GRANDANGOLO: “STORIA REAZIONARIA DEL CALCIO. I CAMBIAMENTI DELLA SOCIETA’ VISSUTI ATTRAVERSO IL MONDO DEL PALLONE” MASSIMO FINI, GIANCARLO PADOVAN (MARSILIO)

Recensione di Marco Valenti

Occorre precisarlo subito. Questo non è un libro sul calcio, anche se si parla prolungatamente di calcio nelle sue pagine. È un libro che usa il calcio per spiegare i mutamenti sociali intervenuti a partire dagli anni cinquanta nel nostro paese. Un libro che si avvicina forse più ad un saggio di costume, per lo meno nella metà [abbondante] in cui è la voce di Massimo Fini a raccontare gli eventi. Un libro volto a “sottolineare i cambiamenti e le trasformazioni avvenuti nel nostro mondo, non solo italiano, ma, in senso lato, anche occidentale, soprattutto in un periodo storico dominato dal demone della velocità”. Un libro che parte da un dopoguerra in cui non c’era tempo per dedicarsi ad altre [futili] passioni come quelle odierne legate all’invasione tecnologica, e che arriva al nostro quotidiano. Il tutto scandito dalle parole dei due autori, entrambi giornalisti, entrambi legati al “fenomeno calcio”, anche se in modo differente.

Avevo inizialmente pensato ad un libro che fondesse i contributi dei due in una unica ininterrotta disquisizione sul mutamento sociale degli ultimi cinquantanni spiegato attraverso il fenomeno [sportivo] più diffuso, ed invece, sin dalle prime pagine appare evidente la divisione tra i due.

Ognuno ha i propri capitoli e i propri argomenti, eccezion fatta per quello legato all’introduzione esasperata della tecnologia [leggasi VAR] durante le partite. Scelta che non sono sicuro di apprezzare fino in fondo, mosso forse da una mia idea [del tutto priva di significato e per nulla supportata dai fatti] che mi aveva portato a sperare di riuscire a radunare in un unico volume tutto il meglio della vena polemica dei due. Ed invece ritrovo solo nei capitoli di Fini quell’antimodernismo irriverente ma acuto con cui mi ha conquistato nel corso degli anni. Padovan sceglie invece di “guardarsi allo specchio” [non senza una certa vanità] e racconta la sua vita attraverso il calcio, il suo stretto rapporto con lo sport amato, ma senza muovere le stesse [radicali] critiche della controparte. E non potrebbe essere altimenti. Uno [Padovan] ha raccontato di calcio per lavoro, l’altro [Fini] lo ha fatto per piacere. Uno lo racconta come evento sportivo, l’altro come fenomeno reazionario. Inevitabile quindi, per lo meno per me, andare a sposare quelle che sono le argomentazioni “di pancia” e più provocatorie rispetto ai più freddi “tecnicismi”.

Il calcio come specchio dei tempi? Assolutamente sì. Su questo non ci sono [e non ci possono] essere dubbi. Lo stadio è la perfetta rappresentazione della società, con i suoi pregi [pochi] ed i suoi [tantissimi] difetti. Siamo diventati televisione dipendenti? Anche il calcio non si è sottratto. Ora tutto si svolge in funzione della fetta di pubblico televisivo da conquistare, le partite non hanno più orari, si gioca qualunque giorno a qualunque orario pur di “vendere” il prodotto. La partita è diventata uno spettacolo [televisivo] qualunque, al pari di uno show da prima serata da tv generalista. Solo che qui, per vederlo lo paghi. Stadi vuoti quindi? Non è un problema, i soldi che forniscono le televisioni sono superiori a quelli degli incassi. In sintesi è questo il succo del volume edito da Marsilio che ho recuperato praticamente in tempo reale.

Il volume fa dell’irrazionalità il suo punto di forza, anche perchè, è bene non scordarlo, stiamo pur sempre parlando di calcio, e quindi “della cosa più importante tra le cose meno importanti”. Detto questo ogni tipo di considerazione è quindi valida e proponibile come “vertià assoluta”. Anche le mie, figlie di una nostalgia per “un certo modo di andare [e vivere] allo stadio” oggi purtroppo non riproponibile. Ma non è di me che dobbiamo parlare, ma del libro, per cui lasciamo stare la nostalgia e concentriamoci sul presente, su questo “Storia reazionaria del calcio”.

Il pensiero di Massimo Fini è come sempre liberissimo, e tagliente. Anche i suoi attacchi al “berlusconismo” [individuato come madre di tutti i mali calcistici] che ha snaturato la passione principe degli italiani con il suo ingresso in pompa magna [con tanto di elicotteri come ricorderete], sono lucidissimi e mirati. Mai figli di una controversia politico ideologica. Le argomentazioni di Fini possono non essere condivisibili ma di certo non banali o figlie di un preconcetto culturale da radical chic nei confronti dell’uomo di Arcore. Sono i fatti che spiegano [e Fini lo ricorda benissimo nel volume] e che parlano al suo posto. Non c’è nulla da aggiungere o da spiegare. Il suo è un pensiero “anarchicamente libero” che disturba e che si schiera, sempre e comunque. Spesso dalla parte che meno ci si aspetta. Ma è un pensiero che non può essere ignorato e che riesce ad instillare sempre qualche dubbio in chi vive di certezze.

Meglio il calcio di un tempo o quello di oggi? Questa la domanda intorno a cui ruota tutto quanto. Il calcio di oggi è nettamente superiore da un punto di vista prettamente spettacolare, anche perchè ce lo vendono come un evento imperdibile, ma ha perso tutto il resto, fascino compreso. Non posso non essere d’accordo con chi rimpiange la partita allo stadio e maledice l’avvento delle televisioni fagocitatrici. È innnegabile che dietro alle [apparenti?] conquiste di questi ultimi anni è andato a perdersi il lato “umano” del calcio, con l’invadenza sempre più fastidiosa [ed ormai inalienabile] di tecnologia e finanza. Tutto è stato snaturato, in modo irrecuperabile. È cambiato il calcio. Ma è cambiata anche l’Italia. Perchè siamo noi ad essere cambiati.

“Il calcio puro, come lo intendiamo noi, era quello praticato dall’Olanda degli anni Settanta: dove ognuno giocava secondo il proprio estro e senza ruoli rigidamente fissi. Specchio di una società libertaria e hippie quale era quella europea del tempo. Questo, in fin dei conti, è il senso del libro”. Libro che possiamo senza dubbio pensare come un misto tra il racconto sociale e l’autobiografia, con cui si analizza sì il mondo del calcio con tutte le sue mutazioni, ma anche uno stratagemma per raccontarsi, cercando di spiegare il perché di ciò siamo diventati oggi, che cosa ha contribuito a formarci come uomini, cosa ci reso più forti, ma soprattutto più deboli.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in recensioni: Grandangolo, Uncategorized e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a GRANDANGOLO: “STORIA REAZIONARIA DEL CALCIO. I CAMBIAMENTI DELLA SOCIETA’ VISSUTI ATTRAVERSO IL MONDO DEL PALLONE” MASSIMO FINI, GIANCARLO PADOVAN (MARSILIO)

  1. Ivana Daccò ha detto:

    Tema interessante, senza dubbio, anche se non credo lo leggerò. Da ex bambina tifosissima, e che amava andare allo stadio del paese a guardare e tifare anche la squadretta locale, oggi se mi imbatto in una qualsivoglia notizia che abbia a che fare con quel cosidetto sport chiudo l’audio, spengo la TV, cambio canale – unica eccesione quando gioca (giocava) la nazionale, a partire, se ci era arrivata, dai quarti di finale.
    Segno dei tempi: credo di sì. Per questo dovrebbe essere un libro interessante.
    Ma è già faticoso viverlo, questo tempo; nel minimo possibile, contrastarlo. Frequentarlo uteriormente no, è troppo.
    Peccato davvero. Per questo nostro mondo, prima di tutto. Anche per il libro..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...