GRANDANGOLO: “NERO ANANAS” di VALERIO AIOLLI (VOLAND)

Risultati immagini per "NERO ANANAS" di VALERIO AIOLLI (VOLAND)Recensione di Marco Valenti

Ho da sempre un debole per la Voland. I suoi volumi sono riusciti a entrare nel mio immaginario più intimo. Non c’è una ragione precisa a pensarci bene, credo che buona parte di tutto sia anche il frutto del caso. Hanno avuto la fortuna di capitarmi tra le mani nei momenti “giusti”, conquistandosi uno spazio particolare in mezzo alle librerie di casa. Sono tra quelli che, passando, voglio sempre avere davanti agli occhi, anche per una semplice questione cromatica. È come se mi dessero sicurezza. È stato così anche per questo “Nero ananas” di Valerio Aiolli. Sentivo la necessità di un qualcosa che andasse oltre le cose che la mia libreria di fiducia alle porte di Firenze aveva posto sul mio cammino una volta varcata la soglia del negozio. Ed è stato amore a prima vista. Anche questa volta. Ora, che ho finito di leggerlo [e di rileggere alcuni passaggi che trovo particolarmente meritevoli di più di una lettura, anche a distanza di giorni], non posso che collocarlo a contatto con quelle che sono le mie feticistiche fantasticazioni letterarie preferite. Posso senza ombra di dubbio dire che tra i libri che più mi hanno dato soddisfazione in questa prima parte del 2019, “Nero ananas” occupa un posto di rilievo. Avevo bisogno di un libro che desse spazio ad un periodo storico come quello di cui si occupa Valerio Aiolli e che lo facesse con una coralità così ben orchestrata.

Tutto parte con il 12 Dicembre del 1969, con la strage di Piazza Fontana. Un secondo dopo il botto che ha cambiato l’Italia in modo irreversibile e probabilmente per sempre. È questo il tessuto storico sociale su cui Aiolli tesse le sue trame, realizzando un affresco impeccabile infarcito di personaggi assolutamente veritieri che affascinano e coinvolgono. Possiamo pensarlo come un romanzo di formazione che si fonde con il noir e non viceversa. Il tutto, come detto, con una forte connotazione storico politica ad impreziosirlo.

La capacità dell’autore è quella di riuscire a mantenere fedeltà e coerenza storica pur con le concessioni del romanzo. Non c’è solo il resoconto storico ma la visione “da dentro” dei personaggi che donano profondità alle situazioni ampliandone l’impatto nel lettore, dando uno spessore inevitabilmente maggiore che non la didascalica sequenza degli avvenimenti. Non è tanto ciò che i personaggi fanno o non fanno in quei momenti, ma piuttosto il loro “sentire” più intimo che ci fa percepire l’importanza degli avvenimenti in chiave storica. Raccontare la storia significa raccontare la vita di coloro che quel momento storico l’hanno vissuto e che possono quindi con le loro intime sensazioni dare uno spaccato senza dubbio migliore di quello fornito dai filmati d’epoca in bianco e nero. Aiolli riesce a portare alla luce un periodo storico che tutti conosciamo, ma lo fa dando cioè voce ai protagonisti e non alla storiografia ufficiale, lasciando da parte la cronistoria dettagliata a favore di un racconto intimista. Un periodo che non ha mai avuto una pietra tombale cui fare riferimento ma che ha invece lasciato aperto uno spiraglio interpretativo che non ha portato ad una conclusione non dico “veritiera” ed unilaterale, ma quantomeno “fedele” e stroricamente accettata.

La strage di Piazza Fontana rappresenta una sorta di perdita di innocenza del paese che si scopre vulnerabile. È uno dei momenti che ha cambiato la storia italiana. Quando “il male” si è palesato in modo chiaro, spogliandosi dei fantasmi del passato. Quando la nostra storia è passata dal “mondo colorato” degli anni sessanta e della sua rivoluzione culturale al “nero” che sovrasta tutto e che spegne ogni entusiasmo. Dalla luce ottimistico rivoluzionaria alla nebbia fitta striata di rosso sangue degli anni settanta.

“Nero Ananas” è una saga familiare che racconta un’innocenza perduta. Una saga che descrive la media borghesia italiana [fiorentina in questo caso, come il suo autore] alle prese con gli stravolgimenti intestini derivanti dagli avvenimenti storici. I tentativi di ribellione ad un “sistema” che stava gettando la maschera con la lotta politica come risposta alle inquietudini generazionali. L’ascesa delle ideologie con la loro carica distruttiva che travolge i giovani trascinandoli in una lotta che non risparmierà nessuno. Una famiglia che si sfalda sotto i colpi delle ideologie mentre il piccolo di casa cerca di racapezzarsi in un mondo che perde i propri confini. Un romanzo corale in cui tutte le voci contribuiscono a raccontare quel senso di inquietudine che si respirava in quegli anni, in uno screening temporale va dalla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 alla strage della Questura di Milano in via Fatebenefratelli del 17 maggio 1973.

Il quadro generale è in parte quello che anche io mi ricordo da bambino, anche se faticosamente, anche grazie ai racconti dei miei genitori. Una vita quotidiana tra le mura di casa dove le famiglie si riuniscono davanti alla televisione, mentre in strada non si contano i morti ammazzati, le bombe sui treni, le rese dei conti gratuite tra poveri con i potenti che stanno a guardare e ridono chiusi nei palazzi del potere. L’ombra inquietante dei servizi segreti deviati che muovono tanto estremisti di destra che di sinistra per far sì che nulla possa cambiare se non in peggio. La scalata al potere politico [ma non solo] è passata attraverso la gestione di momenti come questi, in cui una parte di verità era ed è troppo grande per poter essere raccontata. Ci sono a ben guardare non poche analogie con il quotidiano che viviamo noi. Se non fosse per la lotta politica, oggi del tutto assente, potremmo tranquillamente pensare che non sia cambiato nulla o quasi.

«La verità, che pure esiste, emergerà, se e quando emergerà, sarà come un reperto rinvenuto nel fango: sporco, rotto, mancante di certe parti»

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