“LA SPOSA DEL LUPO” DI AINO KALLAS (Sperling e Kupfer, 1928)

Risultati immagini per “LA SPOSA DEL LUPO” DI AINO KALLASRecensione di Eleonora Papp

La nostra epoca indulge molto nella narrazione di vampiri, licantropi e streghe, segni probabilmente di una società in trasformazione che teme il risultato di questo cambiamento epocale.

Esistono paesi come la Finlandia e l’Estonia in cui queste credenze facevano parte della cultura stessa e dei loro più profondi contenuti folclorici.

Aino Kallas (da nubile Krohn), la più importante scrittrice della Finlandia (nella foto, sotto), dedica i suoi romanzi migliori all’Estonia, sua seconda patria, dopo il matrimonio con il grande studioso Oskar Kallas. Anche il suo capolavoro, “La sposa del lupo” (in originale “Suden morsian”, opera del 1928) riguarda appunto la licantropia, tema molto popolare in Estonia. Il breve romanzo, ambientato a metà del 1600, è svolto da un narratore che si crede omnisciente. Il guardaboschi, Priidik, si innamora a prima vista della bellissima Aalo che cura con grande dolcezza le pecore, facendo loro amorevolmente il bagno prima della tosatura. Lui la segue di nascosto e la guarda mentre Aalo si cambia e ne ammira le belle forme. Vede anche il segno che Aalo ha sotto il petto: un segno rosso, simile all’ala di una piccola falena. È il marchio del demonio, che in Estonia viene raffigurato come un lupo. La donna ha anche i capelli rossi, simbolo demoniaco. Il guardaboschi preferisce credere però al fatto che Aalo sia dolce e paziente con le pecore, e, come è dolce con gli animali, pensa che lei lo potrebbe essere soprattutto con il suo futuro marito. L’uomo vuole pertanto ignorare quel segno.

Immagine correlataI due si sposano, vivono felici, hanno anche una figlia, ma ad un certo punto Aalo, seguendo la sua predestinazione, viene sempre più attratta dai lupi, soprattutto dal Diabolus Sylvarum. In effetti, nella notte di San Giovanni, notte adatta agli incantesimi e ai sortilegi, quando il marito è assente per alcuni giorni, Aalo dimentica tutto: la casa, lo sposo, la figlia e segue i lupi. È attratta soprattutto dal capo, che per congiungersi con Aalo, assume un nuovo aspetto: quello appunto del Diabolus Sylvarum (demone delle selve) o Spirito del Bosco: un soffio vivace e potente che lascia nel terreno passi invisibili. Da questo momento in poi la donna può decidere se conservare l’aspetto umano oppure indossare una pelle di lupo che le permette di assumere le forme dell’animale demoniaco. Notiamo che Aalo come lupo si rivela essere una femmina diversa. È in grado di comunicare con le bestie e di ammansirle. Si rafforza sempre più la contrapposizione fra la donna umana e la femmina animale, che sarà la costante di tutto il romanzo A questo punto appare evidente come la voce narrante non sia onnisciente. È l’esponente della società dell’epoca, obnubilata dalla superstizione e da una religiosità rigida e esteriore, che interpreta tutto come un segno di malefica stregoneria. Noi moderni possiamo giudicare la manifestazione di queste superstizioni come espressione di sentimenti ostili contro quelle donne che tentavano e tentano di emanciparsi. Questa osservazione, che appartiene alla miglior critica letteraria finlandese, è ampiamente giustificata dal fatto che la Kallas subì notevolmente l’influenza delle teorie freudiane e ne rimase affascinata. Aalo, quando è lupa, può esprimere il suo subconscio e vive le proprie pulsioni senza curarsi delle leggi della società. La fusione con la natura simboleggia la libertà e la mancanza di vincoli o legami sociali. Tuttavia, dobbiamo domandarci se sia il Diavolo o lo Spirito del Bosco a possedere la donna. Nel secondo caso, Aalo sarebbe soltanto, in perfetta armonia con la natura che le affina i sensi. La femmina lupo sente odori mai neppure supposti prima, vede con maggior chiarezza, gode della sua crudeltà.

Ma la voce narrante non capisce il dramma di Aalo neppure dal punto di vista della religiosità. Sappiamo che nel tempo della sua vita da umana la donna ha ottemperato a tutti i suoi doveri anche religiosi, ma il Dio di metà Seicento non l’ha ascoltata, l’ha abbandonata. Aalo è stata costretta a seguire il suo destino.

Per un periodo la donna si affianca ai lupi, ma poi torna a casa fintanto che la situazione diventa insostenibile per lei e la costringe ad abbandonare definitivamente la casa del marito. Presa però dalla nostalgia, ritornerà una sera, ancora una volta, per nutrire al seno la sua bambina, per preparare le camicie al marito, per congiungersi con lui, ma poi sparisce tanto in fretta che il marito pensa di aver sognato. Un sogno bello e penoso che però rimane legato alla bellezza del ricordo.

La vita nei boschi consuma Aalo che nel frattempo è rimasta incinta e fa ritorno alla casa originale per partorire nella sauna, ma le vicine, quando vedono che lei e anche il bambino hanno il segno del diavolo impresso sul corpo, danno fuoco alla sauna e li bruciano vivi.

Il narratore che si crede onnisciente non vede in questo racconto che una storia d’amore, di dolore e morte. Ma è proprio così o c’è di più? Celata fra le righe, c’era anche la ricerca della felicità in una vita semplice, onestamente vissuta, che il destino, la predestinazione hanno interrotto. Si registra l’assenza di un Dio misericordioso, tipico di uno spirito rigidamente protestante come poteva essere quello dell’Estonia del 1600.

Con il rogo l’avventura terrena di Aalo è quindi terminata sotto forma di essere umano, ma forse la donna continua a vivere come lupo e probabilmente non riesce a trovare la quiete.

Aalo riuscirà a trovare la pace agognata?

Aino Kallas, scrittrice finlandese naturalizzata estone (nata aViipuri nel 1878 e morta a Helsinki nel 1956), scrisse la maggior parte delle sue opere in finlandese, ma trasse ispirazione dal paesaggio estone e dal suo passato storico e leggendario. La lingua usata nel testo originale è particolarmente complessa con uno stile narrativo arcaico, tipico delle cronache e delle leggende. La traduzione pregevole di Paola Faggioli viene direttamente dal finlandese. La traduttrice cerca uno stile arcaizzante per meglio rendere l’illusione che il romanzo provenga da un testo di metà Seicento.

Fra le opere della Kallas si ricordano anche: “Barbara von Tisenhusen” (1923), “Il pastore di Reigi” (1926), “La vendetta del fiume sacro” (1930).

Dopo l’incorporazione dell’Estonia nell’URSS, Aino visse a lungo in Svezia. Le sue opere, tra cui naturalmente “La sposa del lupo” si possono trovare nelle nostre biblioteche nazionali. Qualche volume è acquistabile presso gli antiquari su Internet. Non perdetevi queste letture, mi raccomando!

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2 risposte a “LA SPOSA DEL LUPO” DI AINO KALLAS (Sperling e Kupfer, 1928)

  1. Ivana Daccò ha detto:

    Molto interessante, davvero da ricercare.

  2. Ivana Daccò ha detto:

    Trovato!. Amazon ne aveva uno solo in vendita, di cui mi dice “Libro in buone condizioni; copertina brunita e strappicciata ai margini ; pagine leggermente brunite”.. Ovviamente mi sono affrettata. 😉
    Grazie della segnalazione.

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