“L’Arrivo delle Missive” di Aliya Whiteley (Carbonio)

Risultati immagini per L'Arrivo delle Missive (Milano: Carbonio, 2018)Recensione di Piera Carroli

Aliya Whiteley, The Arrival of the Missives (UK: Unsung Stories, Red Squirrel Publishing, 2016)

Trad. di Olimpia Ellero

Un’altra voce narrante sveglia nella notte:

“Non riesco a dormire. Oggi ho sentito la signora Barbery che spettegolava in mezzo alla strade con le altre mamme. «Non è un vero uomo, è ovvio» diceva «non dopo quella ferita» (p. 9).

Lo stile semplice e limpido, al contrario della scrittura suggestiva e oscura della voce narrante di Jill Dawson, suggerisce che la protagonista narrante di Aliya Whitely, è una giovinetta che guarda al futuro con occhi fiduciosi.

Anch’esso in prima persona, L’Arrivo delle Missive (pubblicato sempre da Carbonio) incluse le lettere, molto formali, inviate dal signor Tiller alla sua alunna nonché voce narrante, la signorina Shirley Fern. L’uso di espressioni e appellativi formali, i riferimenti alla guerra e alla ferita del Maestro Tilley ci segnalano che il romanzo non è ambientato in tempi odierni. Eppure, le descrizioni della ferita, del paesaggio, la visione futuristica che vi si respira, non suggeriscono un periodo passato bensì distopico, oserei dire.

E or ora leggo nella seconda di copertina che Aliya Whiteley è considerata l’erede della grande Margaret Atwood. Tutto d’un tratto, le coraggiose e strane (in inglese weird) scelte di Whiteley: mischiare passato a distopia, candore a orrore, a social realizm in un Bildung roman, una struttura diegetica tramite cui la protagonista cresce e si sviluppa, diventano lapalissiane.

Difatti, vedo che è stato definito come segue:

“genre-defying story of fate, free-will and the choices we make in life. In the aftermath of the Great War, Shirley Fearn dreams of challenging the conventions of rural England, where life is as predictable as the changing of the seasons…”

[una storia che sfida il genre, il libero arbitrio e le scelte che facciamo nella vita. All’indomani della Grande Guerra, Shirley Fearn sogna di sfidare le convenzioni dell’Inghilterra rurale, dove la vita è prevedibile come il mutare delle stagioni].

Nel suo romanzo a più voci, The Beauty (2014) dalla struttura decameroniana, Whiteley capovolge il tabù della malattia derivante da attività sessuali. Si tratta di un romanzo di tras-formazione nel quale orrore, bellezza e meraviglia si mescolano.

Anche L’arrivo delle missive è un romanzo di finzione e tras-formazione, con risvolti sia fantastici sia realistici. Ambientato nel villaggio di Westerbridge, vicino a Taunton, subito dopo la prima guerra mondiale, la storia si svolge in questo piccolo villaggio rurale, lontano da qualsiasi cosa grande o importante dove l’elettricità non è ancora arrivata. La comunità è stata decimata dalla guerra e dalle malattie. Ad ‘aiutare’ la gente del luogo ci sono lavoratori sul campo, che sembrano essere prigionieri di guerra, “ma lavorano sodo, come tutti quelli della fattoria, inclusi gli animali”. La prospettiva ingenua della voce narrante protagonista Shirley Fearn dona un carattere onirico e surreale al libro, soprattutto all’inizio. Ciò confonde chi legge, ci si chiede, i riferimenti alla guerra sono un promemoria della Grande guerra del passato o di una terribile guerra futura?

Si potrebbe azzardare un paragone con il film La la land (2016). Ma, contrario del film, nel romanzo non c’è nostalgia del passato, bensì proiezione assoluta verso un futuro decisamente migliore.

Shirley sta per finire la scuola e i suoi piani per il futuro ruotano intorno al suo insegnante, il signor Tiller: “Sono innamorata.”

Shirley Fearn, la figlia del proprietario terriero, dimostra un’adorazione sacrale e ossessiva per Mr Tiller. Il giovane Tiller, si è trasferito a Westerbridge subito dopo la guerra, e tutti sembrano speculare sulla natura della sua ferita, a causa della quale “non è un vero uomo”. Shirley ci dice: “A volte mi chiedo cosa ci sia sotto la sua camicia e il panciotto, immagino che ci sia qualcosa di diverso dalla carne: piume di cigno fine, o uno spazio bianco pulito”. All’inizio pensiamo che questa sia solo l’immaginazione di un’adolescente infatuata del suo maestro ma si rivelerà ben altro.

Vi consiglio di leggerlo se vi piacciono i romanzi narrati da un’adolescente che dovrà crescere e cambiare molto in fretta. Un’adolescente intenta a raggiungere l’indipendenza e a non lasciarsi abbarbagliare né dal professore né dai tre ‘savi’:

“non permetterò che pianti i suoi semi dentro di me. Non sarò una pedina in mano a quei tre vecchi…”

E vai Shirley, con tutti i nostri auguri di un anno migliore!

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