“Le parole di Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli)

Recensione di Patrizia Debicke

Anche stavolta Maurizio de Giovanni riesce a convincerci e spiazzarci contemporaneamente. Eh già perché introduce a bruciapelo un puntuale noir di denuncia sociale, un’intrigante spy story che nasconde a fatica il marciume del vero male, quella turpitudine con per unico lurido e vero scopo appropriarsi di incommensurabile ricchezza e di sfrenato potere a ogni costo. Un romanzo che non fa sconti, concedendosi appena di tanto in tanto un piccolo sorriso per allentare la stretta al cuore. E dunque un bel romanzo nel miglior stile di Degio… E allora perché ho detto spiazzarci? Perché, signori miei, “Le parole di Sara” a conti fatti, dall’inizio alla fine declina il significato di amore che con lo scorrere delle pagine diventa la parola dominante e balza in primo piano, invadendo con prepotenza la scena. Amore già! Il vocabolario dà come significato della parola: dedizione appassionata ed esclusiva, istintiva e intuitiva fra persone, volta ad assicurare reciproca felicità, o soddisfazione sul piano sessuale: amore casto, platonico, sensuale; un amore appassionato, travolgente; desiderio, tormento d’amore.

Strano – direte – che in un caso come questo proprio l’amore possa trasformarsi in filo conduttore del romanzo? Eh no! La passione può coinvolgere, commuovere, far male, ferire ma persino arrivare a uccidere tragicamente. A un tavolo della tranquilla saletta del videopoker di un caffè da camionisti nella circonvallazione esterna, due donne: La Bionda e la Mora: Teresa e Sara.. Tante cose sono cambiate. Mentre Sara si batte ancora con la solitudine dopo la scomparsa del suo compagno e capo Massimiliano Tamburi che ha assistito fino alla morte, Teresa ha preso il posto di Tamburi alla testa dell’unità napoletana. Ma la Bionda nasconde lo sguardo dietro delle lenti da sole e sorride all’altra, inespressiva, quasi abulica. Dopo tanti anni di collaborazione e di lavoro insieme, basta quello a Sara per capire che Teresa è sconvolta. Conosce il linguaggio del corpo e Teresa per lei è come un libro aperto. Pur diversissime in tutto, sono praticamente cresciute insieme: colleghe, amiche, avversarie leali all’opera presso una delle più segrete unità dei Servizi comandata da Massimiliano Tamburi. E oggi nessuna delle due sottovaluta più le conseguenze dell’amore. Sara Morozzi l’aveva imparato presto. Perchè per amore, Sara aveva rinunciato a tutto, aveva lasciato un marito (che per altro l’ingannava) e un figlio bambino, Giorgio di sette anni. Il suo Giorgio, che non le aveva mai perdonato l’abbandono e aveva rivisto soltanto sul tavolo di un obitorio. Teresa Pandolfi invece ha capito troppo tardi, forse, le conseguenze dell’amore. Lei che per arrivare in vetta, ci aveva rinunciato, concedendosi solo saltuari momenti di piacere. Ma questa volta ci è cascata peggio di una liceale: si è innamorata, ha ceduto al fascino degli occhi azzurri di Sergio Minucci, un giovane ricercatore ventottenne. Poi gli ha affidato un incarico riservato di sorveglianza e… non doveva. Per cui, quando il ragazzo scompare all’improvviso misteriosamente, non le resta che chiedere aiuto a Sara, all’amica e collega di un tempo. A Sara e alla sua eccezionale dote. Quella dote che le permette, incontrando una persona, di “indovinare ciò che era e pensava”. Per lei la verità è scritta sui volti degli altri e si manifesta attraverso le inconsce reazioni del corpo. Può leggere le parole sulle labbra, e sondare gesti delle mani, la misura dello sguardo, insomma tutti quei minimi particolari rivelatori che agli altri sfuggono. E Sara, con la sua meravigliosa dote da troppo tempo in stand by, la donna con il suo aspetto volutamente dimesso, piccola, con i capelli grigi, abiti semplici, scarpe comode, con la sua capacità di celarsi, di vivere nell’ombra, diventare anonima, quasi invisibile, risponde alla sua richiesta d’aiuto. Lei, che ha trovato la forza di accettare nella sua rinascita l’amore di un bambino, con una nuova speranza e responsabilità, torna spavalda in gioco. Alla sua maniera e di nuovo come poco tempo prima con l’unico appoggio dell’impacciato ispettore Davide Pardo e la capacità telematica di Viola, la compagna del figlio, che da cinque mesi l’ha resa nonna. E anche stavolta quello che pare un bislacco e scombinato trio al limite dell’incompatibilità, ma con alla testa una protagonista d’eccezione, si rimette all’opera. Ma nessuno ha più visto da tre giorni Minucci, né all’università, né la sua giovane e ricca fidanzata, né la sua strana madre… Qualcuno l’ha rapito ma perché? Cosa aveva da dire Sergio Minucci? Cosa sapeva? Cosa c’è veramente dietro la segreta indagine affidata al giovane ricercatore? A Maurizio de Giovanni non resta che di servirsi di Sara, per immergerci nelle oscure profondità del passato, con una serie di calibrati flash back rivelatori sui mostruosi vecchi rapporti stato mafia. Una piovra che ha strisciato spingendosi con i suoi articolati tentacoli fino a contaminare implacabilmente i nostri giorni. Una distorta attualità, guidata solo dalla cupidigia e dalla malvagità. E soltanto Sara, la perfetta interprete di una ferrea volontà di giustizia, esaltata dalla grande pietas dell’amicizia, potrà porre un freno a tanto orrore. A presto Sara? Abbinato al romanzo, come regalo finale, il commovente racconto, Sara che aspetta, già pubblicato nell’Antologia Sbirre e prima comparsa di Sara sul palcoscenico letterario, che narra della morte di Giorgio, figlio di Sara. Una mortale e struggente tragedia dell’amore.

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