“L’emulatore” di Johana Gustawsson, La Corte editore

Risultati immagini per "L’emulatore" di Johana GustawssonRecensione di Patrizia Debicke

L’emulatore è il secondo romanzo o sarebbe meglio dire il seguito di Block 46 della stessa autrice (nella foto, sotto). In L’emulatore, infatti, tornano alla grande le due principali protagoniste: la tenace e ottima investigatrice senza peli sulla lingua, Emily Roy (B.I.A., behavioral investigative advicer, ovvero profiler di Scotland Yard) e la scrittrice francese (un tocco di autobiografico?) Alexis Castells (abile giornalista investigativa). Metaforicamente si potrebbe quasi dire che L’emulatore è un libro che divora. E non è uno scherzo perché proprio il verbo divorare ohimè è uno dei piloni portanti di questo thriller dove il macabro tema del cannibalismo si afferma con prepotenza. Si parte dal ritrovamento nella foresta di Falkenbeg (Svezia) del cadavere di una giovane donna. La vittima è stata strangolata ma il suo corpo appare massacrato perché in corrispondenza con i seni, le cosce e i glutei, con geometrica e chirurgica precisione, le sono stati asportati pezzi di carne.

Non basta perché una piuma nera le è stata infilata nei canali uditivi. Lo stesso tipo di mutilazioni, unite alla ritualità della piuma, erano già state riscontrate nelle vittime di un serial killer, l’inglese Richard Hemsfield, detto il serial killer di Tower Hamlet, che aveva tre donne morte sul suo carnet e, prima della cattura aveva assassinato barbaramente con una spranga di ferro il poliziotto francese compagno della scrittrice. Ma Hemsfield ormai da dieci anni sconta la condanna per i suoi crimini, chiuso sotto rigorosa sorveglianza in un manicomio criminale. Pochi giorni dopo l’omicidio di Falkenberg, una donna, anzi un celebrità, una famosa attrice, Julianne Bell, viene misteriosamente rapita a Londra, di prima mattina, mentre sta per andare a farsi intervistare in televisione.

Immagine correlata

La profiler Emily Roy, incaricata da Scotland Yard di seguire il caso ritiene la faccenda strana e pericolosa. E non appena scopre, vicino alla casa della Bell, le scarpe della donna chiuse in un sacchetto di plastica con dentro un paio di calzini ripiegati e il commissario Bergstrom, sua vecchia conoscenza svedese, le trasmette la notizia del loro macabro ritrovamento, collega il rapimento dell’attrice con i delitti di Hamesfield. Proprio il particolare della scarpa denuncia lo stesso modus operandi. Perché, chi è stato? Com’è possibile? E come fa, chiunque egli sia, a essere a conoscenza di dettagli che in pochi conoscono? Emily Roy deve chiedere l’aiuto di Alexis Castells che con le sue indagini aveva contribuito alla cattura di Hamesfield. La scrittrice francese, pur sotto choc, è costretta ad affrontare e rivivere l’incubo del suo passato. Con un serial killer ancora in azione, ogni certezza vacilla e Scotland Yard e il commissariato di polizia svedese si trovano davanti a uno spaventoso dubbio: o Richard Hamsfield non è il serial killer di Tower Hamlet o in giro c’è un emulatore pronto ad uccidere. O peggio, magari più di uno, visto che i macabri delitti si ripetono senza curarsi dei confini tra la Svezia e la Gran Bretagna, Emily Roy, Alexis Castells, Aliénor Lindbergh, geniale tirocinante Asperger, e Karla Hansen, la detective che ha il compito di guidare l’indagine svedese, al corrente dell’abitudine del serial killer di tenere in vita le sue vittime prima di ucciderle, sanno di avere poco tempo per incastrarlo e trovare Julianne ancora viva. Ma tutta la squadra investigativa sarà messa a dura prova perché prima dovranno riuscire a far combaciare i pezzi di un complicato e inimmaginabile puzzle. E solo rimettendoli tutti insieme, sarà forse possibile ricostruire una storia che affonda le sue radici nel passato, ma anche e, ciò che più conta, salvare una vita. Come in Block 46, un tuffo nella storia per le nostre eroine. Ma stavolta la loro nuova esperienza indietro nel tempo alla ricerca delle verità le porterà a esplorare lontani e torbidi legami famigliari, fino a tornare nella Londra del 1888, infilandosi nei bui vicoli di Whitechapel, sulle sanguinose e orride tracce lasciate da Jack Lo Squartatore. Perché ciò che sembrava esser stato risolto forse non lo era? Johana Gustawsson ne L’emulatore, con un clima di ben calibrato suspence affronta temi di grande impatto emotivo, come le sofferenze e le angosce delle vittime, certe perverse prevaricazioni familiari, il maltrattamento dei minori, le sevizie, la distorsione morale portata dalla follia, riesce a intrecciare con abilità passato e presente, facendo correre la sua storia su diversi archi temporali e diversi scenari. Si spazia infatti con disinvoltura avanti e indietro dalla fine dell’Ottocento, quando Jack Lo Squartatore terrorizzava Londra al 2015, quando in Svezia viene ritrovato il corpo di una giovane donna denudato e oscenamente mutilato. E alla fine con un indovinato colpo di scena finale spiazza il lettore mettendo in tavola un imprevedibile poker d’assi.

Johana Gustawsson, nata nel 1978 a Marsiglia e con una laurea in scienze politiche, ha lavorato come giornalista per la stampa francese e la televisione. Ha sposato uno svedese e ora vive a Londra. È stata la co-autrice di un best-seller, On se Retrouvera, il cui adattamento televisivo ha attirato oltre 7 milioni di spettatori la scorsa estate.

Questa voce è stata pubblicata in recensioni, Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...