“La donna che morì due volte” di Leif G. W. Persson (Marsilio)

La-donna-che-morì-due-volte-cover La donna che morì due volte di Leif G. W. Persson Anteprime Recensione di Marcello Casalino

Cosa succede quando un perspicace ragazzino si presenta un giorno alla porta del vicino di casa, portando con sé un teschio perforato da una pallottola? Il vicino è Evert Backstrom, corpulento e caparbio commissario di polizia, il più stimato di Svezia.

Quello che sembrava un semplice ed occasionale ritrovamento da parte di un boy scout diventa, col passare dei giorni, il nuovo tormentone della squadra investigativa di Stoccolma: il teschio, infatti, risulta appartenere ad una donna asiatica deceduta anni prima nel corso di un violento tzunami e sepolta in Thailandia. Partono, così, una serie di indagini incrociate: sul posto per le analisi del recente ritrovamento e in Thailandia per la ricostruzione del precedente accaduto, minato ora dal sospetto di una superficialità investigativa.

Leif Gustav Willy Persson, scrittore, criminologo e sceneggiatore svedese, oltre che, in passato, consulente del ministero di giustizia e dei servizi segreti, è autore di numerosi romanzi, tra cui la serie legata al personaggio del sopracitato commissario Backstrom: “Anatomia di un’indagine”, “Uccidete il drago”, “L’ultima indagine”, “La vera storia del naso di Pinocchio” e “Presunto terrorista”. La CBS americana ne ha tratto una serie televisiva, cambiandone l’ambientazione.

In questo suo nuovo thriller, “La donna che morì due volte”, Persson procede come se volesse ricalcare la struttura di un long playing dalle due facciate contrapposte. La prima metà del libro si snoda lenta e quasi del tutto priva di colpi di scena, tra qualche battibecco, confronti investigativi e la solita infatuazione tra colleghi; nella seconda, d’un tratto, e a sorpresa, entrano in campo piccole spiazzanti rivelazioni, un dettaglio catturato con occhio obliquo, una inattesa epifania emotiva, che trasformano la scena rendendola più attraente per il lettore. Peccato che all’improvviso, e troppo presto, la suspence lasci il posto all’ormai scontata soluzione del caso.

L’impressione è che la maestria della scrittura di Persson resti spesso inavvertita tra le righe. Lo scrittore pecca talvolta di autoindulgenza, si avvale dei soliti luoghi comuni e allunga un tantinello il brodo (ma non ce n’era francamente bisogno). Adotta un approccio comportamentista, in cui discorsi e comportamenti vengono registrati con occhio minuzioso e impassibile, in modo da dedurne soprattutto la realtà delle apparenze, piuttosto che la fine analisi psicologica, spesso presente nei thriller scandinavi.

Il commissario Backstrom esce, in questo romanzo, dal ruolo di protagonista assoluto, limitandosi a coordinare le indagini della sua squadra, abilmente condotte dalla sua fedele collaboratrice Annika Carlsson, e ad illuminarle con pochi, ma essenziali, suggerimenti.

Intendiamoci, il libro si legge con piacere, pur lasciando in bocca un retrogusto agrodolce.

Promosso con riserva.

 

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Una risposta a “La donna che morì due volte” di Leif G. W. Persson (Marsilio)

  1. patrizia debicke ha detto:

    ok

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