Sul comodino della Rambaldi: “Alla fine del viaggio” di Antonio Fusco (Giunti)

Alla fine del viaggioAntonio Fusco – Napoli – Funzionario nella Polizia di Stato e criminologo forense. Dal 2000 si occupa di indagini di polizia giudiziaria in Toscana. Nel 2017 Giunti ha raccolto in un volume unico le prime tre indagini della fortunata serie di Casabona.

Ci sono due momenti importanti nella vita di un uomo: quando incontra la donna della sua vita e quando la perde. Del primo ha la piena consapevolezza, poiché la sua esistenza inizia improvvisamente ad avere un senso compiuto, la sua forza un fine e le sue doti una realizzazione. Del secondo, invece, potrebbe non accorgersi mai. Le donne spesso fanno così, vanno via in punta di piedi, senza farsi notare, non danno spiegazioni

La sera della vigilia della festa di San Jacopo sarebbe bellissima.  La  gente si ritrova in piazza per assistere ai fuochi artificiali. Ma non tutti sono gioiosi. Il commissario Tommaso Casabona sta  discutendo con la moglie Francesca, 50 anni, che lo sta lasciando.  Hanno due figli adulti che vivono ormai per conto loro e, alla sua età,  mai si sarebbe aspettato una cosa del genere. Dopo la cura di un brutto tumore sua moglie è cambiata e  sospetta che si sia innamorata dell’oncologo. Il  loro ciclo insieme è finito e per Casabona è un brutto colpo. Ma proprio mentre chiede altre spiegazioni viene interrotto da una  telefonata urgente di lavoro che lo avverte di un uomo sulla sedia a rotelle investito a 230 all’ora dal Freccia Rossa 2481 diretto a Milano.

Un sopralluogo per un probabile omicidio su una linea ferroviaria di notte per giunta: non esisteva modo peggiore per concludere quella giornata di merda. Mancava sola la pioggia, ma per quella c’era ancora tempo

Sul treno ci sono centinaia di persone infuriate per l’ennesimo coglione  che ha deciso di suicidarsi. Pietà e sgomento in questi casi non durano mai più di 10 minuti ed è un’esperienza che capita almeno una volta a tutti i pendolari.

I resti distano 5 km dalla stazione.  L’uomo,  legato alla sedia a rotelle sui binari, non si riesce a identificare. Il pezzo più grosso è un avambraccio ancora fissato con una cinghia a un bracciolo della carrozzina. Nessuna impronta a terra.

Dai primi rilevamenti risulta che era calvo, tra i 55 e i 60, non era paralizzato e probabilmente era stato fissato alla carrozzella già privo di sensi. Tra i reperti raccolti: una  cicca lasciata sulla lapide che ricorda la morte di un ragazzo di 17 anni  avvenuta in un incidente di qualche anno prima.

Per il medico legale non sarà facile ricomporre il corpo.  Un testimone dice di aver notato un’ambulanza ferma sul cavalcavia prima dell’incidente. Potrebbe aver trasportato la sedia a rotelle?

Eppure non risultano furti di ambulanze, né denunce di scomparsa e dalle impronte digitali l’uomo non è schedato.

Ha subito un intervento a un ginocchio e gli inquirenti contano di arrivare alla sua identità tramite ricerche ospedaliere.

E non è finita lì.

Durante la festa  una  ragazza si sente male e  un infermiere dell’ambulanza si spara in bocca.

La gente fugge e scoppia il panico. A casa dell’uomo  trovano la madre morta avvolta in un tappeto sotto il letto.

Non  ne aveva mai denunciato la  morte per continuare a percepire la sua pensione.

Col progredire delle indagini altre morti inspiegabili spezzeranno man mano ogni certezza degli inquirenti e il caso somiglierà  sempre più a un  regolamento di conti che viene dal passato.

“Allora dimmi che razza di nome è Via Abbi Pazienza?”

“C’erano le famiglie Cancellieri e Panciatichi che si facevano la guerra perché una era guelfa e l’altra ghibellina. Una notte uno di questi si appostò in quella strada per uccidere un componente della famiglia rivale. Siccome era buio e pioveva non s’accorse che quello che stava passando apparteneva alla sua stessa fazione e gli diede una coltellata. Quando si rese conto dell’errore, gli chiese scusa dicendogli: “abbi pazienza” è da allora che la via si chiama così…”

Ho conosciuto anni fa Antonio Fusco a una rassegna letteraria, ma non avevo mai letto niente di suo. Malissimo.

L’inizio del romanzo è travolgente. I dialoghi trasudano ironia. Il modo di raccontare è ineccepibile. Finalmente qualcuno che vive per davvero le indagini e si sente. Insomma, rimedierò al fatto di non aver mai letto Fusco cercando subito le prime tre indagini di Casabona e aspetterò con trepidazione la prossima.

Uno dei libri di genere più belli che ho letto quest’anno.

 

Che il ritmo di questo viaggio travolgente vi accompagni!                                                                   

Paola Rambaldi

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Una risposta a Sul comodino della Rambaldi: “Alla fine del viaggio” di Antonio Fusco (Giunti)

  1. patrizia debicke ha detto:

    bello

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