GRANDANGOLO: “LA STRATEGIA DELLA CLARISSA” di CRISTIANO GOVERNA (BOMPIANI)

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Carlo Vento è il prototipo dell’italiano medio che si ritrova a fare il commissario di Polizia. Armato della propria buona fede e delle convinzioni che il ruolo gli fornisce crede in un differente modo di interpretare il ruolo rispetto a ciò che le serie TV [americane e non] impongono a suon di stereotipi. Rifiuta ogni spettacolarizzazione preferendo la concretezza derivante dalla vita che non sorride mai a quelli come lui. Ma non fraintendetemi, non c’è nulla di triste in lui. Non siamo di fronte al solito commissario in cerca dei perché ai grandi quesiti della vita. Carlo Vento è solo uno come noi. Come tanti di noi. Disilluso sì, ma non rassegnato ad un facile nichilismo di facciata.

Paola Vento è una suora di clausura borderline, ex speaker radiofonica ma soprattutto è la sorella di Carlo. I due non mancano mai il loro appuntamento settimanale in barba alla rigidità del convento in cui Paola risiede. Una serie di morti sospette in riviera e la scomparsa di una minorenne li porteranno sulle rive di quell’Adriatico che Carlo detesta in cerca della soluzione, entrambi mossi dalla ricerca di una fede che possa dare un senso alle loro giornate. Una coppia inedita ma vincente formata da “un ateo con i vizi dei credenti” e dall’altro con gli occhi di “una religiosa con i vizi dei non credenti”.

Il tutto si snoda tra Bologna e la Romagna. In un turbinio di situazioni ai limiti del paradossale che mettono in luce la mediocrità contemporanea di un paese che sta affondando sotto i colpi dell’egoismo, nonostante cerchi di mantenere un perbenismo di facciata. Ha pienamente ragione l’autore quando dice che “non è mai l’assassino il personaggio più inquietante”. È il quadro desolante dell’Italia di oggi a recitare il ruolo un tempo appannaggio totale dell’assassino di turno. Bologna, distante anni da quell’isola felice che fu, si sgretola dietro ai neologismi mostrando il suo lato peggiore mentre la Romagna diventa l’inferno catapultato sulla terra con il suo carico di vacanzieri e maleducazione.

Ciò che risulta vincente è l’idea di non porre la trama [ovvero la ricerca del colpevole] al centro della narrazione ma di indirizzare il focus sui personaggi e sulle loro sfumature, mai troppo nette e mai troppo decise. Grottesco e paradossale ma proprio per questo affascinante “La strategia della clarissa” fa della sua freschezza anticonformista il proprio punto di forza. Siamo tutti potenzialmente colpevoli di qualcosa, questo sembra volerci dire alla fine Governa. Siamo però anche degli inguaribili sognatori, mai domi e mai stanchi di cercare l’affetto dei nostri cari ed il perché delle nostre paure.

Il passato torna sempre a chiedere il conto. E non risparmia nessuno dei personaggi, in una ricerca ancestrale dei propri vizi originari. Siamo tutti fallibili e le conseguenze delle nostre azioni prima o poi torneranno a farsi sentire, nei modi e nei tempi che il fato assegnerà loro.

Le quattrocento pagine del volume scorrono veloci tra citazioni più o meno nascoste e dettagli che arricchiscono il quadro di insieme sempre pienamente coinvolgente. Ne emerge un caleidoscopio di sensazioni in cui mi sento perfettamente a mio agio, con tutte le mie debolezze perfettamente inserite nel contesto generale sapientemente creato dall’autore. Un libro che ci avvicina a noi stessi in modo intelligente a suon di contraddizioni ed incongruenze, mostrandoci quanto sia facile vivere al limite pur senza rendersene conto.

In fondo siamo un po’ tutti Carlo Vento, con le sue fissazioni e le sue debolezze. Col fastidio delle piccole cose che ci innervosiscono e quella voglia di modificare gli atteggiamenti altrui che ci avvelenano le giornate. Ma soprattutto con la consapevolezza di non riuscire quasi mai in nulla di ciò che vorremmo.

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