“LA DONNA SCOMPARSA” di Sara Blædel (Fazi)

Risultati immagini per "LA DONNA SCOMPARSA" di Sara Blædel (Fazi)Recensione di Nuela Celli

Questa volta siamo in Danimarca. Abituati ai suggestivi e spesso ipnotici paesaggi norvegesi e svedesi, in cui la natura mostra il suo lato estremo e più creativo, anche la penisola danese non fa eccezione e riesce ad esercitare un fascino indiscusso. I punti cardine di una storia accattivante e che non delude ci sono tutti. Una donna forte, il commissario Louise Rick, un’amica per la pelle, Camilla, giornalista di professione come diverse eroine del crime nordico, legata alla ricerca e alla certosina ricostruzione della verità attraverso la parola scritta, e un mistero legato a degli omicidi assurdi.

La modalità di questi ultimi, nonostante varino coordinate geografiche e tipologia di vittime, sono sempre le stesse: un fucile puntato nell’oscurità, a pochi metri da un’abitazione tranquilla, come capita di vederne tante nelle strade dei paesi del Nord Europa, senza tende a coprire, con una calda e ordinata quotidianità che si dipana agli occhi dei passanti. Nel cuore della vita più intima irrompono le crepe istantanee dei vetri alle finestre e poi il tonfo della persona che cade a terra, tradita nel cuore dei suoi gesti più privati, come leggere un libro su un divano o lavare i piatti dopo cena.

Qual è il movente che accomuna questi omicidi inspiegabili? Pian piano, emergono alcuni fili conduttori: una clinica svizzera, specializzata nel suicidio assistito, alcune donazioni di eccessiva generosità ad un’associazione misteriosa e il lontano passato della prima vittima, legato alla sua vita precedente, conclusasi con una sparizione improvvisa che ha ferito e ossessionato per anni l’attuale compagno del commissario Louise Rick, Eik Nordstrom, inspiegabilmente presente sul luogo dell’omicidio e per questo, sin da subito, considerato il sospettato numero uno.

La grande abilità di Sara Blædel sta proprio nel saper dipanare le indagini del commissario Louise e della giornalista Camilla in modo parallelo, dando degli indizi ma senza svelare troppo, fornendoci tutti gli elementi per poter capire, ragionare e, tassello dopo tassello, seguire le due donne nelle loro intuizioni.

E qui, perdonatemi (non riesco a trattenermi), forse per un eccesso di immedesimazione, scatta la polemica. In questa storia ci troviamo a seguire le vicissitudini di una donna risoluta, libera, indipendente che, però, nella vita privata, di fronte a un uomo di poche parole, con problemi personali, dedito (siamo in delle latitudini in cui è fattore ricorrente) a lunghe pause di stordimento alcolico, si sforza in ogni modo di sopportare l’insopportabile. Una donna che ha coraggio e determinazione da vendere ma che, all’idea della solitudine e di fare a meno del proprio compagno, nonostante le sue mancanze che rasentano l’intollerabile, di dialogo, di confidenza, certo di fiducia, decide di continuare acriticamente ad amare l’altra metà.

Coincidenza, alcuni giorni fa ho finito di leggere i “I dodici sospetti” della scrittrice Liza Marklund, acclamata come donna combattiva e femminista per eccellenza, una lettura che mi ha avvinta ma che, per un aspetto della storia, ho faticato a metabolizzare a causa di uno strisciante senso di frustrazione emotiva che mi ha lasciato. Nel libro, la famosa protagonista della serie, la giornalista Annika Bengtzon, donna indomita, instancabile nel lavoro e madre devota, a costo di ritmi e sacrifici che rasentano l’umana sopportazione, alla ricerca della verità ad ogni costo e con un coraggio che farebbe impallidire i migliori reporter d’azione, mostra una prostrazione, in amore, tanto marcata quanto assurda. Per me, perlomeno.

Il suo compagno, padre dei suoi figli, le rinfaccia di averlo incastrato con la prima gravidanza, non la calcola, spesso la ignora, e pensa nostalgico e ancora irretito alla moglie che per lei ha dovuto abbandonare. E tutto ciò, come d’incanto, dopo lacrime e momenti di frustrazione indicibile, viene messo in secondo piano quando lui, pensando ai due figli e ormai troppo invischiato e avvinto, pronuncia le due fatidiche parole: “Ti sposo”.

Mi sono sentita, in qualche modo, tradita dalla piega delle vicende personali della protagonista che invece, per quanto riguarda il fulcro della trama, legata ad un efferato omicidio con ben dodici sospettati, rappresenta l’incarnazione di ciò che ogni donna vorrebbe essere: sprezzante delle autorità e del pericolo e sempre sicura di sé e delle proprie intuizioni, senza tentennamenti.

Ho faticato a farmi passare il senso di scacco che una parte di questo romanzo mi ha lasciato e mi sono chiesta: a cosa serve emanciparsi, rischiare la propria pelle per i propri ideali, accollarsi un numero incredibile di responsabilità, cavarsela da sole, se poi l’uomo di cui ci si innamora e che ci delude, bistratta, ignora, diventa irresistibile e da perdonare ad ogni costo, senza che neanche (e questo proprio non lo capisco) faccia un mea culpa accorato?

Personalmente, da donna emancipata quale mi considero e meridionalissima rispetto a queste eroine del crime scandinavo, paladine della libertà e dello stacanovismo professionale, mi sento di dare un consiglio: emancipatevi anche emotivamente, amate chi vi ama, prostratevi, per amore, se proprio lo volete fare, con i figli (ma anche lì, attenzione!), ma non verso colui che, anche se in alcuni momenti può sembrare indispensabile, indispensabile non è mai.

A parte ciò, ‘La donna scomparsa’ rimane un noir, con tratti da thriller, avvincente ed elegante, che ci introduce, da diversi punti di vista (questo il suo grande pregio), nel tema scottante e delicato della morte assistita e del diritto, da parte dei malati terminali, di avere una fine decorosa. La Blædel inserisce inoltre, con un tocco di classe che dà vita a diverse risonanze, la figura delle ‘Veglianti’, persone specializzate nel ‘vegliare’ i malati terminali e nell’affiancare le famiglie negli ultimi dolorosi momenti dei propri cari.

Come sempre, Fazi Editore è una garanzia e non lascia delusi, la lettura de ‘La donna scomparsa’ infatti coinvolge e regala importanti spunti di riflessione, oltre a proiettarci in un clima, sia meteorologico che sociale, tanto diverso dal nostro quanto interessante, dove introspezione, silenzi e sentimenti sommersi si dilatano più di quello cui siamo abituati. Una diversità che con le sue dinamiche ci attrae e ci coinvolge.

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Una risposta a “LA DONNA SCOMPARSA” di Sara Blædel (Fazi)

  1. patrizia debicke ha detto:

    ok

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