“I Visconti. Le battaglie delle Vipere” di Daniela Pizzagalli (Rizzoli)

I Visconti. Le battaglie della vipera - Daniela Pizzagalli - copertinaRecensione di Patrizia Debicke

Ancora una volta Daniela Pizzagalli non smentisce il suo affetto per Milano e ancora una volta ci regala un suo libro dedicato ai Visconti. Dedicato alla famiglia che nella storica e popolare memoria cittadina, con il suo minaccioso vessillo in cui campeggia una vipera che ingoia un ragazzo, forse ancora oggi rappresenta meglio l’antica possanza della città. A detta di Michel Pastoureau, nel libro “Medioevo simbolico”, in origine i Visconti erano i signori di Anguaria, nome che rimanda al latino anguis (serpente). Ipotesi plausibile, anche se le leggende affermano che il capostipite della dinastia dei Visconti abbia adottato lo stemma come richiamo alla bronzea scultura originaria di Costantinopoli della Basilica di Sant’Ambrogio oppure strappandolo ad un infedele che aveva ucciso durante le Crociate, oppure dopo aver ucciso il drago Tarantasio. Ma tant’è, la vipera, il serpente o meglio il biscione divenne allora il simbolo della città e lo è tutt’oggi a imperitura memoria. Ma ho divagato e invece voglio tornare subito a Le battaglie della vipera.

Dunque, a conti fatti con un colto e corposo saggio biografico ma con un zic di stuzzicante componente romanzata, Daniela Pizzagalli ci accompagna per mano in quella che fu la prima parte della lunga saga viscontea milanese, ripercorrendo scontro dopo scontro (e furono tanti anzi tantissimi) il periodo storico che val dal 1302 a 1354. Pochi anni in fondo, poco più di cinquanta, appena due generazioni, in cui i Visconti furono la famiglia che meglio di altre riuscì a farsi largo e imporsi nella spietata e disumana lotta per la supremazia avvallata dalla perversa anima nera delle signorie italiane nel ‘300, riuscendo a dominarne la scena politica fino alla metà del secolo successivo. In virtù di una dettagliata ma vivace narrazione, Daniela Pizzagalli riporta in scena attraverso il peso dei ricordi, le crudeli e sanguinarie faide che opposero i Visconti ai Torriani per il controllo della città meneghina. I ricordi di Matteo, un uomo in esilio riparato dalle mura del castello di Nogarola che danno il titolo al primo capitolo. Ma Matteo è un uomo forte fisicamente e psicologicamente, non è un cane alla catena. E infatti a quasi sessant’anni, il suo accorto manovrare lo spingerà a inviare Francesco da Garbagnate, un suo fedelissimo, in delegazione presso il nuovo imperatore, Enrico VII di Lussemburgo. Ha saputo che l’imperatore desidera scendere a Roma per farsi incoronare dal pontefice in san Pietro. Non resta che infiammarlo e convincerlo di avere una missione da compiere. Scendere con il suo esercito in Italia e riportare la pace tra le città divise e in perenne lotta tra loro, facendo rientrare i fuorusciti. E sarà la sua un’abile e diplomatica mossa tattica che si rivelerà vincente per il suo casato. La storia ci dice che la discesa di Enrico VII, il grande Arrigo dantesco, scatenerà infinite lotte tra guelfi e ghibellini, scontri, divisioni paci e di nuovo guerre per poi portare il biondo imperatore a morire il 24 agosto 1313 a Buonconvento, per colpa del carbonchio contagiato da un suo cavallo (come spiegano le ricerche scientifiche più recenti). Ma Daniela Pizzagalli tesse la sua tela di autrice storica, privilegiando fatti e misfatti legati alla schiatta viscontea, mischiando con perizia grandi eventi ad aneddoti sconosciuti, momenti che storicamente si rivelarono decisivi a grandi e piccole storie private. Ci parla delle tante, persino troppe, tragedie familiari che afflissero i Visconti, dei ripetuti, spesso difficilmente controllabili attacchi da parte delle leghe antiviscontee. Delle signorie di Matteo, Galeazzo, Azzone e dell’apoteosi finale della co-signoria dei suoi zii Luchino e Giovanni. Nel frattempo “amici” che si trasformavano in nemici, mentre era impossibile individuarli e talvolta guardarsi le spalle da tutti. Nodi che si formavano di continuo subdolamente e che provarono ad arrestare l’incontenibile ascesa della famiglia, fino agli anni di gloria e di splendore che portarono alla posa della prima pietra del Duomo da parte dell’arcivescovo Giovanni. L’incalzante prosa della Pizzagalli, dà ampia voce e risalto ai protagonisti e con il suo Le battaglia delle vipere, primo volume di una trilogia dedicata alla dinastia milanese, rende più intrigante quel fil rouge romanzesco che, descrivendo la sfrenata corsa al potere, condotta senza tema di oltrepassare ogni limite, permise ai Visconti di costituire il più potente stato dell’Italia di allora, inserendoli quasi con il rango di monarchi a pieno titolo nelle vicende europee.

Daniela Pizzagalli, psicologa e giornalista, è oggi una delle più affermate autrici di biografie al femminile, svolge attività di critica letteraria e storica su quotidiani e periodici. Ha inoltre una lunga esperienza di giornalismo radiofonico, avendo condotto per più di dieci anni una rubrica culturale presso la radio diocesana milanese. Come scrittrice si è dedicata sempre alla storia lombarda, con una predilezione per il racconto biografico dei grandi protagonisti del medioevo e del rinascimento. Fra le sue opere ricordiamo: Tra due dinastie (Milano, 1988), con il quale è arrivata finalista al premio “Donna Città di Roma opera prima”, La Signora di Milano su Bianca Maria Visconti. Sempre presso Rizzoli ha pubblicato La dama con l’ermellino (1999), La signora del Rinascimento (2001), La regina di Roma (2002), La signora della pittura (2003) e La signora della poesia (2004). Per la Bur è uscita un’edizione aggiornata di L’amica. Clara Maffei e il suo salotto nel Risorgimento. Nel 2019 esce per Bur I Visconti, le battaglie della vipera.

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