“La guerra del cioccolato” di Robert Cormier (Rizzoli)

Risultati immagini per "La guerra del cioccolato" di Robert Cormier coverRecensione di Raffaella Tamba

È il romanzo che nel 1974 ha dato notorietà all’autore e che Rizzoli ripropone in una nuova edizione in cui l’atmosfera di un college americano degli anni ’40-50 si rivela assolutamente e sorprendentemente attuale. L’esperienza scolastica vissuta da Cormier influenzò profondamente la sua personalità, sensibilizzandola ai problemi dei ragazzi. In questo libro, in particolare, della delicata ed eclettica tematica adolescenziale, egli coglie principalmente l’aspetto del contrasto interiore del singolo fra il bisogno di distinguersi per definirsi come persona e il bisogno di rimanere nel gruppo per non perdere il senso di conferma e protezione che da esso deriva.

La trama si sviluppa da un fatto reale capitato a suo figlio, il si era rifiutato di vendere cioccolatini per la scuola cattolica che frequentava. Da questo episodio, intorno alla domanda che gli sorse spontanea Cosa succederebbe se…?, Cormier elabora una storia forte, toccante, drammatica, che forse è lontana dalla nostra realtà, ma che esemplifica perfettamente una condizione di violenza psicologica che è comunque sempre incombente in un’età critica come quella adolescenziale.

Nella cattolica Trinity Scholl, accanto al tipico bullismo studentesco dei ragazzi più popolari, audaci e spregiudicati, impera un bullismo adulto, quello di alcuni professori che, con il pretesto del sostegno economico alla scuola, ogni anno impongono agli studenti di impegnarsi in una raccolta fondi attraverso la vendita di centinaia di scatole di cioccolatini. È un bullismo vero e proprio, una forzata intimazione all’obbedienza che umilia e schiaccia le volontà individuali, per di più trasformando in strumento di abuso proprio il cioccolato, ‘riserva naturale’ della golosità infantile ed espressione di dolce autogratificazione. Così, sotto l’egida del ricatto, quello che avrebbe potuto essere un compito giocoso diventa per i ragazzi una vera e propria forma di sopraffazione (“Se gli insegnanti si comportano così, che razza di mondo preparano?”). Il paradosso è che questi insegnanti, bulli adulti, si servono, dietro le quinte, proprio dei bulli giovani, uniti nella setta dei cosiddetti Vigilanti, i quali incoraggiati da questa celata ma sicura protezione, si sentono legittimati nelle loro sfrontate imprese e si divertono nell’imporre incarichi come prova di coraggio per quelli che aspirano ad essere dei loro o di prova di sopravvivenza per coloro che invece non sono altro che le vittime del sistema.

In questa rete organizzata di prevaricazione e plagio psicologico, si apre una falla nel momento in cui il giovane Jerry Renault si rifiuta di vendere la sua quota di cioccolatini. Jerry, il protagonista, è una figura di profonda drammaticità per il conflitto interiore che lo nutre accrescendo il suo senso di estraneità agli altri: è chiuso e introverso ma nello stesso tempo caparbio e determinato nella sua disperata voglia di entrare nella squadra di football della scuola. È il simbolo di chi agisce da solo, consapevolmente sì, ma forse non del tutto volutamente. Il poster che ha scelto per il proprio armadietto, è espressione di questa sua insicura aspirazione: “un’ampia spiaggia e un grande cielo in cui una sola stella brillava lontana. Un uomo camminava sulla spiaggia, una figura piccola e solitaria in mezzo a quell’immensità. In basso la scritta, ‘Oso sconvolgere l’universo?’”. Una domanda, non un’affermazione, perché per agire da soli, farsi sentire e poter decidere, occorre tanto coraggio.

L’inizio della ribellione è in realtà frutto di un obbligo impostogli dai Vigilanti. Ogni giorno il professore fa l’appello per chiedere a ciascuno quante scatole si incaricherà di vendere ed ogni giorno, al fatidico nome di Jerry Renault, la risposta è sempre “nessuna”. Ma quel rifiuto che era comunque sempre un atto di sottomissione a qualcuno che lo aveva deciso, si trasforma in un atto di aperta, totale e irriducibile insubordinazione. È l’annullamento di ogni aspettativa, l’irrazionalità dilagante. Jerry bombarda il sistema di bullismo organizzato totalitario: non obbedisce più a nessuno, né ai bulli adulti, né ai bulli coetanei. Non sa neppure più perché continua nel suo diniego, non sa se è quello che vuole, non sa se andare ancora avanti. Si lascia trascinare dall’irrazionalità, dall’amarezza, dalla solitudine e dall’indifferenza: “Era a pezzi, prostrato da una tristezza profonda e penetrante che lo faceva sentire sconsoalto e solo come un naufrago su una spiaggia, unico superstite in mondo di estranei”. È la delegittimazione della forza autorizzata, del plagio legalizzato. È il seme della libertà. Una libertà che però non germoglia – espressione del pessimismo che contraddistingue la scrittura di Cormier – e che anzi rivelerà l’altra faccia di sé, quella della selvaggia assenza di codici e freni inibitori.

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Una risposta a “La guerra del cioccolato” di Robert Cormier (Rizzoli)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Gnam!

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