RubriCate: FRIDA KAHLO nella sua Casa Azul (edizioni ARKA)

Recensione di Caterina Falconi

Di tanto in tanto ai recensori sono assegnati dei libri che parlano una lingua che pochi identificano. La lingua dell’anima. Sono opera di autori che si calano nelle profondità dei protagonisti e ne estraggono, per immedesimazione, emozioni e lessico. Se poi questi libri sono illustrati da artisti il cui dono è, oltre a un indiscutibile talento, l’empatia con gli scrittori e il soggetto, il risultato è un incanto che spiazza. È il caso di Frida Kahlo nella sua Casa Azul, di Chiara Lossani e Michelangelo Rossato, rispettivamente autrice e illustratore, e molto di più, che raccontano/mostrano la vita della pittrice messicana usando un espediente suggestivo ed efficace. È della casa natale di Frida, la Casa Azul (La Casa Blu), divenuta in seguito casa coniugale e poi museo, la voce narrante. Una casa uterina dai muri cilestri, che racconta della protagonista nelle fasi della sua vita. Dalla nascita e la prima infanzia, fittamente intrecciate con la cultura e la storia del popolo messicano, ai sogni preadolescenziali, passando per la malattia e il terribile incidente, fino alla rifioritura dei colori e delle speranze grazie alla pittura e all’amore difficile e necessario con Diego Rivera. In questa specie di fiaba che è il resoconto della vita fiabesca di una donna di carne martoriata e ossa spezzate, costretta a viaggi speleologici e addirittura metafisici, oltre che estetici, dentro di sé, nei lunghi anni di crocifissione al letto, impaginato su fogli coloratissimi come i quadri della Kahlo, è rappresentato il duello esiziale con la Pelona (la Morte dal Teschio Pelato) ingaggiato dalla ragazza trafitta e vinto a più riprese fino alla disfatta rimandata ma inevitabile. Un duello, illustrato nei dipinti di Frida, in cui a volte pare di veder trapelare l’indulgenza e la simpatia della Pelona verso la candida e irriducibile pittrice.

Come sia possibile scrivere un libro tanto incantevole su temi così drammatici resta un mistero per i non avvezzi al concetto di trasfigurazione artistica. Frida Kahlo si pacificò con il proprio corpo previa una sorta di necessaria dissociazione. Era troppo doloroso permanere nella carne offesa, tuttavia il desiderio di vita, la propensione alla ribellione e la vocazione all’abbattimento dei limiti furono per lei la spinta a escogitare l’estrema possibilità di recupero dell’ottimismo. La ripartenza dal proprio riflesso, strettamente correlata al tema identitario. Nei giorni della convalescenza e della dolorosissima guarigione dalle ferite e fratture dell’incidente, Frida si proiettò fuori da sé osservandosi in uno specchio montato sul letto a baldacchino in cui giaceva. Il mondo s’era ristretto a quel povero involucro martoriato a cui la giovane doveva, voleva, restituire fascino e valore. Iniziò così, con un coraggio da appassionata visionaria, da artista pura, delle ricognizioni della propria immagine volte a individuare la bellezza anche nelle cicatrici. E quella bellezza, ricomposta sulla tela, veniva ulteriormente abbellita con l’aggiunta di dettagli con un forte impatto cromatico, rivestita di abiti tradizionali, adornata con monili. Una trasfigurazione resa possibile dall’arte e, nel caso della Kahlo, pure altamente poetica e struggente, che le consentì il ritorno a se stessa, alla Frida in carne ed ossa risanate che ripresero a palpitare d’amore, desiderio e vitalità in una sorta di cronica commistione tra sogno e realtà.

Chiara Lossani e Michelangelo Rossato si lasciano soffondere dall’atmosfera della Casa Azul, cogliendo, dalle sfilacce animiche della scomparsa abitante, impigliate nella mobilia e nelle suppellettili, gli antichi stratagemmi che consentirono alla Kahlo di battere una compiacente Pelona e di eternare l’amore per il marito. Ne captano e rendono gli echi e le visioni, confezionando a loro volta un’opera di soave, commovente bellezza, in cui la scrittura rimanda alle illustrazioni e quelle ai quadri di Frida, grazie a una caleidoscopica mescolanza di parole e immagini. Un libro interattivo, dunque, come sanno essere solo certi libri per bambini, che immediatamente scardinano il target a cui sono destinati e diventano testi fruibili a qualsiasi età. Un libro pertanto connesso non soltanto con il lettore, che vi precipita dentro, ma addirittura con la protagonista. Con una Frida che si percepisce tangibilmente presente, come se il duello ironico e affettuoso con la Pelona si fosse concluso con la concessione di un certo tipo di immortalità.

Quella riservata ai grandi artisti.

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