uno scrittore di commedie. In tale veste aveva davanti a sé due possibilità nel momento in cui si mise a scrivere le sue commedie compiute, La Mandragola e la Clizia. Poteva seguire il modello latino e in questo senso ha scritto la Clizia oppure poteva scegliere il modello boccaccesco, cioè scrivere una commedia che in qualche modo si ispirasse al modo di scrittura del Boccaccio: infatti La Mandragola si profila come un’opera multiforme e può essere considerata sotto molti aspetti, tra cui anche quello di una burla riuscita. Articolata in un prologo e cinque atti, è una potente satira sulla corruttibilità della società italiana dell’epoca. Il titolo della commedia si ispira al nome di una pianta, la mandragola, erba molto studiata negli erbari medioevali perché alla sua radice venivano e sono attribuite tuttora caratteristiche afrodisiache e fecondative. Per molto tempo si pensava che l’opera La Mandragola fosse stata scritta nel 1518, ma studi più recenti e aggiornati la retrodatano agli anni 1514-1515. La commedia fu pubblicata per la prima volta nel 1524. La vicenda è ambientata nella Firenze del 1504. Alcuni personaggi presentano nomi con etimologie grecizzanti, sulla falsariga di Giovanni Boccaccio che indulgeva in questi vezzi nelle sue opere maggiori e minori.

Il protagonista de La Mandragola di Niccolò Machiavelli, Callimaco (colui che agisce valorosamente), vive in Francia e qui, durante una festa, assiste ad un dibattito accanito in cui si discute se siano più belle le donne italiane o quelle francesi. Quando un connazionale fiorentino dice che, se anche tutte le italiane fossero state bruttissime, sarebbe bastata la sua parente, Lucrezia Calfucci, a vincere la gara, ecco che il nostro protagonista, mosso dal desiderio di conoscere questa signora, viene a Firenze. Purtroppo, però, Lucrezia è fedelissima al marito, messer Nicia, e questo costituisce un problema. Notiamo che il nome Lucrezia si ispira a quello romano della famosa Lucrezia, moglie di Tarquinio Collatino che venne violentata dal figlio di Tarquinio il Superbo, Sesto Tarquinio. Il nome di Lucrezia quindi indicava nella memoria collettiva una persona estremamente casta ed onesta. Machiavelli perciò vuole suggerire che nella Firenze della sua epoca il massimo di onestà poteva essere rappresentato solo da questa dama con il nome parlante di Lucrezia appunto. Lucrezia è sposata con un uomo, un ignorante, vecchio e meschino, desideroso di avere figli che però non nascono: dietro consiglio di un parassita, scroccatore di denari e di pranzi, il nostro eroe, cioè Callimaco, si finge un medico capace di ritrovare un farmaco in grado di guarire Lucrezia dalla sua presunta sterilità. La cura consisterebbe appunto nel bere un succo di mandragola, pianta ritenuta magica e capace di molti sortilegi e guarigioni. Però si fa intendere erroneamente a messer Nicia che il primo uomo che avrà rapporti con la moglie sarà costretto a morire perché la mandragola lo avvelenerà. Lucrezia comunque non vuole saperne di avere un amante momentaneo e, accanto a un’intera schiera di persuasori venali e senza scrupoli (non dimentichiamoci che, per quello che ne sanno i congiurati, colui che dovrà giacere con Lucrezia è destinato a morire, avvelenato dalla mandragola), deve intervenire un frate anche lui molto corrotto, Frate Timoteo (colui che onora Dio), che, in cambio di una cospicua cifra, manipolando la confessione, consiglierà a Lucrezia di ricevere questo amante. Si decide di scegliere un giovinastro, per di più ubriaco, da mettere nel letto di Lucrezia per fare in modo che non sappia dove sia stato e ne venga allontanato in modo che non si capisca che è “morto” in casa di Messer Nicia a causa della mandragola. Però il “giovinastro” sarà in realtà il nostro eroe, Callimaco, che, in questo modo, riuscirà a soddisfare il suo desiderio. L’infuso di mandragola poi non era velenoso, non verrà neanche preparato, sarà sostituito con una bevanda dolciastra, frammista a vino. Questa è l’impalcatura dell’opera. Ma come si concluderà la vicenda?

L’azione verrà portata a termine con tutti gli espedienti del caso. Si può dire che il fine giustifica i mezzi, come risulta da Il Principe di Machiavelli? Mentre però ne Il Principe il fine era il bene supremo dello stato, qui invece c’è un bene che è un interesse particolare e neanche troppo edificante. In questo senso quindi abbiamo un trasferimento di quello che è un ideale alto e patriottico ad un interesse privato, molto meschino. Come far coincidere quanto abbiamo affermato all’inizio con la conclusione della opera? Dopo aver saputo dell’inganno, Lucrezia deciderà liberamente di scegliersi un amante. Lo fa quindi di sua spontanea volontà e per libera scelta, dopo che il marito, la madre ed il confessore l’hanno costretta invece ad obbedire ai loro desideri egoistici. Quali saranno le conseguenze della vicenda? Per saperlo, bisogna leggere l’opera o vedersi la trasposizione scenica. L’opera di Machiavelli ha avuto infatti nel 1965 una versione cinematografica con lo stesso titolo de La Mandragola diretta magistralmente da Alberto Lattuada, che vede Philippe Leroy nel ruolo di Callimaco e Rosanna Schiaffino in quello di Lucrezia. Jean-Claude Brialy dà vita a Ligurio, mentre Romolo Valli appare nelle vesti del notaio Nicia. Nilla Pizzi nel ruolo di Sostrata, Armando Bandini in quello di Siro e Totò nel saio di frate Timoteo arricchiscono il cast.

Una seconda trasposizione cinematografica è uscita poi nel 2009, distribuita dalla Cines, per la regia di Edoardo Sala, con la partecipazione di Mario Scaccia nel ruolo di frate Timoteo, da lui più volte interpretato sulle scene di tutta Europa sotto la direzione di Marcello Pagliero e di Sergio Tofano.

Vale la pena leggere la commedia oppure vederne gli adattamenti cinematografici o teatrali, perché si tratta di un’opera che espone in modo molto divertente problematiche serie. Machiavelli, pur sollazzandosi nella narrazione, ci fa un quadro realistico della sua epoca con occhio lucido e distaccato. I pensieri moderni di Lucrezia gli sono sfuggiti come lapsus o il personaggio si è “ribellato” allo scrittore, oppure ancora quelle stesse considerazioni sono state introdotte per esigenze compositive al fine di rendere più complessa la situazione? Non lo sapremo mai…Ma tant’è: cosa fatta, capo ha.

Ricordiamo, per concludere, che anche un altro scrittore di intrecci, ma meno maschilista, Ludovico Ariosto, presenta nel suo poema, L’Orlando Furioso, una figura prorompente di dama, la bellissima Angelica. Anche questo personaggio femminile, oggetto della brama e della quête di tutti i paladini e non solo, deciderà liberamente di scegliersi il suo spasimante e tornerà nella sua patria, il Catai, con il suo toy boy, Medoro, in qualità di principe consorte.

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