“Non mi puoi toccare. Storie di vita e malavita ai Prati del Sole” di Michelangelo Ingrassia (Fausto Lupetti Editore)

Sul comodino della Rambaldi

Michelangelo Ingrassia – tarantino – vive a Bologna da più di 30 anni. Unisce alla passione per il genere noir quella per la scrittura. Non mi puoi toccare è il suo primo romanzo.

Nella piazza cominciarono a echeggiare i colpi dei proiettili, il rumore metallico dei carrelli che scorrevano su e giù per le canne, il tintinnio dei bossoli che rimbalzavano sulla strada. E poi l’odore di zolfo, polvere nera, metallo caldo, acido di succhi gastrici degli stomaci aperti e puzzo di merda che proveniva dai loro intestini

La rapina di quattro anni prima era andata malissimo. Avevano studiato tutto, allarmi, telecamere… Mara si era vestita da postina con una parrucca bionda ed era arrivata con uno scooter delle Poste. Alex e Uccio l’avevano seguita a ruota su una moto rubata, nascosti dai caschi integrali. Lei aveva suonato alla porta blindata dell’Ebreo e l’aveva tramortito con la pistola. Uccio era rimasto fuori a fare da palo.

Purtroppo i lamenti dell’Ebreo avevano attirato l’attenzione di un vicino e i carabinieri erano arrivati subito.

Uccio era fuggito, e Alex e Mara si erano presi 8 anni e 6 mesi di carcere.

Per uscire prima di galera o collabori con la giustizia o partecipi attivamente ai corsi di rieducazione.

Alex aveva giurato all’educatrice che avrebbe fatto di tutto per migliorare.

Dopo un paio di giorni sarebbe stato affidato ai servizi sociali.

Per quattro anni aveva fatto più di 500 flessioni al giorno, non si era fidato di nessuno e si era tenuto lontano dagli psicofarmaci. Difficilmente avrebbe dimenticato il rumore delle chiavi e della bottinatura alle finestre delle celle – nel caso qualcuno pensasse di segare le sbarre – le guardie spalancavano le finestre e con una spranga battevano le inferriate. Il suono era penetrante e picchiavano forte di proposito per aumentare il disturbo. Erano vere e proprie spedizioni vandaliche.

Li buttavano giù dalle brande scaraventando a terra tutte le loro cose, cibi compresi.

Nelle risse poi, lasciavano che si scannassero tra loro per poi picchiarli ancora più forte.

Pur di uscire Alex si era letto il libro di un magistrato sulle posture da adottare per essere più convincente negli interrogatori.

Purtroppo in carcere aveva anche appreso il nome dell’assassino di suo fratello.

L’insospettabile Giovanni Malboro, che con lui aveva sempre fatto l’amicone.

Per Alex la voglia di godersi la libertà è grande, ma la voglia di vendicarsi ancora di più.

Fuori lo aspetta la dolce Carla, speranzosa di mettere su famiglia. Si erano conosciuti a una festa di amici e si erano messi insieme subito. In carcere lo è sempre andato a trovare e gli è stata di supporto.

Intanto Giovanni Malboro si è ficcato in grosso guaio, rubando un ingente quantitativo di marijuana.

Quando chiederà aiuto ad Alex e Uccio questi si prenderanno la loro vendetta.

A volte bisogna fare la cosa sbagliata per una giusta ragione.

Da lì in poi ogni buon proposito di Alex durerà meno di un gatto in tangenziale e il richiamo della strada tornerà prepotentemente a farsi sentire.

Un romanzo del 2016 da riscoprire.

Fresco, immediato, tagliente e con un ritmo incalzante che avvince fino alla fine. Bravo Ingrassia!

Che le giuste ragioni siano sempre con voi!

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in recensioni: sul comodino della Rambaldi e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...