“Ladri di libri e altri racconti di bibliofilia” Octave Uzanne (Pendragon)

Risultati immagini per “Ladri di libri e altri racconti di bibliofilia” Octave Uzanne (Pendragon)Recensione di Claudio Guerra

Primavera. Tempo di spolverare i libri e di fare un salto, ma anche due o tre, alla Fiera del Libro. Quella stagionale che qui, nella “Parigi minore” cantata da Guccini, viene allestita a ridosso di una delle porte monumentali che appartenevano all’ultima cerchia delle mura medievali.

Una tradizione consolidata e quasi centenaria, con bancarelle che propongono un viaggio eterogeneo nel mondo del libro usato o d’occasione, che però impallidisce miseramente se accostata a quella della “Parigi maggiore”. Nella capitale francese il “mercatino” del libro usato è stanziale sul Lungosenna da ben più di un secolo e conta ben 230 distinti banchetti.

Qui a Bologna c’è però anche una casa editrice storica, la Pendragon, che si è votata a un progetto di recupero e pubblicazione di testi inediti in Italia che parlino di libri e di coloro che li amano. Uno dei due volumi già disponibili è “Ladri di libri” a firma di Octave Uzanne (1851-1931) dove vengono raccolti alcuni brani da due dei molti libri da lui pubblicati: Caprices d’un bibliophile del 1878 e Bouquinistes et bouquineurs del 1893. Il tutto a creare un affresco di aneddoti sul mondo dei bibliofili, nonché di quelli che campavano spacciando di che alimentare il loro vizio. Questo come avveniva all’ombra della erigenda Tour Eiffel, senza soluzione di continuità, e corredato dalle deliziose incisioni prese dalle edizioni originali.

Ci sono infatti gli uomini in marsina e cilindro e le donne eleganti, secondo l’epoca, che rovistano nelle cassette colme di libri poste sul parapetto. Possiamo anche vedere all’opera i “ladri di libri” proprio nelle varie illustrazioni del capitolo che fornisce anche il titolo al volume, fra le quali anche le due riportate sulla copertina e sulla quarta.

La parola scritta ci rimanda invece una serie di situazioni che, mutatis mutandis, non potranno non far pensare alla comunione d’intenti con i lettori di oggi. Come quelli che sono colti da dubbi e ripensamenti mentre preparano i libri da mettere nella valigia per le vacanze o quelli che acquistano più libri di quanti mai riusciranno a leggere.

Fra i vari bibliofili che ritroviamo a passeggiare fra le bancarelle del Lungosenna spicca un certo Anatole Thibaud, già noto ai contemporanei come Anatole France ma non ancora Premio Nobel per la Letteratura, che quando  Uzanne scrive, l’inventore della dinamite è ancora in vita e nulla ancora si sa del suo legato testamentario. È suo infatti un lungo brano riportato per aggiungere una ulteriore autorevole voce allo struggente ricordo “a caldo” di Xavier Marmier, illustre letterato e celebre frequentatore di quelle bancarelle.

Fra coloro che invece cullano la propria passione fra le mura domestiche c’è anche quel già mitico notaio Boulard che s’era fatto letteralmente invadere il palazzo dai libri, fino a ritrovarsi a vivere relegato al terzo piano, come recitava una poesia circolata dopo la sua morte. Come non citare poi quello stoico bibliofilo per il quale viene stato dato un senso del tutto particolare al termine ex-libris?

Ci sono poi i “bouquinistes”, i venditori, ritratti a volte in situazioni dickensiane, ma all’occhio dei quali era affidato il discernere per primi la sottile differenza che passa fra la carta da macero e i libri che avrebbero avuto ancora molto da dire. Riconoscere cioè quelli che avrebbero forse potuto trovare qualcuno disposto a sborsare anche solo pochi centesimi pur di averli. Vuoi per la loro stessa storia, la loro bellezza o anche solo per inseguire tutte quelle parole in fila, le une dopo le altre.

Ma adesso basta scrivere: andiamo a rovistare per bancarelle! Fa ancora abbastanza freschino per indossare quel giubbone che ha le tasche sformate dall’essere state ricettacolo di troppi libri, regolarmente pagati. Anche se la tentazione era stata forte di fronte a quei banchetti dove il venditore, seduto e con lo sguardo all’orizzonte, ti lasciava in posa con il libro che desideravi acquistare in mano, per lunghi minuti senza prestarti attenzione. Come accadeva anche sul Lungosenna di Parigi centocinquanta anni fa.

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