“Rien ne va plus” di Antonio Manzini (Sellerio)

Recensione di Patrizia Debicke

Il nuovo canto o romanzo, il nono della saga del vicequestore Rocco Schiavone (da cui hanno tratto una seria TV Interpretata da Marco Giallini, nella foto), di un amico, anzi di quasi uno di casa ormai, non ci lascia tirare il fiato e decolla subito dopo la un po’ “abborracciata” conclusione di Fate il vostro gioco, il suo precedente romanzo. Fate il vostro gioco… Ricordate vero? Beh, comunque tanto per rifare il punto: le indagini sull’omicidio del Romano Favre si sono concluse con la cattura dell’assassino, il croupier Arturo Michelini, ma il movente dell’omicidio? Qual è davvero?

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La storia è nebulosa e Schiavone non è certo uomo da accontentarsi. Per lui c’è puzzo di bruciato, anzi gatta ci cova! Nel frattempo, ohimè, Enzo Baiocchi, l’assassino di Adele (che ha ammazzato ad Aosta in casa di Rocco) , ha chiesto di parlare con il giudice Baldi rivelando un segreto legato a una brutta pagina del passato capitolino del vicequestore. Le voci girano, Baldi e il questore Costa gli stanno con il fiato sul collo. Appena il tempo di correre a Roma, mettere sul chi vive gli “amici” e tornare indietro che il casinò municipale di Saint-Vincent è vittima di una rapina: il furgone portavalori blindato della Assovalue con a bordo due guardie armate e un carico di quasi tre milioni di euro di proventi del casinò scompare. Niente più contatti radio, nessun allarme satellitare, niente tracciati GPS…

Le indagini lanciate subito in tutte le direzioni faranno scoprire ore dopo una della due guardie abbandonata, pesantemente drogata e semicongelata nella neve, mettendo in moto una rete di indagini per rapina. Ma Schiavone non è convinto, la faccenda gli rosica: percepisce come un qualcosa, un “odore” (vedesi in lessico “schiavonico” intuizione) che continua a rodergli il fegato e gli fa collegare il colpo di milioni al blindato con l’uccisione di dell’ex croupier sanremese Favre. Quel vecchio biglietto con le tre lettere misteriose che significato aveva? Barcamenandosi, come un funambolo con questura e procura, che preferirebbero avere libero campo per un’inchiesta più roboante con risvolti politici e sociali, Schiavone sguinzaglia i suoi e ammassa freneticamente piccoli indizi verso la verità. Comoda o scomoda che sia, ma che stavolta deve pareggiare i conti davvero. Tuttavia certe ombre del passato si addensano sempre minacciose sul suo cammino: la morte del killer Baiocchi, assassino di sua moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, sgradevole sensazione di essere finito nel mirino dei servizi, per motivi sconosciuti. Vecchi rancori? Rivalse? In questo nono romanzo riaffiorano infatti segreti e misteri che vanno a intrecciarsi strettamente al filone principale. Un nono “canto” della saga di Rocco Schiavone che spalanca la strada al decimo (presto spero) . Il sapore della vendetta gli lascia la bocca amara e lo costringe a sopravvivere affrontando giorno dopo giorno una storia dolorosa, “di pancia”, intrisa di quella ruvidezza che lo contraddistingue. Generosa ruvidezza perché a conti fatti si tratta di goffa dolcezza tesa a nascondere solitudine e fame di affetto. Ma anche una complessa commedia umana, con toni che rimandano a certe commedia alla De Filippo, in cui i vari personaggi collaterali da poco più che comparse assumono via, via personalità più precise, quasi vogliose di vivere vita loro. E dilagano nel quotidiano di Schiavone impegnandolo anche psicologicamente e moralmente. Meglio? Certo è che forse sapranno insegnargli un altro e diverso futuro da quello romano. Antonio Manzini descrive i suoi personaggi regalando loro vita propria, andando molto al di là del poliziesco, narrativa a torto ghettizzata per decenni. E, anche per questo, le storie di Rocco Schiavone incideranno indelebilmente nella memoria dei suoi lettori. I rapporti con Gabriele, l’adolescente solitario, ex vicino di casa ora diventato forzatamente convivente, sono sempre più domestici. Lupa, la cucciolona, il suo amore, si è installata stabilmente nella sua vita. Così come si articolano le vicende personali (amori, vizi, ideali) che descrivono i molteplici aspetti dei collaboratori di Rocco. La sua squadra sta diventando una vera squadra, coesa, inossidabile, complice e impenetrabile. Profondamente umana, palpabile. Eh già perché abbiamo un inimmaginabile e inossidabile duetto in formazione tra il anatomopatologo dottor Fumagalli e il sostituto della scientifica, la catastrofista Michela Gambino, un Casella innamorato e turbato che merita un premio e i luciferini effluvi del proibito condivisi in sua assenza tra Italo Pierron, ancora in bilico tra volontà e tentazione e la sponda sicura di Antonio Scipioni. Momenti in cui i ricordi del passato diventano quasi insopportabili e altri in cui gli “sticazzi” fanno andare avanti a ogni costo. Sprazzi di vite semplici contrapposti a inimmaginabili momenti di gloria per Deruta e D’Intino. Nessuna parola è abbastanza per descrivere il misterioso e coinvolgente fascino sprigionato dal narrare di Manzini ( e sfido tanti a saper essere cosi anormalmente spontaneo semplice e normale come lui). Ma lui lo sa fare sissignori e come! Tanto che ci spiattella una perfetta sceneggiatura che dopo averci tenuto con il fiato in sospeso riapre con un colpo maestro la caccia e solo alla fine ci permette di tirare il fiato dopo un magistrale colpo di scena. Grazie Antonio, appuntamento al decimo canto.

Antonio Manzini: attore e sceneggiatore, romano (allievo di Camilleri all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica), ha esordito nella narrativa con il racconto scritto in collaborazione con Niccolò Ammaniti per l’antologia Crimini. Del 2005 il suo primo romanzo, Sangue marcio (Fazi). Con Einaudi Stile libero ha pubblicato La giostra dei criceti (2007). Un suo racconto è uscito nell’antologia Capodanno in giallo (Sellerio 2012). Del 2013, sempre per Sellerio, ha pubblicato il romanzo giallo Pista Nera. Secondo episodio della serie: La costola di Adamo (Sellerio 2014). Nel 2015 Non è stagione (Sellerio), Era di maggio (Sellerio) e Sull’orlo del precipizio (Sellerio). Del 2016 è Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (Sellerio). Nel 2017 Pulvis et Umbra (Sellerio) nel 2018: L’anello Mancante e Fate il vostro gioco (Sellerio) nel 2019 Rien ne va plus.

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