Grandangolo: “MACBETH” di JO NESBO (RIZZOLI)

Risultati immagini per "MACBETH" di JO NESBO (RIZZOLI) coverRecensione di Marco Valenti

Ci siamo avvicinati a quest’ultima fatica di Nesbø incuriositi dal tanto parlare che si è fatto in giro, riguardo la presunta flessione creativa del talento norvegese (da noi mai particolarmente amato, ma questa è un’altra questione che un giorno forse affronteremo su queste pagine se il Boss ci darà lo spazio necessario). Se n’è parlato talmente tanto online, al punto che abbiamo deciso di affrontare le oltre seicento pagine per farci una nostra idea in merito.

C’è da capire una cosa fondamentale (che in pochi hanno realizzato a quanto si legge un pò dappertutto) nel momento in cui ci poniamo di fronte al “Macbeth” di Jo Nesbø. Non è nemmeno pensabile pensare di trovare nel volume in questione i cliché che hanno reso celebre lo scrittore nordico coi suoi personaggi seriali. Siamo alle prese con il remake contestualizzato ai giorni nostri di un classico scritto poco dopo il 1600. Per forza di cose quindi le dinamiche legate alla trama non possono non essere legate alla stesura originale di Shakespeare. Il volume, è bene saperlo, è inserito all’interno della collana “Hogarth Shakespeare” con cui la Hogath Press di Londra (la casa editrice fondata da Virginia Woolf) ha affidato agli scrittori contemporanei i classici del drammaturgo britannico. Oltre al “Macbeth” infatti la collana si compone di titoli imprescindibili quali “Il mercante di Venezia”, “Amleto”, “La bisbetica domata” e “Otello”. È quindi oltremodo evidente che siamo alle prese con un’impresa decisamente impegnativa.

Top o flop dunque? Dal nostro punto di vista Nesbø riesce a tenere botta con un classico senza tempo, ma è altrettanto vero che fermarsi ai paragoni è una forzatura e una perdita di tempo. Già il fatto di accettare di cimentarsi con imprese come questa è per noi un qualcosa che merita sostegno. Il coraggio va sempre premiato. Troppo facili i ragionamenti da rivoluzionari comodamente seduti sul divano. Il paragone forzato quindi non regge e non ha senso, sia nei confronti che dell’originale che dei precedenti libri dell’autore.

Nesbø, comunque sia, riesce a mantenere fede alla trama shakespeariana (infarcendo ed impreziosendo il romanzo di citazioni letterali) senza grossi stravolgimenti, fedeltà che non riguarda solo gli avvenimenti nel loro incedere ma anche le sfaccettature dei personaggi. Dare un giudizio sulla storia senza avere minimante idea della versione originale è un esercizio masturbatorio che serve solamente al proprio ego ma che non ha un minimo di senso. Possiamo invece, questo sì, chiederci come avrebbe raccontato la vicenda Shakespeare se fosse vissuto in questi nostri anni, e quindi influenzato dal mondo odierno, ma questo è un dubbio che ci porteremo nella tomba.

Tragedia era in origine e tragedia troviamo nelle parole di Nesbø. La stessa aura fosca e cruenta in cui il male domina al di sopra di ogni cosa e caratterizza la rapida ascesa e la violenta morte dei protagonisti principali (Lady Macbeth ed il marito). Droga, corruzione, abuso di potere e ricatti fanno da contorno alle loro tenebrose vicende, in una non precisata città industriale del nord Europa che conosce solo l’umido della pioggia e non vede mai il sole. Siamo negli anni settanta ma potrebbero essere anche gli ottanta o i novanta, non cambierebbe molto.

La città è allo sbando, tra inquinamento di fabbriche prossime alla chiusura e tumori che non risparmiano nessuno, la microcriminalità legata alla diffusione capillare della droga ha intaccato il tessuto sociale nella sua totalità. Non sono solo i disperati che si drogano. Come loro fanno anche i poliziotti, i politici e tutti gli uomini inseriti a vario titolo nell’amministrazione. L’apparato statale legato alla giustizia crolla sotto i colpi inferti da un Macbeth, poliziotto tossicodipendente e iperviolento che ambisce al potere totalizzante finendo per precipitare nella paranoia, chiudendosi in una realtà che non riesce ad abbandonare e che lo esclude dal mondo circostante. Un’anima solitaria e maledetta mossa dalla mai sazia sete di potere, dall’ambizione sfrenata e dal disprezzo per la vita altrui.

Questo il quadro d’insieme iniziale. Nella vertiginosa discesa verso la follia il senso di drammaticità aumenta con l’incedere della storia che non risparmia colpi di scena anche se sappiamo benissimo come andrà a finire. La curiosità è quindi rivolta non a quello che deve accadere ma al modo in cui l’autore ce lo presenterà.

Tutti vogliono il controllo della città. Nonostante il degrado in cui è precipitata non sembra mostrare speranze per il futuro. Corrotta e marcia fino al midollo assiste al passaggio dei buoni al “lato oscuro della forza”. Mentre tutto a loro intorno muore senza lasciare spazio alla redenzione. Infanticidi, prostituzione, tossicodipendenza, mancato riscatto sociale, personaggi borderline al di sopra delle righe. Tutti i caratteri del noir sono presenti nonostante manchi come detto la serialità tanto cara ai fan più fedeli.

In chiusura quindi non possiamo non chiederci se abbia un senso fermarsi a queste serialità di cui sopra. Quanto può essere stimolante ed avvincente seguire sempre i medesimi personaggi alle prese con storie che a grandi linee finiscono per ricalcarsi? Non c’è il rischio di raschiare il fondo del barile? Ma soprattutto, per una volta, mettiamoci nei panni di un autore e proviamo a capire la sua voglia di variare, sperimentare, mettersi alla prova, reinventarsi. Il libro è per i lettori ma anche per l’autore, o no? Qui però finiamo per entrare in un’altra dimensione di analisi del libro e dello scrivere in generale: si scrive per se stessi o per compiacere i lettori? Non lo sappiamo, ma sappiamo ciò che pensa Macbeth: “Un uomo ha una resistenza limitata, prima o poi finisce con l’infrangere i giuramenti che si è fatto tatuare e con il fare cose che credeva inconcepibili. Perché la fedeltà eterna non appartiene agli uomini, ma il tradimento sì.”

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Una risposta a Grandangolo: “MACBETH” di JO NESBO (RIZZOLI)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Nesbo è Nesbo

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