“Ogni riferimento è puramente casuale” di Antonio Manzini (Sellerio)

Risultati immagini per antonio manzini ogni riferimentoRecensione di Romano De Marco

Di Antonio Manzini ho sempre apprezzato l’atteggiamento quasi anarchico all’interno di un mondo (quello dell’editoria italiana) saturo di convenzioni, falsità, elogio dell’apparenza e strenua difesa di stereotipi incartapecoriti. Il tutto a sostegno di una baracca che, globalmente, rischia di implodere da un momento all’altro per il semplice fatto che da noi, nel “bel paese”, si scrive molto e si legge molto poco.

Non che l’autore non faccia parte di quel mondo, anzi… La sua serie sul vice questore Rocco Schiavone, giunta all’ottavo romanzo, è saldamente ancorata alle primissime posizioni delle classifiche di vendita (corroborata anche dalla bella fiction TV che ne è stata tratta, con protagonista Marco Giallini) e lo proietta nell’olimpo degli autori più richiesti per rassegne, presentazioni, festival e interviste nell’universo delle riviste e dei blog di settore. Ma Manzini (alla stregua di uno Sean Penn, a Hollywood) può permettersi di partecipare se e quando vuole, di fare le cose a modo suo, di non essere mai succube di quel meccanismo malsano che può rendere schiavi della popolarità, dei premi letterari, del consenso globale. Come scrittore ne ha data prova pubblicando, oltre alla serie di Schiavone, un romanzo molto coraggioso e originale come ORFANI BIANCHI (Chiarelettere, 2016 TEA, 2018) che tratta un tema tutt’altro che nazional popolare, quello della difficile vita delle badanti straniere. Altra dichiarazione di indipendenza è stata la riedizione de LA GIOSTRA DEI CRICETI (Einaudi 2007, Sellerio 2017) storia grottesca, feroce, molto divertente, di periferia criminale e di apparati statali deviati. A questo punto, da lettore, auspico che venga ripubblicato anche il suo romanzo di esordio SANGUE MARCIO (Fazi, 2005) ormai introvabile.

Ma veniamo a OGNI RIFERIMENTO È PURAMENTE CASUALE (Sellerio 2019) raccolta di racconti che fa il paio con SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO (Sellerio 2015) affondando ancora di più la lama, con precisione chirurgica e spietata, proprio su quel mondo dell’editoria di cui sopra. Manzini non risparmia niente e nessuno… dalla inutile e tragicomica condanna del tour delle presentazioni alle ridicole condizioni in cui versa la critica letteraria, alla pratica dei ghost writer applicata ai fenomeni letterari… In una apoteosi di irresistibile cattiveria, di irriverente sberleffo, di intelligente autocritica (perché, di quel mondo, l’autore volente o nolente fa parte…) che rafforza il tutto rendendo i racconti veri e propri piccoli gioielli di genialità, ironia, intelligenza. E quando si arriva ai ringraziamenti e alla successiva “arringa finale” non si possono non riconoscere ad Antonio Manzini una integrità e un coraggio che gli valgono, come minimo, un rispetto smisurato. Io sono lettore della serie di Schiavone e la apprezzo, fra i suoi alti e bassi (così come leggo Connelly e altre serie di genere) ma mi auguro che Manzini non abbandoni mai questa sua produzione parallela dove ritengo riesca ad esprimere davvero il meglio della sua eccellente vena creativa e del suo spirito ribelle e controcorrente.

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