Volker Klüpfel & Michael Kobr – Mistero in fondo al lago

Recensione di Marco A. Piva


Traduzione: Anna Carbone
Titolo originale:
Seegrund
Editore: Emons
Collana: Gialli Tedeschi

Mistero in fondo al lago” è il secondo romanzo pubblicato in Italia con protagonista il commissario Kluftinger dopo “Spiccioli per il latte”, pubblicato quasi tre anni fa dalla stessa casa editrice. In lingua originale, la serie è già arrivata al decimo romanzo (questo “Mistero in fondo al lago” è uscito in tedesco nel 2006) – anche se per qualche motivo la Emons ha saltato il secondo libro, “Erntedank” (“Il giorno del Ringraziamento”), che speriamo di poter leggere più avanti.

Kluftinger, il cui nome di battesimo non viene menzionato fino al decimo romanzo, è la creatura di Volker Klüpfer e Michael Kobr, due autori originari di Kempten in Algovia, amici fin dai tempi della scuola. Kluftinger lavora proprio al commissariato di Kempten.

All’inizio del romanzo troviamo il commissario, con la moglie Erika, vicino al bellissimo e storico castello di Neuschwanstein, in attesa del figlio Markus con la nuova fidanzata, Miki. La sua sorpresa è grande quando scopre che Miki è un’abbreviazione di Yumiko: la ragazza è giapponese. Kluftinger, un uomo molto legato alle tradizioni locali (pur non mostrando la benché minima traccia di razzismo), si trova in difficoltà di fronte a una persona proveniente da una cultura diversa dalla propria, e cerca in maniera goffa ma tutto sommato lodevole di adattarsi. Questa serie di fatti non è forse vitale per la soluzione del caso, ma è preziosa per farci conoscere il protagonista.

Accompagnando la famiglia a visitare lo splendido Alatsee, Kluftinger si ritrova calato suo malgrado in un’indagine quando nota, sulle rive coperte di neve, un uomo in muta da sub che giace in una pozza di sangue. Allontanati i parenti, il commissario nota con stupore che non si tratta di un cadavere: l’uomo è vivo, anche se privo di conoscenza, e il collega Renn della polizia scientifica gli fa notare con una forte dose di ironia che quello che aveva preso per sangue in realtà è un ampio deposito di un microorganismo presente nel lago, quello che gli dona la curiosa colorazione rossastra per cui l’Alatsee è famoso. Comunque sia, si tratta evidentemente di un caso di aggressione, e la polizia inizia un’indagine durante la quale Kluftinger, nel frattempo colpito da un fastidiosissimo raffreddore, si ritrova affiancato dalla collega Friedel Marx del vicino commissariato di Füssen, una donna piuttosto rozza, gran fumatrice, che però si rivela un’ottima poliziotta. Il caso prenderà una strada inattesa, rivelando legami a fatti avvenuti durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale.

Il lato poliziesco della vicenda è appassionante, con gli autori che cambiano più di una volta le carte in tavola, suggerendo possibili soluzioni che finiscono poi confutate dagli eventi. Quello che però rende “Mistero in fondo al lago” così godibile è Kluftinger, un personaggio costruito con enorme abilità, un uomo vecchio stile, amante degli Spätzle e dei Wollwurst, a disagio con la tecnologia della quale però riconosce l’enorme utilità. È un poliziotto scaltro, attento, sagace, che nasconde queste caratteristiche dietro a un atteggiamento maldestro, quasi stralunato. In questo non può non ricordare il notissimo e amatissimo tenente Colombo (del quale, come nel caso di Kluftinger, ma anche del Morse di Colin Dexter o del Bloch di Tiziano Sclavi, non si conosce il nome proprio).

Questo romanzo è quindi sia un ottimo poliziesco avvincente che la storia di un personaggio interessante; i due autori sono riusciti in maniera magistrale a non soffocare la parte riguardante l’indagine con i fatti personali del commissario, ma allo stesso tempo a dare abbastanza spazio alla vita privata di Kluftinger e ai suoi rapporti con parenti e colleghi per renderlo un protagonista interessante, uno del quale abbiamo voglia di leggere le avventure. Un libro che mi sento di consigliare agli amanti del giallo più classico, anche quelli con lo stomaco più delicato in quanto gli episodi di violenza sono pochi e non eccessivi (e il numero dei morti ammazzati è ridotto al minimo indispensabile), ma anche a chi ha voglia di conoscere un protagonista particolare, affascinante, curioso.

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