“Adesso tienimi”, di Flavia Piccinni (TerraRossa Edizioni)

Risultati immagini per "Adesso tienimi", di Flavia Piccinni (Terrarossa Edizioni)Recensione di Alessandro Morbidelli

A Taranto c’è un dolore che diventa festa e segue le processioni con le scarpe incromate. C’è un dolore che veste la giornata, giustifica e chiama le lacrime, che sono necessarie, perché credere nel paradiso è un’operazione tagliente. E poi c’è il dolore di Martina, che sacro non è, eppure scava, solca, divide. È un dolore che non ha paura di sporcarsi le mani, di mescolarsi a ciò che c’è di più lurido e violento, di puro e sincero. Non può dolersi in pubblico, Martina, perché il suo lutto è segreto. Allora combatte, contro il silenzio, contro la morte, contro se stessa.

Vorrei dirle di te, di come mi hai lasciato sola, del lutto che porto in silenzio, senza dirlo a nessuno, senza sussurrarlo nemmeno a me stessa, neanche di notte; neanche quando fuori dalla finestra i rumori della strada si acquietano, e la brezza del mare si allunga sulla città come polvere. Vorrei calmarla dicendo che solo a una cosa non c’è soluzione, ed è l’abbandono per sempre: la sua squarciante sofferenza, l’aria che ti manca, il vuoto che ti travolge.

Diciassette anni e gli eccessi propri dell’età, tra cozzari e daquini, in una città falsa che si imbelletta mentre dentro marcisce consumata dai fumi dell’Ilva, Martina ha subito violenza mascherata d’amore, ne è rimasta prima vittima poi schiava, succube, complice. Ci racconta di come tutto è nato, si è evoluto, e alla fine è morto. Nel silenzio di quegli attimi che solo la voglia di vita sanno riconoscere, la sua è una voce strozzata nel petto, soffocata a tal punto da esplodere in una risata a cena, quando i suoi parenti la interrogano su quell’uomo che si è tolto la vita, quello che lei considera il suo “fidanzato prima che si ammazzasse”. Un uomo che non è suo coetaneo, una figura che per il suo ruolo avrebbe dovuto proteggerla ed educarla, che invece è riuscito a salvare solo il suo segreto.

Risultati immagini per Flavia Piccinni“Adesso tienimi” è forse la consapevolezza di una possibilità, quella di un punto fermo, contro la scapecollata frenesia della vita che scorre per le strade di Taranto e di qualsiasi altra città, tra le case, nei bar, nelle vene. Osserviamo Martina e siamo testimoni della sua caduta infernale, non possiamo fare niente per entrare nel suo mondo e salvarla. Assistiamo alla purezza dei suoi sentimenti che scopriamo così affini solo dopo una via crucis che non ci risparmia, tanto che a un certo punto vorremo darci una pacca sulla spalla, rassicurarci con il dubbio che possa non essere tutto vero, consolarci mettendo la testa sotto la sabbia, da bravi vigliacchi. Però quella di Martina è una storia che gronda verità e sacralità, una trama intessuta dalle dinamiche della violenza e del desiderio che non possiamo ignorare.

Se è vero, come scriveva René Girard ne “La violence et le sacré” del 1972, che all’origine della società umana c’è un assassinio sacrificale e che alla vittima vengono riconosciuti attributi divini e sacrali, proprio perché la sua uccisione funge da mezzo per sopire la violenza, se è vero che il capro espiatorio diventa necessario per placare i conflitti e fondare il vincolo sociale su cui si regge la comunità, per Martina è altrettanto vero che questo vincolo è un nodo scorsoio che centimetro dopo centimetro la stringe intorno al collo, che questo sacrificio autoinflitto dal suo amore malvagio è il tradimento più grande, proprio perché la respinge verso la normalità che ormai non può più appartenerle, una quotidianità dove il solco tra lei e la sua famiglia è troppo profondo, troppo netto.

Flavia Piccinni (nella foto, sopra) torna in libreria, a dodici anni di distanza dalla prima pubblicazione per Fazi, con il suo romanzo d’esordio, per Terrarossa Edizioni, nella collana Fondanti. Una scrittura in prima persona, che di tanto in tanto si rivolge al suo uomo che diventa orizzonte e memoria, in una sorta di confessione-confronto che svela i piani, gioca a carte scoperte, prende il lettore e lo conduce attraverso un’esperienza forte e fondante, impossibile da dimenticare. Da leggere per ricordarci quanto può far male l’amore e quanto al tempo stesso non esista altro che abbia la stessa struggente bellezza. Da leggere per provare a capire quanto siano labili certi confini e quante vite si possano vivere di giorno, di notte, urlando a squarciagola, soffocando nel silenzio.

***

Flavia Piccinni (Taranto, 1986), dopo aver vinto il Premio Campiello Giovani, ha esordito appena ventenne con Adesso tienimi, pubblicato nel 2007 da Fazi e ora riproposto da TerraRossa. Sono seguiti i romanzi Lo sbaglio (Rizzoli, 2011) e Quel fiume è la notte (Fandango Libri, 2016). Ha pubblicato il saggio sulla ’ndrangheta La mala vita (Sperling & Kupfer, 2012). Con l’inchiesta scandalo Bellissime (Fandango Libri, 2017) – divenuta un docufilm per Fandango e TIMvision, al centro di tre interrogazioni parlamentari e un DDL – ha vinto il Premio Benedetto Croce, il Premio Enea e il Premio Essere Donna Oggi. La sua ultima inchiesta, scritta con Carmine Gazzanni, è Nella Setta (Fandango Libri, 2018). È coordinatrice editoriale della casa editrice Atlantide, fa parte della redazione di «Nuovi Argomenti» ed è autrice di documentari per Rai 1 e Rai Radio 3.

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