“Io Hitler” di Giuseppe Genna (Oscar Mondadori)

Recensione di Martino Ciano

Ristampato dopo dieci anni, questo libro non è né una biografia né un romanzo sulla vita del dittatore tedesco, ma si colloca tra quei libri alieni che scuotono il lettore. La storia che viene narrata è certamente quella dell’uomo più grottesco che sia mai apparso sulla faccia della Terra. Il suo arrivo da chissà quale dimensione dello spazio-tempo ci ha sicuramente fatto scoprire il lato più malvagio dell’essere umano, ma anche quello più banale.

Della banalità del male ne ha già parlato Hannah Arendt, e Genna non si sofferma su questo argomento, visto che preferisce concentrarsi sul non-uomo Hitler. In questo luogo siamo entità astratte, facili prede di quelle potenze oscure che vivono al nostro fianco, guidandoci da dietro le quinte. Hitler è stato un Messia Nero che ha fatto della sua vita un’opera raccapricciante, piena di arte iraconda. Non è di certo un esempio, ma è ciò che l’uomo potrebbe essere.

Genna parte dalla mitologia nordica, ossia, dal lupo Fenrir che a un certo punto del Tempo spezzerà la catena per irrompere schiumando di rabbia e annunciare la fine del mondo. Forse lui si è impossessato di questo uomo rachitico, disturbato, maltrattato, che amava farsi pisciare addosso, che portò sua nipote al suicidio, che voleva fare l’artista ma che si ritrovò a fare politica, che aveva un grande carisma, che ordiva ogni giorno la sua fine.

Hitler era un paranoico. La sua vita si muoveva tra incanto e disperazione e trovò altri come lui. Goebbels era un frustrato con un piede atrofizzato; Himmler un allevatore di polli che riversava i suoi desideri di potenza sulle galline; Göring era un morfinomane impotente; Röhm un omosessuale sadico… dov’era quindi la bellezza e la perfezione della razza ariana?

Ciò che rende speciale questo libro, però, è la scrittura di Genna, capace di creare parallelismi con dimensioni distanti. Questo processo di unione, vero matrimonio sadico tra termini contradditori, dimostra come l’autore voglia immortalare Hitler nel suo essere-qui-sempre. È come se Genna ci dicesse che, in fondo, Fenrir non ha preferenze per manifestarsi nel mondo, sceglie chiunque sia pronto ad accoglierlo. Quell’ometto con i baffi, umiliato in più occasioni dalla vita, è stato solo un mezzo per mettere alla prova il senso di morte che pervade l’umanità?

Sia ben chiaro, Genna ha scritto un’opera che segue fedelmente le tappe della vita di Hitler. È una biografia, ma ha anche qualcosa di trascendentale. Sono pagine che uniscono il sacro e il profano della storia, perché Hitler non è stato solo un uomo, ma un Io malvagio che alberga nell’umanità e che potrebbe tornare in azione.

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