Recensioni al massimo: “Il clamore a casa nostra” di Benjamin Taylor (Nutrimenti)

ClamoreRecensione di Massimo Ricciuti

Il 22 novembre del 1963 è una data passata tristemente alla storia: tutti ricordano dove fossero e cosa stessero facendo quando il presidente John Fitzgerald Kennedy venne ucciso a Dallas. Fra questi anche l’undicenne Benjamin Taylor che, proprio la mattina del giorno fatale, aveva stretto la mano a Kennedy. Da qui parte il racconto dei dodici mesi successivi della sua vita, con alcuni riferimenti al passato e al futuro dell’autore e della propria famiglia. Ne viene fuori un memoir incentrato sulle vicende personali dei Taylor, inserite in un contesto ben più ampio, qual è la storia di un’intera nazione. La famiglia dell’autore rappresenta dunque una sorta di microcosmo attraverso cui vedere i drammatici avvenimenti che si susseguono negli Stati Uniti: dall’escalation della guerra in Vietnam agli omicidi di Martin Luther King e Bob Kennedy, dalle lotte contro la segregazione razziale alla presenza costante e minacciosa del Ku Klux Klan. Contemporaneamente, Benjamin viene cresciuto secondo la religione ebraica e comincia a prendere coscienza della propria omosessualità.

Vari sono gli aneddoti che ci racconta, da quelli più piacevoli a quelli meno. Fra i primi spicca un indimenticabile viaggio a New York, trascorso nei teatri di Broadway per assistere ogni sera a uno spettacolo diverso, passando per una visita alla vecchia Penn Station, in procinto di essere demolita. Numerose sono le citazioni di libri famosi: Antologia di Spoon River, Le avventure di Huckleberry Finn, Morte nel pomeriggio, per nominarne solo alcuni. Anche se il romanzo preferito dal giovane Benjamin resta Il ponte di San Luis Rey di Thornton Wilder, vincitore del premio Pulitzer nel 1928 e attraverso cui scopre che “ciò che sta realmente accadendo nelle altre persone – allora un dilemma – poteva essere suggerito dalla scrittura”. Non mancano i titoli di film e canzoni in voga all’epoca e che accompagnano la crescita del protagonista. Il clamore a casa nostra è sì un memoir in cui si narra un anno di vita dell’autore, quello che lo porta dagli 11 ai 12 anni, ma è anche molto di più. Un’ultima curiosità: Benjamin Taylor è stato uno dei migliori amici del grande Philip Roth, che gli ha dedicato il romanzo Il fantasma esce di scena.

Il punto massimo:

Se mi venisse offerta la possibilità di rivivere da capo la mia vita, so che direi di no. Di nuovo giovane? Quando la più grande soddisfazione è stata invecchiare? Giovani per cosa? Sopportare di nuovo i mille tumulti naturali? Quando ciò che voglio ora è guadagnarmi la mia tomba? Ho già scelto e pagato il lotto. Henry James parla, nel suo racconto La prossima volta, di uno scrittore che non è riuscito ad avere successo commerciale. I raffinati capolavori di Ray Limbert sono letti da pochi. Ma poi, grazie alla benedizione della vecchiaia, la voce delle sirene del mercato si affievolisce. Si lascia alle spalle l’ambizione, per fortuna; si sveglia, bendisposto, “nel paese della malinconia” e rimane lì, “con una buona coscienza e una grande idea”.

La mia coscienza, come quella di tutti, è un miscuglio di sensazioni. Ma credo che mi fornisca – con uno scarto minimo – più occasioni per sentirmi bene che per sentirmi male. E come Limbert, ho una grande idea: allontanarmi dal desiderio di far accadere questo o quello e governare il futuro e lasciare me stesso preda del passato soleggiato e riccamente ospitale, in un paese della malinconia dove io possa aspettare ciò che resta del mio tempo.

 

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