“Dracula ed io” di Gianluca Morozzi (TEA)

Recensione di Patrizia Debicke

Scopriamo subito in Dracula ed io, il nuovo romanzo di Gianluca Morozzi, che il famoso Dracula è un vampiro molto più vecchio di quanto ci abbia raccontato Bram Stoker. Un vampiro poi crudele e sanguinario, certo, ma che rigetta con sdegno la fama di impalatore che gli hanno attribuito. L’equivoco è nato perché lui, al momento giusto si è limitato a prendere il posto e il nome del crudele Vlad Dracul di Valacchia, ma dopo che questi aveva commesso le peggiori nefandezze e stragi. La sua diciamo “vampiraggine” invece è ben più antica. Insomma, risalirebbe addirittura all’epoca dell’impero romano.

Ḕ morto e rinato tante volte, ha corso forse troppi rischi tanto che ha qualche problema degno di un lettino di psicanalista, ha qualche acciacco dovuto a una maledetta scheggia di metallo piantata nel cranio, tuttavia è sempre al pezzo e sotto pressione. Deve guardarsi da Primo, suo mortale nemico e creatore che ha barbaramente ucciso le sue mogli e, da secoli, tenta di farlo fuori. Comunque finite le fisime di stare attenti al sole e roba del genere. Con il piacevole aspetto fisico di Robert Downey e l’eleganza di venti centimetri in più, va e viene tranquillamente. Ormai ha imparato come muoversi di giorno. Basta portare un cappello, vestirsi nel modo giusto e camminare il più possibile all’ombra (Bologna, con i suoi portici, è ideale).

Ormai collane d’aglio, acqua santa, croci e paletti di frassino gli fanno un baffo. Ha proprietà, affari, ha seminato figli e discendenti in tutto il mondo. In un certo senso è legato a Bologna, proprio qui infatti, quando si chiamava ancora Bononia, è diventato un vampiro ed è il proprietario di due appartamenti, uno in pieno centro storico. Di tanto in tanto, ci torna per vari motivi, tra cui, uno ludico. L’appuntamento per una partita a scacchi con Indaco, un compagno di gioco dai capelli argentati. Che, come Dracula, è potenzialmente immortale, ma ogni volta che muore, rinasce sì dopo una settimana ma di un sesso diverso rispetto a come era prima. Ah dimenticavo, notizia da far rizzare le antenne a tutti i bolognesi. Attenzione, in città vegeta e prolifera una larga e pericolosa colonia di vampiri con un club riservato per ritrovarsi in pieno centro. In questo romanzo di Morozzi, in veste di spalla di Dracula ritorna alla grande Lajos, il protagonista dell’«Era del porco». Venditore di fumetti, un po’ sfigato con le donne, con carriera secondaria di scrittore impegnato. Sempre incerto, inquieto, naviga a vista, anche se alla morte dal padre, ha ricevuto quanto rimasto dai guadagni milionari dei suoi libri spazzatura, che non era riuscito a scialacquare in America. La pur risicata eredità gli ha regalato una fase di insolito benessere. Benessere che gli ha consentito di comprarsi il negozio di fumetti dove lavorava e si è lasciato convincere da Diana, insaziabile fiamma per qualche mese, ad acquistare un appartamento a poco prezzo in una casa praticamente invendibile, perché nota come la casa della strage. Proprio là infatti, anni prima, Adele Stupazzoni, l’inquilina del terzo piano, impazzita all’improvviso, aveva ucciso a forbiciate ben dodici persone tra cui tre bambini, svuotando l’edificio, salvo un appartamento all’ultimo piano il cui proprietario in quel momento era assente. Lajos aveva dato il via all’invasione dell’immobile da parte della banda dell’osteria di Ringo perché dopo di lui, uno dopo l’altro anche l’Orrido, Lobo, Betty, data l’esiguità degli affitti richiesti, si erano trasferiti vicino a lui. Dunque, dicevamo, Lajos in veste di spalla di Dracula. Sarà la presenza del re dei vampiri o altro ma da giorni a Bologna imperversa una specie di serial killer che commette degli orrendi e praticamente indescrivibili delitti. Si cambia marcia dunque e si sconfina nell’horror puro e semplice con raccapriccianti descrizioni. Ma Dracula non c’entra niente in questa brutta storia, anzi pensa al suo peggior nemico e dunque vuole scoprire chi ha ucciso e perché. Tanto che in un premeditato incontro nell’osteria delle sue partite a scacchi, Dracula precetta, come aiutante nelle sue indagini e facendo balenare un succoso premio, proprio Lajos. Con lui, Lord Dracula, Lajos scoprirà una Bologna sotterranea e parallela dove s’incontrano e si esaltano, bevendo sangue in calici da champagne, un festosa troupe di discendenti di umani e vampiri, spesso ormai vampiri solo in parte, insomma piuttosto annacquati. Di di queste e di altre successive avventure, così spaventose da far rizzare i capelli in testa, Lajos finirà per capire poco o niente, essendo praticamente sempre ubriaco nei momenti cruciali della storia ma e soprattutto non potrà dire né scrivere niente. Dracula lo controlla, l’ha posto sotto ipnosi: ha preso le sue precauzioni, tutto quello che hanno fatto e scoperto insieme dovrà restare segreto… Ma noi, attraverso gli occhi di Lajos, ne siamo stati testimoni. Indispensabili comprimari di questa farsa/tragedia, che sconfina spesso in descrizioni horror da stomaci ben allenati, sono l’Orrido, la Betty, Lobo, Diana, Ringo. Come sempre Morozzi arricchisce la sua scrittura con tante e godibilissime citazioni musicali e fumettistiche, che ben accompagnano personaggi e ambientazioni, stavolta anche avanti e indietro nel tempo, lungo gli scenari di una straordinaria Bologna, con le sue debolezze, i suoi piccoli e grandi segreti e il suo pseudo romanticismo. Si ride di gusto, ma si ride anche rabbrividendo davvero. Lajos ha la bocca murate e le mani legate, deve tacere, non può scrivere o dire a chicchessia ciò che sa e quanto ha visto, ma l’autore con una botta di generosità ci apre una finestra esplicativa di epilogo con Dracula e il suo compagno di scacchi dai capelli argentati, Indaco, per farci balenare un seguito alla sua storia. «E noi due saremo ancora qua. A giocare a scacchi in questa osteria. Per sempre.» Dracula annuì. E poi disse: «Giochiamo, allora». Iniziarono, e in una certa fase della partita decisero che era ora di scambiarsi di nuovo un segreto per un segreto. Ma erano due questioni troppo grosse per poterle raccontare qui. Non è saggio, no, svelare i segreti degli immortali che camminano nel mondo».

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