“Chimica impura” di Anna Allocca (Eclissi Editrice)

Risultati immagini per Chimica impura, di Anna Allocca (Eclissi)Recensione di Raffaella Tamba

Spesso la struttura di un romanzo giallo è quella di una serie di cerchi concentrici che, uno dopo l’altro, avvicinano sempre più il lettore al centro della soluzione. Anna Allocca (nella foto, sotto) ha scelto invece una tecnica diversa e molto efficace: quella di un solo cerchio esterno che ruota intorno al perno dell’omicidio commesso ma che non vi si avvicina mai: il lettore ha l’impressione, per tutto il romanzo – come del resto i poliziotti protagonisti che indagano – di non avvicinarsi mai alla soluzione. Pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, una giostra di personaggi ruotano intorno al delitto, rimbalzandosi a vicenda colpa e innocenza, movente ed alibi, senza dar adito ad alcuna intuizione risolutiva. L’effetto di coinvolgimento è stupefacente! Ogni capitolo si colloca in un preciso momento cronologico che è definito dal suo stesso titolo, in una sorta di tapis roulant che porta avanti e indietro la scena tra i giorni precedenti il delitto, il giorno stesso ed i giorni successivi.

L’ispettore Valentina Catania non ha apparentemente nulla dell’eroe classico dei romanzi gialli: non viene presentata in azioni pericolose, non deve cimentarsi in pedinamenti, fughe o inseguimenti. Negli interrogatori diretti è spesso “combattuta tra la fermezza che le imponeva il suo ruolo, la comprensione per l’imbarazzo e il dolore che percepiva nella sua interlocutrice, e la curiosità”. La sua indagine è quasi burocratica, la sua professionalità è continuamente minata dallo stato confusionale della sua sfera personale, occupata dal pensiero assillante di una relazione sentimentale in stato di inspiegabile sospensione: il giovane napoletano Caruso, di cui è da alcuni mesi innamorata, è sparito improvvisamente, accennando ad impegni che lo avrebbero trattenuto a Napoli per un po’ di tempo e lasciandola in prostrata emotivamente, proprio quando è chiamata a “risolvere un caso in cui ambiguità e degenerazioni varie la facevano da padrone, in un panorama sempre più subdolo ed equivoco dove un po’ tutti i protagonisti sembravano uniti da un leitmotiv torbido e malsano che richidedva mente vigile, ottimizzazione delle capacità risolutive e intuito alle stelle”.

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Per fortuna, al fianco di Valentina, c’è il suo viceispettore, Luca Malvini, genuino, frizzante, sornionamente provocatorio. È il suo braccio destro, non solo nelle indagini ma anche nella vita privata, perché rappresenta la lente di leggerezza e ironia che permette a Valentina di trovare la giusta prospettiva di distacco e di superare i momenti di sconforto. Il suo ammiccare gentile, la sua satira intelligente le forniscono spunti di riflessione sull’omicidio, sulle persone e, non meno importante, sul proprio stato d’animo. Insieme conducono gli interrogatori di tutte le persone coinvolte nell’indagine. La vittima è Liliana Colombo, una professoressa di chimica della scuola superiore di un immaginario paese del varesotto, nei pressi di Busto Arsizio, che negli ultimi anni, grazie a scoperte rivoluzionarie, ha raggiunto il successo professionale, la notorietà e la ricchezza. L’invenzione del luogo è un espediente che consente all’autrice di disegnarlo esattamente come le serve per la sua trama, in particolare negli esercizi pubblici: più che le case private, sono i locali che ospitano le scene più importanti, dalla scuola nella quale la professoressa viene uccisa al locale a luci rosse L’inferno, simbolo della depravazione che il sentimento amoroso può raggiungere quando fuoriesce dagli schemi ordinari e puliti, ai ristoranti e caffè nei quali il lettore segue a pranzo e a cena l’ispettore e il suo vice, come se solo ad un tavolo pubblico, davanti ad una bottiglia di vino speciale e a piatti tipici, il ragionamento investigativo potesse fare progressi.

Emblematico che l’autrice chiami la vittima quasi sempre con il diminutivo Lilli, usato da tutti, come per farvi affezionare il lettore, mantenere viva la sua personalità onesta, la sua passione per il proprio lavoro, la sua generosità verso gli altri, accentuando il senso di profonda ingiustizia che aleggia per tutto il romanzo intorno al suo assassinio. Le altre figure sembra invece che siano contaminate da un’ambiguità che le rende tutte sospettabili, perché “amici e nemici spesso e volentieri si assomigliano, si confondo, si identificano”. Ciascuna ha qualcosa contro Lilli e contro gli altri e tutte sono legate da sentimenti reciproci di passione insoddisfatta, apnea da noia, senso di diffidenza reciproca, rancore, astio, fino ad arrivare al disgusto e all’odio. Perché il legame più stretto che li avvince tutti è quello di segreti inconfessabili, che tuttavia sono destinati prima o poi a scoprirsi in modo tale da “mandare in corto circuito il tuo sistema emotivo”. È la chimica impura di rapporti sbagliati, di “incontri, scelte, amori e disamori” che caratterizzano la causalità e l’imprevedibilità della vita, e nei quali “anche la minima reazione può risultare determinante per il futuro di ogni persona, segnare un percorso nuovo, dirottare in modo del tutto inaspetttato sogni e speranze, concretizzando ipotesi inconcepibili fino a un attimo prima”.

Il romanzo segue il tracciato di queste relazioni, attraverso dialoghi brevi e incisivi, frasi lasciate in sospeso che schiudono terribili sospetti, incontri casuali, non voluti o cercati, sotterfugi, menzogne e tutti “quei casi della vita che ti dimostrano senza tante storie il potere occulto delle coincidenze”.

La prosa della scrittrice ha la prerogativa di una fluida naturalezza: le frasi sembrano uscite dalla penna senza bisogno di alcun ritocco; sintetiche, gergali, raffinate, spiritose, profonde, allusive, ironiche, drammatiche, fluiscono istintivamente, senza sforzo, colpendo l’immaginazione del lettore con umorismo, angoscia, paura e trepidazione. Uno stile impeccabile, che contribuisce, insieme alla tipica tecnica del capitolo sospeso, a tenere il lettore avvinto pagina dopo pagina.

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