“I nemici dei libri” di William Blades (Pendragon)

Risultati immagini per “I nemici dei libri” William BladesRecensione di Claudio Guerra

Altro giorno di questa piovosa primavera dedicato allo svuotare scaffali e spolverare libri, anziché andare a leggerli su una panchina in un parco in mezzo ai fiori. Uno di quelli in cui sento molto forti le affinità con il notaio Boulard, quel bibliofilo che ho incontrato poco tempo fa in “Ladri di libri”.  Altro delizioso libretto che appartiene alla collana che Pendragon sta dedicando al recupero di ghiotti bocconcini che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti al pubblico italiano.

Arrivo a un volume che era già in giro da una decina di anni prima che io nascessi e vedo questa piccola tacca dai contorni bianchi sul bordo della copertina illustrata. Proprio non mi ricordo se già ci fosse stata l’ultima volta che l’avevo preso in mano. La paura, proseguendo, di potermi trovare a dover combattere qualche feroce nemico dei libri mi fa mettere alla tastiera a parlare proprio del volume che di questi tratta.

Nel particolare, temo la presenza di un pesciolino d’argento (Lepisma Saccharina), uno dei “nemici dei libri” sopravvissuti a tutti i cambiamenti intercorsi nel secolo più che abbondante dall’ultima edizione originale del pamphlet di William Blades. Un acerrimo antagonista allora ancora piuttosto misconosciuto, se l’autore riproduce la tavola di un naturalista del XVII secolo che lo apparenta invece alla famiglia dei tarli. Del resto c’era ancora molto da scoprire e lui stesso era affetto da quella curiosità scientifica che avrebbe fatto la fortuna di tanti scrittori anglosassoni di fantascienza ed horror. Tanto che, come poi racconta, si era riproposto di studiare le larve di tarlo recuperate da vecchi libri riponendole in scatoline di cartone pressato.

Di tutti i nemici dei libri che Blades si era premurato di catalogare nelle due edizioni di questo lavoro, pubblicate fra il 1880 e il 1886, qualcuno è stato debellato ma la maggior parte è giunta fino a noi. L’acqua e il fuoco, ad esempio, sono rimasti.

Hanno anzi accumulato nuovi aneddoti da aggiungere a quelle biblioteche distrutte dall’acqua per un naufragio in fase di trasloco verso le Isole Britanniche o gettate in mare dagli spalti di Costantinopoli caduta. Come il fuoco si è pure appropriato di quella di Montecassino che, per Blade, era allora ancora sana e salva, seppur elencata fra quelle che erano state assediate da un altro nemico, l’incuria. Questo per farne oggetto dello sgomento di un giovane giunto a consultare quei testi e che si vede costretto ad esortare i monaci ad averne maggior conto. Un certo Boccaccio, che l’illustratore Louis Gunnis  delinea forse un po’ troppo come un romantico paggio rispetto ai ritratti attraverso i quali è più conosciuto.

Ci sono nemici estinti dall’evoluzione dei tempi e dei costumi, come la servetta raffigurata anche in copertina mentre accende un camino strappando pagine per innescarne il fuoco. Altri sono rimasti, evolvendo il loro personale metodo per far del male ai libri. Tipo i collezionisti che, un paio di secoli fa, forse complice l’appartenere alla stessa generazione in cui era nato anche Frankenstein, fruivano dei libri in modi trasversali, secondo i gusti del dottor Victor. Adesso quegli stessi libri rari, al massimo, li rubano solo.

Del resto il tempo ha sterminato anche tutte quelle belle biblioteche monastiche invase dall’edera penetrata dalle finestre infrante e devastate dalla pioggia colata dai tetti dai coppi divelti. I topi no, quelli ci sono ancora, ma l’essere un “topo di biblioteca” è oramai un nostalgico modo di dire per indicare grigie creature che camminano erette.

In sostanza il pamphlet di Blade è una gustosa raccolta di aneddoti suddivisa in capitoli tematici e redatta con una garbata ironia tutta inglese, distillata con lievità e competenza da quello che era anche il primo e principale studioso di William Caxton, quasi l’equivalente inglese del nostro Manuzio. Oltre al testo dell’ultima edizione curata in vita dall’autore sono riprodotte alcune delle illustrazioni aggiunte a quella di una decina di anni dopo, 1896, a firma di H.E. Butler e del già citato Louis Gunnis.

Un volume che può quindi divertire e istruire ad un tempo, come dovrebbe essere per tutti i libri, quelli belli.

 

 

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