GRANDANGOLO: “DONNE CHE NON PERDONANO” di CAMILLA LACKBERG (EINAUDI)

Risultati immagini per "DONNE CHE NON PERDONANO" di CAMILLA LACKBERGRecensione di Marco Valenti

Donne che scrivono di altre donne. Così è e così dovrebbe essere. Se vogliamo fare una battaglia culturale in difesa della dignità al femminile non può essere diversamente. Ci sono in giro fin troppi uomini che scrivono “al femminile”, taluni peraltro con ottimi risultati [attenzione “risultati” e non “riscontri”, che è un’altra cosa]. Se pensiamo di dover sdoganare la letteratura di un certo tipo allora non possiamo che lasciare che siano le donne a parlare. Chi meglio di loro conosce e vive certe situazioni?

Detto questo addentriamoci tra le centocinquantadue pagine del volume, il primo edito da Einaudi dopo il lungo e felice sodalizio con Marsilio, per la scrittrice svedese, assoluta punta di diamante del fenomeno letterario scandinavo. Le donne che “non perdonano” sono tre, non si conoscono ma sono unite da un futuro incerto ma ancor più da un presente nerissimo. Ingrid è un’ex giornalista che ha rinunciato alla carriera per il marito e ora scopre che lui la tradisce. Viktoria è scappata dalla Russia, dove rischiava la vita, ma in Svezia ha trovato l’inferno. Ed infine Birgitta, che non va neanche dal medico per non mostrare i lividi che le lascia il marito. Come detto, non si conoscono, eppure possono salvarsi a vicenda. L’importante è prendere una decisione: smettere di essere vittime e diventare delle “mantidi”.

Il futuro ha le tinte fosche di un domani che sarà tristemente uguale a quell’oggi da cui vorrebbero fuggire. Non sembrano esserci alternative ad una strada che sanno perfettamente dove le porterà, perché la percorrono ogni giorno, da troppo tempo. Chiuse nel dilemma tra rimorso e rimpianto arrivano ad un punto di non ritorno che le mette nella condizione di dare una svolta alle loro vite.

Le tre storie raccontano una serie infinita di vessazioni (fisiche ma anche psicologiche) che si abbattono quotidianamente sulle protagoniste ormai rassegnate. Sono le stesse vicende che ogni giorno sentiamo tristemente raccontare dai telegiornali. Sono quelle stesse vicende cui rischiamo di abituarci, come alle previsioni del tempo e i sondaggi pre-elettorali, a forza di sentircele raccontare ogni giorno ad ogni ora. È questo il rischio più grande. Quello che non possiamo permetterci di correre. Restare indifferenti perchè abituati a certi comportamenti. È la seriale ripetitività che porta ad assufarci ad un evento, indipendentemente dalla sua efferatezza e dalla sua gravità.

Qui devono entrare in gioco strumenti “culturali” come il libro della Lackberg appunto, che ci possano permettere di non sottovalutare alcun tipo di situazione riconducibile a quella che gli anglosassoni chiamano “violenza domestica” ma che io preferisco continuare a chiamare “violenza contro le donne”.

Il libro in questione è uno strumento efficace per fare mente locale. Grazie ad una facilità di lettura figlia di un talento indiscutibile come quello della Lackberg, il libro scorre inarrestabile fino all’epilogo (l’unico realmente possibile?) conquistandoci pagina dopo pagina. Crudo quando deve esserlo, angosciante ma senza risultare pesante, veloce e diretto, “Donne che non perdonano” è uno dei manifesti contemporanei cui fare riferimento nel momento in cui pensiamo di aver abbassato la guardia. La violenza contro le donne non fa mai prigionieri, solo vittime. È bene non scordarcelo. Soprattutto tra le mure domestiche.

Possiamo disquisire riguardo il metodo adottato dalle tre per sottrarsi alle angherie dei propri mariti. Ma farlo qui ed ora sarebbe passibile di denuncia per “spoiler”. Resta il fatto che quando le cose precipitano ogni stratagemma (anche il meno ortodosso) diventa valido, soprattutto se non se ne vedono altri all’orizzonte.

Potremmo invece cercare di capire come una donna possa ritrovarsi in queste condizioni. Se ci siano cioè campanelli di allarme che non funzionano (o che non vogliono funzionare) e che si accendono quanto è troppo tardi. Quelle descritte dalla Lackberg sono donne che si sono annullate per compiacere un marito autoritario. Non sono mosche bianche. Sono molte di più di quelle che possiamo pensare. Il problema è che sono nascoste tra le mure delle loro case e non hanno la forza di chiedere aiuto. Le è stato tolto tutto anche la speranza. Si sono ormai abituate a cibarsi di paura, solitudine e rassegnazione. Possiamo aiutarle? Non saprei da dove partire se non dalla donna stessa per farlo, ma qui rischio di entrare in un territorio nel quale so perfettamente di non essere in grado di muovermi, per cui mi fermo e mi limito a quello che posso concretamente fare. Inutile pensare di cambiare tutto dall’oggi al domani. Di certo serve un cambio di rotta, da parte mia come di tutti. Diffondere una cultura del rispetto e della denuncia è ad oggi l’unico modo che ho per farlo. Grazie anche a libri come quello di Camilla Lackberg.

“Non c’è posto più sicuro della propria casa. Il luogo dove riusciamo ad essere noi stessi. Dove ci sentiamo protetti e circondati dall’affetto delle persone con cui dividiamo ogni singolo giorno della vita.” Non c’è niente di più distante dalla realtà di queste parole, oggi come oggi.

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Una risposta a GRANDANGOLO: “DONNE CHE NON PERDONANO” di CAMILLA LACKBERG (EINAUDI)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Super

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