“LE COLPE DELLA NOTTE” di Antonio Lanzetta (LA CORTE EDITORE)

RubriCate

Cristian Scalea, ragazzo sensibile e problematico, perde i genitori nel peggiore dei modi: per omicidio-suicidio. Il padre, commissario di polizia, si spara con la stessa pistola con cui ha appena freddato la moglie.

Almeno così parrebbe.

La disperazione per l’accaduto è accresciuta dal senso di colpa di Cristian, uscito di casa poco prima del delitto, in seguito a una furibonda lite con il papà.

L’orfano è mandato nella casa famiglia di Castellaccio, paese di montagna già scenario di efferate uccisioni di ragazze e bambine. All’arrivo del giovane si riattivano orrori sopiti che si intrecciano misteriosamente proprio con l’inchiesta sulla morte violenta dei coniugi Scalea.

In Italia, si sa, c’è la tendenza a incasellare i libri in un genere riconoscibile, e sono dovuta andare su IBS per vedere come fosse catalogato questo magnifico romanzo.

Le colpe della notte” di Antonio Lanzetta, La Corte Editore, è etichettato come thriller, ma è decisamente molto di più. È un libro che pare respirare. Risucchia il lettore in una irresistibile fascinazione, ed emana atmosfere familiari a chi, come me, si è formato sul grande horror della letteratura anglosassone, il gotico, la fiaba nera, il fantasy e il mondo nerd.

Familiari, certo, ma decisamente autoriali, e pertanto inimitabili e preziose.

I tre ragazzi della crew di graffitari, Cristian, Orso e Jay-C, come la corrispettiva triade dei bulli Pompeo e i due gemelli, ricordano un po’ gli adolescenti di Stephen King (si pensi al magistrale “It”) e in un certo senso replicano un altro sodalizio tra giovani, stretto a Castellaccio qualche anno prima, contro il Male. Lo psicoterapeuta Flavio, il tormentato Stefano e il claudicante Damiano Valente, scrittore quest’ultimo capace di ricostruire, anche narrativamente, gli antefatti di orrendi crimini, hanno infatti già inferto, da ragazzi, una tremenda sconfitta a una presenza diabolica e adesso arretrano al ruolo di custodi, consiglieri e protettori delle nuove leve schierate contro la malvagità riverberata dai feroci delitti dell’Uomo del Salice, seviziatore di innocenti.

Terribili cicatrici, nell’anima e nel corpo, fanno degli adulti esuli perenni dalla normalità, ma al contempo conferiscono loro una sorta di immunità alla Tenebra e la capacità di anticiparne le mosse. Non a caso la gamba avvizzita dello scrittore, che rallenta l’andatura, si conficca sicura come la bacchetta di un rabdomante nelle zolle nere di una montagna infestata.

Il Male raccontato da Antonio Lanzetta riveste le spoglie del crimine. È contrastato dai servizi segreti. È indagato da polizia e carabinieri. È agito, forse, dai seguaci di una setta. Si serve delle pistole per ammazzare, inscena incidenti, si camuffa e non disdegna di irretire i ragazzi con insospettate e attualissime modalità tecnologiche. Ma dietro i travestimenti e le maschere cela una natura che affonda le radici in un’oscurità avita, come sprofondano nella montagna di Castellaccio (e la montagna appartiene alla tenebra) le radici del salice bianco ai cui rami fu appeso, con del filo spinato, il corpo decapitato di una ragazza.

Certo il plot è intrigante, e il romanzo ha un finale imprevedibile degno dei migliori thriller. La scrittura è limpida, e le atmosfere, soprattutto quelle delle periferie battute dai graffitari, rammentano certe indimenticabili ambientazioni di Clive Barker. Ma ciò che stupisce, andando avanti nella lettura, è la smania di sapere cosa sia successo, come andrà a finire e chi si salverà, forse perché la percezione del pericolo emanata dalle pagine è tangibile. Un pericolo che fa risonare le nostre parti oscure. Sicché, inaspettatamente, ci ritroviamo a preoccuparci per i protagonisti. Ad avere a cuore la sorte dell’orfano e del giovane sfigurato. Compassione per la bimba a cui sono capitate le cose peggiori e per la ragazza che non esce mai dalla casa famiglia.

Solo uno scrittore che ami tanto i propri personaggi riesce a coinvolgere chi legge. E Lanzetta delinea e dà vita a figure dolenti e torturate che ci dispiace lasciare alla fine del libro. Che instillano la curiosità di conoscere gli antefatti raccontati nei romanzi precedenti e la voglia aspettare il prossimo.

Oltretutto, pochi crime possono vantare la malia di questo “Le colpe della notte”.

Lanzetta è conosciuto come lo Stephen King italiano. E di certo dal re ha appreso una grande e veritiera lezione. Il male non si spiega. Il male è, essenzialmente, un tremendo mistero. Mistero che questo romanzo restituisce intatto nella sua esiziale inesplicabilità.

Caterina Falconi

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Una risposta a “LE COLPE DELLA NOTTE” di Antonio Lanzetta (LA CORTE EDITORE)

  1. patrizia debicke ha detto:

    grazie

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