RubriCate: “MUSICA SULL’ABISSO” di Marilù Oliva (HarperCollins)

Musica sull’abisso”, il nuovo thriller HarperCollins di Marilù Oliva (nella foto, sotto), scaraventa il lettore in una fascinazione irresistibile e orrorifica che rammenta, pur serbando intatta una connotazione fortemente autoriale, il raccapriccio elegante dell’ultimo Suspiria, le sconvolgenti e adamantine atmosfere di Thomas Harris, i ragazzi di Stephen King, la malia di Pupi Avati. Dalle prime pagine si ha l’impressione che il piano della realtà si inclini progressivamente in una suggestione di sussurri e cose antiche, elitarie e stupende, seppur ferali, con un certo risvolto iniziatico pagano ben noto agli amanti della cultura umanistica e agli studenti del Liceo Classico. Scuola, quest’ultima, appannaggio (ma anche no) dei ragazzi privilegiati, per reddito e talento. La scrittrice, docente di Lettere, ben conosce l’inquietudine di certi testi in latino cerimoniale, e in un’alzata di ingegno ha composto una canzone in lingua (terribilmente bella) che fa da colonna sonora alla serie di delitti, forse a sfondo esoterico, che si susseguono nel romanzo. Le morti, una lunga catena il cui exploit si colloca nell’ultimo anno di superiori delle vittime predestinate, provenienti tutte da una classe sperimentale di un prestigioso Liceo Classico di Bologna, si direbbero esito di una maledizione arcana. Come se l’assassino obbedisse a un cerimoniale, sacrificando gli ex studenti della quinta G, uno dopo l’altro, di anno in anno, ma sempre il 21 di febbraio, per onorare un’infausta ricorrenza pagana.

La giovane ispettore Micol Medici, che i lettori hanno già conosciuto come la titubante incaricata delle indagini sui delitti di un efferato killer di femminicidi, ritorna, in questa nuova avventura, ammantata del glamour sommesso sprigionato dall’alchimia tra una dolce vulnerabilità e una fermezza inscalfibile, tra un intuito che rasenta la veggenza e un rigore procedurale impeccabile, tra un accoramento umano e sentimentale considerevole e la reattività pacata alle sopraffazioni maschiliste. Una Micol che, dopo aver intrigato gli estimatori della Oliva in “Le spose sepolte”, li vince e li fa innamorare nel romanzo successivo. L’ispettore dalla fresca bellezza appena intaccata da una cicatrice sul volto è infatti, nella sua unicità, una protagonista esemplare. Rappresentativa di una possibile risposta al maschilismo imperante. Non fa proclami, non soggiace, ma avanza per la sua strada ottemperando al proprio ruolo senza virilizzarsi e senza troppe concessioni a una femminilità ostentata. Cogitabonda, empatica, a tratti compassionevole, vera, sincera, animata da curiosità invincibile e impareggiabile arguzia, si aggira nella scuola (realtà che l’autrice conosce benissimo) intuendone meccanismi e retroscena.

E in un Liceo Classico i retroscena sono inevitabilmente anche un riverbero di altri riverberi irradiati dall’antichità. Professori anziani, testimoni e depositari di un’epoca che agonizza, affiancano i giovani docenti nativi digitali. Faldoni e registri si impolverano negli archivi, pròtesi in retrospettiva dell’attuale sistema di archiviazione informatico.

Persino la Polizia, a cui era inizialmente sfuggita la silenziosa mattanza degli allievi, celebrata senza clamore, dalle prime battute dell’inchiesta è consapevole di quanto la verità affondi le radici nel desueto. Della necessità di decriptare una lingua antica come il latino, usato dalle vittime come esclusivo codice comunicativo e certamente compreso dall’assassino.

E in latino è la canzone Mors Mortis, postata di recente su Youtube, come Micol scopre, ma composta anni prima dagli allievi più dotati della quinta G, capeggiati all’epoca dall’ormai defunta Adelaide, condannata da un tumore latente, e musicata dalla sconfitta Galena, liceale dai capelli azzurri, uccisa giovanissima da un’overdose. Ed è una canzone esiziale (Adelaide e Galena sono state tra le prime a spirare) che annuncia la Morte, la celebra e auspica, con parole in musica stranamente presaghe dei delitti futuri, descritti in modo criptato, quasi l’assassino, o gli assassini, si ispirassero alle strofe. Mentre il titolo, Mors Mortis, è un chiaro rimando alla declinazione del concetto dell’Ultima Nemica.

A ben vedere, tutto il romanzo è declinato attorno a nuclei tematici portanti. Declina il Male, nelle accezioni di male fisico e morale, nell’escalation della malvagità, fino a lambirne la manifestazione estrema dell’omicidio.

Declina il concetto di esclusione, dalla sociale (focalizzando il disagio dei ragazzi meno abbienti e intellettivamente dotati in una classe elitaria), all’esclusione sul fronte dei canoni estetici (focalizzando l’umiliazione delle giovani il cui corpo è riluttante ad adeguarsi agli standard di appetibilità, di chi proviene da un’altra etnia, di chi è sfigurato da una patologia), fino all’esclusione sul piano degli affetti (a quella insopportabile alienazione di chi è bersaglio di amore disfunzionale, bollato perché omosessuale, ricusato da un genitore…).

In questo perturbante, irresistibile thriller, elemento formale e contenuto simbolico combaciano. Si incastrano. Risonano sull’abisso della malvagità. Marilù Oliva mostra senza spiegare, centrando uno degli obiettivi del Crime: la disamina narrativa del Male.

Male che riconnette a una sorgiva metafisica, se non addirittura diabolica.

L’abisso chiama l’abisso, dice San Gerolamo, traducendo il Salmo 42.

Abyssus abyssum invocat.

Massima accolta con la voracità intellettuale dell’adolescenza dagli alunni della quinta G, i più bravi, legati nel sodalizio vagamente iniziatico di una esclusiva congrega di latinisti.

Abyssus abyssum invocat.

Il Male è fotografato non nella sua essenza, che inerisce al mistero, ma nella sua epifania. Il Male come vuoto, assenza, omissione, come rovescio, contrario. Come parcellizzazione distorcente dell’essere, frantumazione della verità, sproporzione, esclusione, disfunzionalità. Il Male nella sua corpuscolare e silente infestazione. Che assume progressivamente le devastanti proporzioni dell’annientamento prima morale, e poi fisico, dei suoi ospiti. Il Male che procede per accumulo paradossale, vuoto su vuoto, scavando orridi abissali.

Singolare ritrovare questi temi in un’autrice laica, che si spinge, con l’onestà caratteristica della sua prosa, alle estreme latitudini delle questioni trattate. Che non distoglie gli occhi dallo scabroso, dall’indicibile, dal mostruoso.

Un libro superlativo, “Musica sull’abisso”. Di profonda, scuotente bellezza. Intessuto in una trama lieve e perfetta che rammenta il volo sincrono di uno stormo di farfalle, animali psicopompi e tuttavia leggiadri, meravigliosi.

In cui tutti i fili, elegantemente predisposti, vengono a un certo punto tirati dalla spola di una penna sopraffina, conducendo il lettore all’inevitabile eppure sorprendente scioglimento del mistero. E anche sotto questo profilo l’ultimo di Marilù Oliva si riconferma uno dei migliori thriller scritti negli ultimi anni in Italia. Nella capacità di spiazzare con un finale inevitabile ma al contempo imprevedibile, che non ha nulla a che fare con il finale raccogliticcio e improbabile tanto in voga tra molti thrilleristi dell’ultima ora.

Di capitolo in capitolo, la narrazione, sempre suadente, accurata, mai noiosa, talora mormorata, mai ridondante, seduce il lettore conducendolo appunto con sé in un percorso inconsueto che è un ritorno dal mostruoso all’umano. Dall’aberrazione alla compassione.

Dall’esaltazione ai toni sommessi di chi accetta di chiudere finalmente la partita con un passato vergognoso, inaccettabile.

Dal parossismo della giovinezza alla più matura accettazione del limite che ci ricolloca, perfettibili, tra gli altri.

Insomma, un romanzo che soddisfa tutte le aspettative degli appassionati del genere e presenta un’ulteriore, particolare attrattiva per gli ex allievi del Liceo Classico, i quali non potranno non rivivere, leggendo, le emozioni delle superiori, come la vanità di parlare in latino con i compagni, sentendosi speciali.

Caterina Falconi

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3 risposte a RubriCate: “MUSICA SULL’ABISSO” di Marilù Oliva (HarperCollins)

  1. ned ha detto:

    non ci sono standard, ci sono uomini e donne più belli fisicamente e sessualmente più appetibili di altri e va accettato, l’appetibilità sessuale è importante per uomini e donne. Sto leggemdo il romanzo di oliva e mi sta piacendo

  2. patrizia debicke ha detto:

    mi piace

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