Carmine Abate – Le rughe del sorriso (Mondadori)

Risultati immagini per Carmine Abate – Le rughe del sorrisoRecensione di Martino Ciano

Raccontare, raccontare, finché non muore più nessuno. È una epigrafe emblematica questa scelta da Carmine Abate per introdurre il suo romanzo. Tratta da Il libro contro la morte di Elias Canetti, questa frase ci riporta a un’opera fondamentale del novecento, nata dalla necessità di stigmatizzare la morte attraverso il recupero della memoria.

Immortalare i ricordi è un processo di salvezza grazie al quale si protegge l’identità dalla dissoluzione. Solo raccontando delle storie si può ricostruire la Storia delle comunità, l’iter di ogni processo di trasformazione, l’evoluzione della specie e della coscienza. In questo modo, la morte non è la fine, ma diventa un passaggio di consegne da una generazione all’altra, da un individuo all’altro. Queste erano le intenzioni di Canetti e Abate ne segue l’insegnamento.

Fatto sta che per raccontare una storia bisogna prima recuperarla, conoscerla nei minimi dettagli e reintrodurla nel contesto come elemento caratterizzante. Per fare ciò, Abate scomoda un altro grande della letteratura contemporanea, ossia, Patrick Modiano, dal quale prende in prestito il piglio investigativo. In questo modo, lo scrittore calabrese rende i protagonisti del romanzo, individui che si oppongono al processo di nullificazione che la società mette in atto, contravvenendo, per l’appunto, allo spirito universale della Storia, alla quale tutti partecipano.

Le rughe del sorriso narra la storia di Sahra, giovane somala che vive in un centro di seconda accoglienza situato in un paesino della Calabria con la cognata Faaduma e la nipotina Maryan. All’improvviso, Sahra sparisce. Sulle sue tracce si metterà il giovane professore d’italiano del centro di accoglienza, Antonio Cerasa, che ne ricostruirà la storia.

Una precisazione, Abate non ha scritto un romanzo politico, ideologico o di denuncia. Entra in contatto con il problema dell’immigrazione e dell’accoglienza, ma lo tratta da umanista. L’intento dello scrittore è quello di raccontare una storia, di narrare i fatti; e poiché il mondo è tutto ciò che accade, vien da sé che il giudizio del lettore sarà influenzato dai fatti. Certamente, ciò non vuol dire che Abate se ne lavi le mani; semplicemente, il metodo scelto dall’autore è quello del raccontar-episodi, grazie ai quali, tutto viene immortalato e chiarito.

Senza conoscenza il giudizio è subordinato all’ignoranza, viceversa, si instaura il confronto. Ma non è questo, dopotutto, il compito della letteratura, ossia, ridare a un fatto la sua forma pura, svestita d’ogni pregiudizio, invitando il lettore a una ricerca che vada al di là della parola stessa?

Abate fa questo. Grazie a questo processo di recupero della memoria, lo scrittore calabrese rende i personaggi parte attiva di una vita che spinge all’oblio e a una morte del che giunge prima ancora di quella naturale.

Le rughe del sorriso è un rito di passaggio: dopo la sua lettura si guarda il mondo con occhi diversi.

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