I cento pozzi di Salaga di Ayesha Harruna Attah (Marcos y Marcos)

Recensione di Patrizia Debicke 

I cento pozzi di Salaga, ricordati nel titolo, erano i pozzi usati nel mercato degli schiavi della città di Salaga dai trafficanti di essere umani per lavare la merce, prima di metterla in vendita. I cento pozzi di Salaga è un romanzo potente e toccante, ambientato nel Ghana pre-coloniale del XIX secolo con, in veste di protagoniste, due donne molto diverse tra loro per rango, carattere ed educazione. La prima, Wurche, infatti è una fiera principessa di sangue reale, figlia di un re, una guerriera abituata a dominare e comandare. Wurche vorrebbe governere con il padre e i fratelli, per sbrogliare i conflitti interni tra signorie e ostacolare l’avidità degli europei. Non può immaginare invece che dovrà sposarsi, per rafforzare un’ importante alleanza tra tribù. La seconda protagonista della storia, Aminah, una quindicenne riservata ma passionale che sarà catturata come schiava in una cruenta incursione nel suo villaggio, è la figlia maggiore di un calzolaio. Una ragazza che cucina per le carovane di passaggio, ma nel suo cuore fa progetti: sogna di fare scarpe come suo padre e viaggiare per venderle.

Ma il viaggio che l’aspetta sarà molto diverso. Ciò nondimeno le loro strade, i loro sogni e il loro destino si incroceranno a Salaga, la splendida città dai cento pozzi del Ghana settentrionale, centro di raccolta e smistamento di schiavi, portandole a convivere nella seconda parte del libro. Una brutta guerra incombe e nei villaggi spadroneggiano i mercanti di carne umana, che razziano in lungo e largo il loro bottino. Uno di loro è Moro, il bellissimo e attento cavaliere nero che Wurke e Aminah ameranno. I cento pozzi di Salaga è un romanzo intenso che ci obbliga a riflettere su quale era il ruolo delle donne nella società, nelle relazioni, nei desideri, nelle aspettative e nelle difficoltà nel poterle realizzare, in quel travagliato periodo della storia africana. La narrazione dell’autrice (che si dichiara discendente di Aminah), avvincente e convincente, è impostata, capitolo su capitolo, altalenando i punti di vista delle due giovani donne e, man mano il romanzo progredisce, sarà sempre più evidente che le loro esperienze e i percorsi di vita, pur riflettendo mondi paralleli, verranno comunque influenzati dalla loro inferiore condizione femminile. L’autrice infatti, che è considerata attualmente una delle migliori voci della letteratura africana, affronta e porta avanti con decisione una discussione sulla vita delle donne di allora e sugli effetti della schiavitù e del tribalismo nella vita quotidiana dei personaggi. Mettendo giustamente in risalto i tanti temi che contribuiscono ad esaltare la trama: la schiavitù interna, i problemi (e i piaceri) di essere un membro della famiglia regnante, l’amicizia, la rivolta, la violenza sessuale, la religione, il desiderio di potere, il colonialismo, l’unione interrazziale, la sessualità e la violenza domestica. Il tutto filtrato dagli occhi e dallo spirito di due donne, che la convivenza ha avvicinato moralmente e psicologicamente.

Ayesha Harruna Attah riesce a rappresentare con il suo romanzo l’essenza di vita di due donne forti che devono in qualche modo imporsi in una società patriarcale e la complessa politica della tratta degli schiavi, ben rappresentata dall’incisivo personaggio di Aminah, che l’ha subita di persona. Barbara consuetudine quella della tratta degli schiavi, ma preesistente al colonialismo e da secoli esercitata nella regione. Un romanzo ambientato in un momento spaventoso della storia del Ghana ma intrecciato con la speranza e la luce di un possibile futuro. Per i lettori più curiosi un po’ di storia per ambientarsi meglio nella trama: l’era precoloniale del Ghana vide la nascita, alla fine del 1600, del regno Ashanti, sotto la guida di Osei Tutu, che regnò dal 1695 al 1731. I primi europei sbarcati sulla costa dell’attuale Ghana furono i portoghesi, nel 1471, che, rendendosi conto dell’abbondanza di oggetti d’oro in mano agli indigeni, dettero alla zona il nome di Costa d’Oro. I portoghesi crearono una serie di porti ( tra cui, il primo, S.Giorgio). Ai portoghesi subentrarono, a partire dal 1637, gli olandesi, seguiti da danesi, svedesi e inglesi che edificarono lungo la costa una settantina di fortezze. I nuovi arrivati ripresero il già fiorente commercio degli schiavi: tanto che per circa 200 anni la costa dell’attuale Ghana divenne uno dei principali punti di transito della tratta di esseri umani. Nel 1807 il commercio degli schiavi fu bandito e la maggior parte degli europei abbandonarono il Paese. Rimasero però gli inglesi che entrarono in conflitto con l’ancora potente regno degli Ashanti. Nel 1874 le truppe inglesi conquistarono Kumasi, roccaforte dell’impero Ashanti. E nel 1901 la Costa d’Oro fu dichiarata colonia britannica. Ma dal 1957 il Ghana ha cessato di appartenere alla Gran Bretagna. Ai nostri giorni il paese è caratterizzato da un mosaico etnico abbastanza articolato. Gli Akan (45,3% del totale, secondo il censimento del 2000) sono un gruppo di origine sudanese che vive nelle aree occidentali e sud-occidentali del paese. A est troviamo il gruppo degli Ewe (11,7%) che si divide tra il Gana e il Togo. Gli abitanti del Ghana sono in maggioranza di religione cattolica salvo nella zona settentrionale (quella dell’ambientazione il romanzo) dove prevalgono popolazione voltaiche (dal fiume Volta), in parte discendenti dagli antichi regni del Sudan e fortemente islamizzate.

L’autrice: Ayesha Harruna Attah è nata ad Accra (Ghana) nel 1983, sotto il regime militare, ma in una famiglia di giornalisti molto aperta in cui le storie erano il pane quotidiano. Ha studiato alla Columbia University e alla New York University, per poi tornare in Africa e cominciare a scrivere. I suoi primi due libri sono stati finalisti di premi prestigiosi (Commonwealth Writers’ Prize, Kwani? Manuscript Project) e i suoi testi sono stati pubblicati sul «New York Times Magazine». La prima scintilla dei Cento pozzi di Salaga è il ricordo di una trisavola, venduta come schiava sul mercato di Salaga nel Ghana precoloniale, negli anni cruciali dell’aggressione europea. Celebrato in Africa per la profondità della ricostruzione storica e per la forza delle due protagoniste femminili, è in corso di pubblicazione in nove paesi. Ayesha Harruna Attah vive in Senegal ed è considerata una tra le voci più forti della narrativa africana di oggi.

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