“Il talento del crimine” di Jill Dawson (Carbonio)

Risultati immagini per "Il talento del crimine" di Jill Dawson (Carbonio)Recensione di Piera Carroli

Jill Dawson, The Crime Writer (UK: Hodder & Stoughton, 2016)

Trad. di Matteo Curtoni e Maura Paolini (Superba!)

Qualcuno le stava dando la caccia. Sogni – fantasmi – che ancora una volta la strapparono al sonno e al letto nel cuore della notte, spingendola a inoltrarsi nell’oscurità del piccolo villaggio […]. Allungò il passo e, accompagnata dal tap-tap-tap delle suole, si avvicinò alla siepe. Sollevò il bavero per nascondere il viso: qualcuno la stava seguendo? (p. 7)

Eccovi l’incipit di un’altra inedita prospettiva sul mondo, donataci da Carbonio Editore.

Di Jill Dawson, che si infila nelle scarpe di Patricia Highsmith, in tutti i sensi, per carpirne il genio, i passi negli scarponi troppo grandi, le ossessioni, per farci entrare nella testa di Highsmith, per farci riflettere sul mestiere di scrivere tra finzione e realtà. Per impossessarsi delle motivazioni alla base del crimine.

Durante la stesura de Il talento del crimine, racconta Dawson, sono anche andata a visitare la casa in Inghilterra dove aveva soggiornato, cercando di immaginare quali fossero i sentimenti e le sensazioni che la animavano e ho cercato di immedesimarmi in lei per immaginare cosa pensava, qual era la sua vita e come sarebbe cambiata se avesse commesso un crimine. […] Credo che Patricia Highsmith in questo fosse magistrale nell’immaginare i pensieri, le ossessioni e le azioni di chi commette un crimine.

L’amore è una forma di follia che quasi non conosce logica (p. 7)

“Verace, veridico, veritiero” (Dante). Dawson immagina appunto, attraverso un flusso di coscienza narrativo nella prima persona di Pat, l’intensificazione del disprezzo e dell’odio che culminano in un atto di violenza estrema, la trasgressione assoluta.

Highsmith amava un triangolo e le piaceva distruggerlo, incastrando la parte della coppia che non voleva, ma di solito dormiva con lei per prima. La sua era una vita piena di incontri, e non è un caso che i suoi romanzi usino ossessivamente l’inaspettato incontro che cambia la vita / mette in pericolo la vita come la spinta verso la narrazione…”.

Così la descrive Jeanette Winterson nella recensione della biografia di Joan Schenkar, ‘The Talented Miss Highsmith,’ (“Patricia Highsmith, Hiding in Plain Sight“, Book Review | by Joan Schenkar –

https://www.nytimes.com/2009/12/20/books/review/Winterson-t.html.

Una spiritosa biografia della scrittrice manipolatrice, della segreta e ossessiva Patricia.

Dawson ricalca l’ossessione di Highsmith con il triangolo nel suo romanzo nonché la tendenza dell’autore al possesso assoluto della persona amata e alla annientamento dell’altro incomodo.

Nata in Texas nel 1921, Patricia Highsmith ha vissuto in seguito in Francia, Italia, ed è morta in Svizzera nel 1995. È ritornata alla ribalta negli anni a cavallo del Duemila con la trasposizione cinematografica di alcuni dei suoi romanzi più famosi o scandalosi. Il talento di Mr Ripley (1999), I due volti di gennaio (2014) e Carol (2015) con Cate Blanchett.

Le sue peculiarità, portarsi appresso i suoi animali domestici (lumache) nella borsetta o in tasca, oltre al disdegno per i giornalisti e per gli incomodi, ma, come tutti gli scrittori che vogliano essere rispettati, il desiderio di “un posto nel canone” (p. 130) sono rappresentate con dialoghi vivaci e ironici (dalla prospettiva di chi narra ma anche della protagonista che a volte diventa UNA) con giornaliste, alle quali Patsy non dice mai la verità. Quando la giornalista della BBC “La sua prosa è deliberatamente sgradevole?”, Highsmith borbotta “Un romanzo non è solo una serie di frasi aa effetto.” (p. 131) risponde “Credo che ci sia qualcosa di soprannaturale… qualcosa che potrebbe essere vero o non vero… che si tratti di una profonda e seria indagine sull’animo”. Insomma la risposta ‘standard’.

I suoi pensieri invece ci rivelano che la sua scrittura “è un sogno vivido, inarrestabile, illogico. La fiammella di una candela. La bava di una lumaca… (pp. 132-3).

Entrambe, Highsmith e Dawson deplorano i romanzi con assassini con moventi, giudicandoli artificiosi e ridicoli visto che non c’è nulla di ciò in un crimine. Sono alla ricerca delle pulsioni irrazionali perciò cercano di andare a fondo, di risalire alle origini del male e di soffermarsi su cosa scatena l’azione criminosa:

Il punto di un omicidio è uno e uno solo: deriva da un’emozione sanguinaria. Il blob grigio ai margini del campo visivo, il terrore profondo, soffocante, insopportabile, il ribollente calderone che gorgoglia al centro del cuore e viene rimestato ogni giorno. … una confusa esplosione di caos, di emozione (p. 133).

Questo romanzo, che indaga il filo sottile che scorre tra finzione e realtà, riesce nel suo obiettivo in maniera più che straordinaria.

Vincitore dell’East Anglian Book Award per The Crime Writer, e finalista a vari altri premi, Jill Dawson è ritenuta una delle più talentuose scrittore inglesi. Ha pubblicato nove romanzi e curato diverse antologie. È docente di scrittura creativa e le sue opere sono state tradotte in varie lingue.

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