Altri.Immaginari (Golena Edizioni)

Recensione di Nuela Celli

Altri.Immaginari, a cura del Collettivo Malatempora, si autodefinisce ‘Antologia di racconti attorno all’immaginario dell’erotismo e della sessualità di genere e dei generi’.

Diciamo che questa raccolta è tanto e tutto insieme, forse troppo. L’erotico, in fondo, è così, una categoria letteraria che pesca nella parte più irrazionale, irriverente, illogica e fisica, materiale, della natura. L’inconscio stravolge le regole, la natura le crea. E il desiderio sessuale è un mix prepotente di illogiche pulsioni fisiche che dirigono la fantasia verso territori che non hanno una geografia precisa. La scelta di non definire i due generi al plurale con la desinenza maschile ‘i’, sostituendola con un asterisco o con una ‘u’, come accade in alcuni punti, è farraginosa e appesantisce, ed è un segno di distinzione e forse di protesta che comprendiamo negli intenti ma che non è facile condividere.

La silloge, che raccoglie sia illustrazioni che racconti brevi, inizia con la prefazione di Carlotta Cossutta, che apre questa sorta di manifesto sulla sessualità di genere e dei generi, con delle belle citazioni della poetessa, nata ad Harlem, Audre Lorde, tra le quali: “In contatto con l’erotico, io divento meno incline ad accettare la mancanza di potere, o di altri stati sostitutivi dell’essere che non mi sono connaturati, come la rassegnazione, la disperazione, l’auto-cancellazione, la depressione, l’odio di sé.”, francamente stupenda, e si chiude con questa considerazione: “Autorizzarci a godere in tutti i modi in cui godiamo, in fondo, non è altro che un modo per ricordarci che possiamo cambiare il mondo a partire dal nostro desiderio e dalle vicinanze che produce, inseguendo un erotismo che sappia farsi comune.”

A parte la prefazione, e una cover che non vuole di certo essere rassicurante, autoscatto, presumo, di Medusa, artista radicale ed eclettica come si definisce, intitolato ‘La serpentessa’, ecco una carrellata di racconti e illustrazioni a tema fortemente erotico di genere vario, o oltre genere, mi verrebbe da dire, con delle note autobiografiche, ad introdurli, che sono parti integranti del testo narrativo. Poche righe per indicare un orientamento, un disagio, o un felice modo di essere, spesso alternativo. Devo dire che sono la parte che più ho apprezzato, nella loro straordinaria verità e ironica originalità.

In ‘Ladri di robot’, di Marco del Ciello, la nota recita “Marco scrive racconti brevi perché è convinto che le dimensioni non contino. Ama le donne e i libri, ma non è ricambiato.” Fantastica la nota e molto godibile il racconto. Per le illustrazioni fa da apripista ‘Bidè’, di Percy Bertolini, la cui nota riporto integralmente perché la trovo irresistibile, almeno quanto l’illustrazione:

Ho passato la mia infanzia a scarabocchiare sopra i compiti in classe che mia madre, professoressa di storia dell’arte, correggeva in salotto. Ridisegnavo le figure che trovavo sui suoi libri: capitelli gotici, assonometrie cavaliere, nature morte. Alla domanda “cos’è questo pastrocchio?” rispondevo “la sintesi additiva” o “Kandinskij” la prima opera di street art l’ho fatta all’asilo dalle suore: ho dipinto tutte le statue della chiesa con le vernici. Da allora non è cambiato molto. Anche se essere strani da piccoli va bene, da grandi no. Disegno per rivendicare questa stranezza.”

SEeguono racconti davvero interessanti, alcuni spunto di lunghe riflessioni, altri da spendere velocemente come un sospiro: ‘Toccarsi fa bene a tutt*’ di Giorgia Frisardi, ‘Io sono Diana’ di Elisabetta Rossi, ‘Tutta la lesbica minuto per minuto’, di Paola Guazzo, che dichiara di aver abbandonato la vita normale a due anni, quando ha scoperto, leggendo Virginia Woolf, di essere colonizzata dal patriarcato e di non essersene mai veramente accorta, ‘Hom: Hassments of Males’ di Greta Marzano, davvero divertente e liberatorio, ‘Soffocone’ di Stefano Marinucci Truffaldino, ‘Libertà’ di Francesca Schiavon, micro editrice che vive in montagna, come dichiara, ‘Due modi di succhiare un capezzolo’ di Lancelot, ‘Valentina’, di Valentina Ancona, un’incursione introspettiva nel sesso, in questo caso lesbico, ‘A Rob29XDaddy’ di Età Beta Uno, tenero, ‘Acido Lattico’ di Antonio Caruso, decisamente criptico, ‘Il ragazzo con la fica’, di Miguel Angel, in cui un omosessuale si innamora di Tony, una donna diventata uomo, ecco, davvero bello; ‘Barna 90210’, di nita, che parla della vita sessuale libertina di un’educatrice che, dopo una vacanza a Barcellona, dove tutto il possibile si è concretizzato, torna al suo claustrofobico ma intenso lavoro di educatrice in una scuola elementare, con un cuore d’oro, anche se un po’ sregolato, segue ‘Sanguis Et Cinis’, di Werner Swan, onirico, distopico e molto romantico, ‘La sveltina’, di Lilith Primavera, ad alto tasso erotico, ‘Molto Rumore per Nulla’, di Età Beta Due, filo conduttore l’estrema libertà sessuale all’interno di alcune coppie gay, ‘Julie e Fag – Punti di vista’, di Marti Bas, ‘Il paese umido’ di Chiara Mogetti, che di sé dice “Sogno in corso d’opera: professione editor.”, ‘MetaImprevisti’ del ‘Laboratorio di scrittura collettiva ‘Eccitazione dissidente’, ‘Senza Titolo’ di Stramonia, ‘La carne dell’elettricista’ di Simona Almerini, al cardiopalma, ‘Desiderio di valigia’ di Aria Martinelli, ‘Puritania’ di I.N.R.I., e ‘Sempre in bilico’, di Filo Sottile, che fa sorridere ed è anche tenero.

Questo elenco non per annoiare, ma perché sia negli pseudonimi, che abbondano, sia nei titoli, si può evincere l’estrema varietà e libertà delle tematiche e delle emozioni/sensazioni affrontate. Per le illustrazioni, molto interessanti, consiglio di acquistare direttamente il libro, ne vale la pena.

Perché un’antologia erotica? Ma di certo per affermare una libertà di essere originali e unici in cui chiunque può riconoscersi. Incastrato, magari, in una declinazione inusuale o in pulsioni che non si ha il coraggio di raccontare, qualcuno potrebbe riconoscere, tra le righe e le illustrazioni, un suo alter ego e in questo modo sentirsi più pacificato con se stesso, meno solo.

Siamo tutti diversi, ma a volte è bello esserlo insieme.

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