Ifigenia in Tauride di Euripide: un’arcaica distopia?

Recensione di Eleonora Papp

Nella mitologia greca una figura apparentemente fragile, ma che riesce a trasformarsi in una donna astuta e combattiva è sicuramente Ifigenia, sorella di Oreste, Elettra e Crisotemi.
Di Ifigenia e del suo sacrificio Eschilo ci lascia un’immagine poetica e toccante nella parodo (nel teatro greco, per parodo si intende la prima apparizione del coro nell’orchestra e anche la parte del dramma da esso recitata) dopo il prologo dell’Agamennone (vv. 228-43).

Risultati immagini per Ifigenia in Tauride
Il re Agamennone, per consentire alle navi greche di partire alla volta di Troia e vendicare il rapimento di Elena, sacrifica la figlia maggiore, Ifigenia.
I greci infatti erano bloccati sul lido di Aulide dalla bonaccia o, secondo altre versioni della leggenda, da venti contrari inviati dalla divinità femminile della caccia Artemide, che ebbe pietà della fanciulla e la trasportò nella regione selvaggia di Tauride.
Esaminiamo in particolare la tragedia euripidea a lieto fine Ifigenia in Tauride, rappresentata per la prima volta forse nel 414 a.C., ma, secondo altri, più tardi, nel 411 a.C. o nel 409 a. C. Secondo alcune fonti sarebbe stata proprio la recitazione a memoria dell’Ifigenia in Tauride che avrebbe consentito ad un cittadino ateniese di sopravvivere alla barbarie delle latomie di Siracusa durante la spedizione in Sicilia, la seconda fase della guerra del Peloponneso.
L’Ifigenia in Tauride sottopone agli studiosi grecisti problematiche importanti e affascinanti, ma sono maggiori le suggestioni che essa procura nel lettore sotto altri profili.
Esponiamo in linea sommaria il contenuto.
Nel momento in cui Ifigenia stava per essere immolata sull’altare di Artemide in Aulide, la dea ebbe pietà di lei e, dopo averla sostituita con un cervo, la trasportò in Tauride. Qui la principessa, divenuta sacerdotessa di Artemide, aveva il compito di sacrificare alla dea tutti gli stranieri che approdavano alle rive della Tauride (cioè dell’odierna penisola di Crimea). Ad Argo Oreste, figlio di Agamennone e quindi fratello di Ifigenia, con l’aiuto dell’amico-paredro Pilade e della sorella Elettra, aveva ucciso la madre Clitennestra per vendicare la morte del padre. Il giovane era però attaccato dalle Erinni, che per vendicare il matricidio di Oreste lo perseguitavano procurandogli gravi attacchi di follia. Per volontà di Apollo Oreste doveva recarsi nella Tauride per recuperare la statua di Artemide in mano di Toante, re di quella selvaggia regione. Qui giunto, Oreste viene catturato insieme all’amico Pilade per essere poi sacrificato alla Dea per mano di Ifigenia. A quel punto avviene l’agnizione o anagnorisis (il riconoscimento) e i tre fuggono recando con sé la statua di Artemide. La tragedia si conclude con l’apparizione della dea della sapienza Atena che darà ai tre fuggitivi alcune disposizioni da seguire per risolvere tutti i conflitti.
La critica ha sempre considerato molto moderne e attuali le tragedie sofoclee del ciclo tebano, quello ispirato alle vicende di Edipo, perché si affrontano in questi drammi tematiche come quelle del complesso detto appunto edipico e il conflitto tra libertà di coscienza e potere, come ad esempio nell’Antigone in cui la protagonista femminile reclama il diritto di seppellire il fratello Polinice-traditore della patria. Va però sottolineato che la letteratura ellenica ci porta nell’Elena e nell’Ifigenia in Tauride di Euripide anche un altro problema che al giorno d’oggi ci riguarda da vicino: la non accettazione degli stranieri e degli immigrati. Come ho già avuto modo di ricordare in precedenza, tutti i forestieri giunti in Tauride dovevano essere uccisi e consacrati alla dea Artemide.
Non voglio tuttavia esaminare l’Ifigenia in Tauride sotto questo profilo così moderno e neppure considerarla da un punto di vista prettamente filologico, ma piuttosto la vorrei analizzare come prototipo di un romanzo utopico-distopico o di fantascienza per vedere anche quali possano essere i punti di contatto con queste tipologie letterarie successive.
Bisogna sottolineare alcuni aspetti in questo dramma: da un lato c’è un riferimento esplicito alla fine della talassocrazia di Atene, dall’altro si constata però il ripiegamento dell’autore in se stesso, attraverso un rifugio secondario nel mito, cioè in un mitema meno conosciuto rispetto a quelli più noti, i quali sono di dominio pubblico anche oggi.
Questo distacco dal mito principale avviene anche con l’Elena, tragicommedia compositivamente più vicina all’Ifigenia in Tauride. A questo espediente di rifugiarsi in miti e leggende ricorre spesso anche la letteratura mondiale e realizza ciò in due modi diversi: o la letteratura moderna si avvicina a quella greco-latina oppure si incanala su vicende, miti medioevali o di natura più fittizia, d’invenzione, come nel caso del vampirismo e della creazione di mostri. Ne sono esempi Dracula di Bram Stoker e Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley.
Passiamo a trattare la natura compositiva dell’Ifigenia in Tauride. Nel testo riveste un ruolo notevole il sogno. Questo aspetto onirico era un espediente a cui spesso la tragedia greca aveva fatto ricorso per dare informazioni riguardanti il passato ed eventualmente il futuro, superando in questo modo il limite delle tre unità aristoteliche.
Un sogno premonitore ha allarmato Ifigenia sulla situazione ad Argo. Non esiste un altro tipo di sogno: c’è solo questo tipo di visione, chimera che sottrae le persone alla crudezza della loro realtà quotidiana e consente di rifugiarsi in una realtà “virtuale” e utopica.
Si consideri che nel coro dell’Alcione, nell’episodio in cui le prigioniere greche raccontano di voler tornare almeno in sogno nella loro amata patria, si allude alla Grecia. Nonostante tutti gli accadimenti crudeli che vi avevano avuto luogo, l’Ellade viene vista e vissuta come utopia mentre la Tauride, secondo questa prospettiva, rappresenta una distopia.
A capo di questa anti-utopia abbiamo Toante, il tiranno che assume tutte le caratteristiche del despota. Si può qui accennare alla tipologia del tiranno nella letteratura greco-latino e moderna. Il tiranno presenta diverse caratteristiche comuni ai suoi “colleghi” di ogni tempo: il capriccio, la brama insaziabile di potere e la solitudine, il suo essere cioè circondato dai nemici. Spesso il despota sbaglia nelle sue scelte e questo succederà pure a Toante, come è accaduto anche a Penteo nelle Baccanti e come capiterà anche alle figure titaniche delle tragedie alfieriane.
Condivide il sentimento della Grecia interpretabile come utopia la stessa Ifigenia che dalla Grecia ha subito forti dolori, eppure anche lei desidera tornare in mezzo alla civiltà e userà lo stesso espediente di Elena, nell’omonima tragedia euripidea, per sottrarsi alla prigionia con l’inganno, scappando via con le navi e facendo vela verso la Grecia.
Un’altra componente che ci porta a considerare l’Ifigenia in Tauride un modello delle future distopie è la differenza di proporzioni tra i personaggi e l’architettura circostante (in questo caso il tempio di Artemide che, nelle sue proporzioni, soggioga gli spettatori della tragedia) che sottolineano la quasi ineluttabilità degli eventi. Che può fare la ragione umana contro una ragione barbarica e prevaricatrice che annienta i mortali e lo fa loro capire con la maestosità degli edifici? Quale salvezza ci si può aspettare?
La situazione, come spesso accade nei drammi ellenici, viene risolta con l’ausilio di un deus ex machina. Non bisogna però valutare ingenuamente questa soluzione perché a questo stratagemma ricorriamo pure noi contemporanei anche se con mezzi più sofisticati. Per esempio, nelle opere più moderne vengono inserite persone che si salvano per un terremoto o per la morte improvvisa del loro persecutore, o scampano per l’esplosione della città distopica che permette di scappare a quelli che dissentivano dal regime.
Il teatro greco con le sue limitazioni tecniche e legate alle tre unità aristoteliche di azione, tempo e luogo non poteva permettersi questi mezzi raffinati, ma aveva comunque escogitato questo trucco fantascientifico in nuce.
L’ultima corale del dramma riprende il motivo del sogno perché le prigioniere greche, sacerdotesse di Ifigenia, rimangono lì, in Tauride. Che cosa significa tutto ciò? Le donne avranno qualche speranza di liberazione futura oppure dovranno scontrarsi duramente con la realtà? Nella tragedia la soluzione positiva viene annunciata, mentre invece le donne del coro faranno un nuovo riferimento al sogno che le consolerà.
La storia di Ifigenia, vittima innocente della follia degli uomini e della cupidigia bellica ha ispirato la letteratura fino ai nostri giorni. Ricordiamo Racine, Goethe e Ritsos, i quali hanno rielaborato nei secoli la vicenda di Ifigenia, personaggio dinamico e vibrante che da tenera fanciulla eschilea si evolve nella donna matura e dolorosamente consapevole della letteratura novecentesca.
Bisogna proprio dirlo: l’arte a volte salva la vita. Come ho detto prima, sembra che a questa funzione salvifica abbia concorso anche l’Ifigenia in Tauride. Dice infatti lo storico ateniese Tucidide:

E degli Ateniesi la maggior parte morirono nelle latomie per malattia e cattive condizioni di vita, ricevendo per ciascun giorno due scodelle di cereali e una sola d’acqua, ma non pochi furono venduti essendo stati sottratti furtivamente o anche essendosi fatti passare per servi. Alcuni si salvarono anche grazie a Euripide. A quanto pare infatti i Greci che abitavano in Sicilia amarono appassionatamente la sua arte e imparando a memoria ogni volta piccoli esempi e assaggi quando coloro che arrivavano li rendevano disponibili, se li tramandavano l’un l’altro con piacere. Dicono dunque che allora parecchi di coloro che tornarono sani e salvi in patria salutarono amorevolmente Euripide e raccontarono alcuni che, essendo schiavi, erano stati rilasciati avendo fatto apprendere a memoria quante delle composizioni di lui ricordavano, altri invece che vagando dopo la battaglia ricevevano cibo ed acqua per aver cantato qualcuno dei suoi canti.
Accanto all’Ifigenia in Tauride di Euripide, vi consiglio anche il libro Euripide, Racine, Goethe, Ritsos, Ifigenia. Variazioni sul mito, a cura di Caterina Barone, Venezia, Marsilio 2014.
Mentre l’autore del Barocco francese si è richiamato all’Ifigenia in Aulide, all’Ifigenia Taurica euripidea si è ispirato con le dovute differenze Wolfgang Goethe che ha scritto appunto l’omonima Ifigenia in Tauride, redatta in prosa nel 1779 e poi riscritta in versi nel 1787 per marcare, anche sul piano formale, la scelta classicista effettuata. Nell’opera di Goethe viene abbandonato il filone onirico e fantascientifico a cui ho fatto cenno, ma si registra un’ulteriore evoluzione del personaggio. Qui Ifigenia è un personaggio di profonda umanità (pietas), una donna matura e saggia. La nostalgia della famiglia e della patria (la Sensucht romantica) perdute è il sentimento che la caratterizza già nel monologo iniziale, dove la nota dominante è il suo status di esule, fuggiasca. Nel dramma del poeta tedesco si riflette sul ruolo e sulla situazione della donna rispetto all’uomo, e soprattutto sull’infelicità vissuta da chi, come Ifigenia stessa, è stata spinta lontano dalla propria casa da una sorte ostile. L’analisi goethiana non si focalizza esclusivamente sulle figure dei protagonisti, ma allarga il campo di indagine alla condizione e al ruolo della donna rispetto all’uomo, alla contrapposizione ideologica maschio-femmina.
Anche lo scrittore greco Ghiannis Ritsos (1972) ne Il ritorno di Ifigenia si è richiamato alla figura di Ifigenia. Nell’opera dell’autore novecentesco trionfano la destrutturazione del mito e la demistificazione della falsa retorica.

Questa voce è stata pubblicata in recensioni e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...