GRANDANGOLO: “CRONACA DI UN SUICIDIO” di GIANNI BIONDILLO (TEA)

Risultati immagini per "CRONACA DI UN SUICIDIO" di GIANNI BIONDILLO (TEA)Recensione di Marco Valenti

Ho lasciato Biondillo ed il suo commissario Ferraro diversi anni fa alle prese coi suoi primissimi casi. Lessi praticamente in tempo reale le prime tre vicende (“Per cosa si uccide” 2004, “Con la morte nel cuore” 2005 e “Il giovane sbirro” 2007) per poi ritrovarmi sommerso da “immondizie musicali” a cui dover dedicare la stragrande maggioranza delle mie giornate. Misi in stand by diversi autori che fino ad allora mi avevano accompagnato, tra cui anche Gianni Biondillo. Per mia fortuna oggi, 2019, la Tea ristampa il catalogo Guanda e posso trovare tutto ciò che mi sono perso. Come questo recentissimo “Cronaca di un suicidio”, originariamente edito nel 2013.

Quella che doveva essere per Ferraro una semplice ed inusuale vacanza ad Ostia si trasforma nell’inizio di un nuovo caso, in cui viene suo malgrado trascinato. Partito per cercare di stare al passo con la figlia che gli cresce tra le mani si ritrova a scoprire su una barca alla deriva un biglietto di addio che lascia pochi dubbi: in mare c’è un cadavere che deve solo essere recuperato. E così sarà da lì a poco. Ferraro sarà incaricato di comunicare alla moglie l’avvenuto decesso al suo rientro a Milano a ferie concluse.

Ne consegue un’indagine solo apparentemente come tante, in un periodo in cui i suicidi dettati dalla crisi economica e da quell’Equitalia che per anni ha rappresentato “il male assoluto” non si contano più. L’arma del suicidio infatti qui è “una busta bianca, in formato A5, gonfia di carta” che contiene le cartelle esattoriali. Siamo come detto nel 2013. La “crisi” è sulla bocca di tutti. Giornali e televisioni ci raccontano storie di ordinaria follia dettate dalla miseria che irrompe nelle nostre vite in HD.

Il lato che Biondillo riesce a far emergere e su cui punta tutto è la reazione di chi non ha più niente da perdere, di chi è schiacciato dal dover contribuire cifre assurde (spesso per motivi nemmeno troppo chiari) che uccidono la speranza di un domani. Ci si sente comunque colpevoli, anche se in cuore nostro sappiamo di non esserlo. È questo che emerge dalle deliranti ma lucide riflessioni del protagonista. Difficile dargli torto… Giovanni, sceneggiatore televisivo di successo, si ritrova da un momento all’altro a dover fare i conti con un mondo enormemente distante da quelli che sono i valori che, nonostante la fama ed il conto in banca, è risucito a mantenere ben saldi. La sua etica imporebbe una serie di comportamenti che il precipitare degli eventi rischia di mettere a dura prova.

Tutto quello che ci siamo costruiti con tanta fatica precipita in un attimo. Cambiano le prospettive e le cose che pensavamo avessero la priorità perdono interesse e valore. Occorre solo trovare il modo per sopravvivere e non trascinare a fondo le persone amate. Questo è ciò che ognuno di noi pensa a mentre fredda, con lucido raziocinio. Sarà così anche per Giovanni? Lo scoprirete leggendo “Cronaca di un suicidio”. Sapete bene che non amo perdermi troppo nella trama dei libri. Preferisco analizzarne “i perché”. E quindi torniamo al dunque.

Il noir è come sempre il pretesto. Qui però forse siamo oltre il classico volume “a tinte forti”. Possiamo inquadrare “Cronaca di un suicidio” come un romanzo “sociale” che, prendendo spunto dai fatti di croncaca, riesce a parlare di un argomento delicato come la crisi economica in modo meno “tecnico” e quindi più accessibile per tutti coloro che come me non hanno troppe affinità con la tematica in questione. Non è come detto un “giallo” per come abbiamo imparato a conoscere Biondillo, non c’è da cercare nessun colpevole. È tutto chiaro sin dall’inizio. È lo Stato il colpevole, quello con la S maiuscola. Quando le istituzioni serrano la stretta alla gola dei cittadini impedendo ogni movimento volontario la situazione non può che prendere la strada del dramma. Del gesto insensato. Clamoroso. Quando davvero “tutto è perduto” non ci sono razionalità nella scelta delle contromosse. Tutto diventa lecito ed ammesso.

Giusto per non essere tacciato di mancanza di profondità, Biondillo sullo sfondo riesce anche a parlare del difficile rapporto tra genitori e figli nel momento in cui questi ultimi si affacciano all’adolescenza e assomigliano sempre meno a quei “bambini” che gli occhi dei padri si ostinano ancora a vedere. Biondillo è uno scrittore di grande talento. Uno dei tanti italiani che non riesco a non ammirare per la capacità di entrare in profondità nelle crepe di un sistema sociale nostrano che ogni giorno continua a sfaldarsi sempre di più. Lui, come altri, è in grado di percepire e fare proprie le “aberrazioni sociali” per modellarle e riproporcele sotto forma di romanzo. Non c’è bisogno di andare tanto lontano per cercare gli autori che possano aiutarci a crescere in un mondo in “decrescita”. Li abbiamo qui, a portata di mano e non sono nemmeno pochi.

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