GRANDANGOLO: “Da molto lontano” di Roberto Costantini (Marsilio)

Immagine correlataRecensione di Marco Valenti

Questo di Costantini è un noir ma potrebbe tranquillamente essere un libro di costume e società. Se non addirittura di storia. Quella dell’Italia più recente, nata sulle ceneri di Tangentopoli. La cosiddetta Seconda Repubblica. È questo lo scenario che fa da sfondo alle vicende che vedono ancora una volta (l’ultima?) protagonista il commissario Balistreri, personaggio intorno a cui Costantini ha creato la sua “trilogia del male” tra il 2011 ed il 2014.

Lo scenario su cui si dipanano le vicende è quello dell’estate del 1990. L’anno dei Campionati Mondiali di calcio in Italia. Le famose “notti magiche” cantate da Bennato e dalla Nannini. Perfetto esempio di come un brano carico di povertà artistica possa entrare nell’immaginario di un’intera nazione. Uno dei tanti misteri d’Italia cui siamo tristemente abituati. Balistreri, scazzato e disilluso come sempre viene chiamato ad indagare su una vicenda apparentemente secondaria per la sicurezza pubblica. Scompare infatti il figlio di un notissimo imprenditore, uno di quelli “che conta”. Uno che ha saputo mutare le proprie frequentazioni per restare a galla su una barca che sta lentamente andando a fondo. Uno che lo scossone politico imminente sfiorerà appena. Perché infondo la storia che da qui in poi Costantini ci racconta non è solo quella del nostro paese ma direttamente la nostra. Siamo noi i protagonisti del libro. Noi che non abbiamo mai smesso di fingere di non sapere chi è che comandava, chi viveva nel lusso sfrenato, chi prevaricava gli altri, in una squallida commedia degli orrori fatta di segreti malcelati.

Sequestro o semplice fuga d’amore del figlio ribelle del potente di turno? Non ci sarà il tempo per fermarsi a ragionare perché giunge l’inattesa richiesta di riscatto alla famiglia. A questo punto Balistreri si trova costretto a scandagliare un mondo che non gli appartiene e che moralmente detesta. Il mondo dorato di chi in nome del potere economico pensa di poter fare e disfare a proprio piacimento. Ovunque. Sempre. Comunque.

Iniziano gli scontri con il magistrato arrivista che intravede il modo di accorciare la scalata alle posizioni che contano forte dell’adesione alla neonata Lega (4% in ambito nazionale alle elezioni politiche del maggio 1990 ma ben il 18,9% in Lombardia), la sua assistente protofemminista, le istituzioni tutte, forte del sostegno dei suoi uomini che si ucciderebbero per lui e di un ego che non smette mai di sostenerlo. Nella vicenda compare improvvisamente anche l’ombra inquietante della Camorra a complicare il quadro già di per sé intricato e delicato. Ne seguirà una serie di eventi a raffica che porteranno ad un epilogo che pare definitivo. Se non fosse che a distanza di un trentennio ritroviamo Balistreri nuovamente alle prese con quella vicenda che pensava sepolta. Scontata la sua pensa l’unico condannato torna libero portandosi dietro la voglia di vendetta. Sarà un macabro ritrovamento a riaprire le indagini, anche se nel frattempo tutto è cambiato. Balistreri è ormai in pensione e alle prese con una decadenza senile che compromette la sua memoria. Ognuno ha preso la strada che il destino gli ha riservato. Una reazione a catena coinvolgerà tutti i protagonisti di quell’estate che in molti avevano provato a dimenticare.

L’abilità di Costantini sta nel mettere nero su bianco gli eventi sociopolitici di una stagione che pareva dover cambiare tutto e che invece non ha cambiato assolutamente nulla (ogni riferimento e parallelismo con quello che sta accadendo oggi non è affatto casuale). La tanto esaltata Seconda Repubblica ha dimostrato di essere un bluff che ha portato ad una deriva economico-morale da cui faticheremo a riprenderci. Il forte incremento del reddito parlamentare, unito all’abbassamento del livello medio di istruzione, ha contribuito al declino qualitativo della politica. È qui che Costantini costruisce il proprio romanzo. Sulle debolezze di una classe politico amministrativa schiava dell’apparenza e del denaro facile, collusa con le organizzazioni criminali che ha fatto del ricatto la chiave per entrare nelle stanze che contano.

Non ci sono confini netti che delimitano i personaggi. Chiunque può stare da una parte come dall’altra, forte della propria doppia morale se non addirittura di doppia personalità. Politica e costume abbiamo detto in apertura. Entrambe però declinate nella loro peggiore versione possibile, in una continua contrapposizione tra nuovo e vecchio “sistema”, tra nord e sud del paese e non ultima tra uomini e donne, in una gara a chi è più spietato. Balistreri è il nostro alter ego disincantato che capisce di non poter fare più niente per invertire la rotta, non a caso nonostante la sua tutt’altro che irreprensibile morale autodistruttiva finiamo per immedesimarci sempre con lui. L’unica certezza che abbiamo in chiusura è che non ci sia scampo e che niente posa realmente cambiare. Oltre al fatto che gli eventi che vi vedono protagonisti sono sempre figli di un qualcosa che arriva “da molto lontano”.

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