“Avevano spento anche la luna” di Ruta Sepetys (Garzanti)

Risultati immagini per “Avevano spento anche la luna” di Ruta SepetysRecensione di Eleonora Papp

Ruta Sepetys, autrice americana di origine lituana, ha avuto il merito di squarciare a livello internazionale il velo di silenzio che circondava e circonda in gran parte tuttora la tragedia vissuta dal popolo lituano e in generale dalle popolazioni baltiche nel periodo della dittatura stalinista. Il piano di Stalin prevedeva la russificazione dei territori dell’URSS mediante l’introduzione di masse russe proletarie e poco alfabetizzate in territori da cui erano state deportate popolazioni di recente conquista come era avvenuto con le tre repubbliche baltiche (Lituania, Estonia e Lettonia) dove, nel corso della russificazione, perdette la vita un terzo degli abitanti. Del pari venivano deportate popolazioni particolarmente ribelli, come i tartari. Di queste tragedie che costarono milioni di morti, si tace o non se ne parla abbastanza, anche perché dopo la destalinizzazione, nel cosiddetto periodo del Disgelo, quando i superstiti fecero ritorno, furono costretti a tacere, a non raccontare a nessuno le loro disumane esperienze. Molti affidarono i loro ricordi a recipienti, meticolosamente sepolti nel terreno.

Nel suo romanzo Between Shades of Gray, tradotto in italiano con il titolo Avevano spento anche la luna, edito da Garzanti nel 2012, l’autrice, facendo riferimenti ai dati raccolti in un lungo lavoro di ricerca, ha dato vita ad un romanzo in cui gli eventi narrati sono reali e derivano appunto dalle testimonianze dei sopravvissuti. I personaggi principali sono di invenzione. Il titolo originale faceva riferimento alle tecniche pittoriche eseguite con il carboncino, che spesso era solito impiegare Edvard Munch, il pittore preferito della protagonista. La voce narrante è infatti quella di Lina, un’aspirante artista, che racconta l’orrore di ciò che il 14 giugno 1941, in una notte piena di orrore e di follia si ritrova improvvisamente a vivere. Descrive la realtà crudele e incomprensibile che la circonda con l’innocenza di una quindicenne che sogna un futuro di pittrice, ma che, nonostante l’incapacità di comprendere il perché di eventi che trascendono lei e gli altri poveri deportati, fa ricorso a tutta la forza che c’è in lei per lottare per la propria vita. Non accetta di abbattersi e reagisce con ogni mezzo per opporsi a ciò che sta accadendo a tutti loro. Non rinuncia alla speranza di tornare presto a casa. Lina dimostrerà, anche nei momenti peggiori, di trovare sempre in se stessa, nella vicinanza alle persone care, le motivazioni che le consentono di resistere alle ingiustizie e di evitare di essere preda di un destino troppo crudele. Le vicende lasciano anche un piccolo spazio a una delicata storia d’amore tra Lina e Andrius, un altro giovane deportato.

Come abbiamo detto, Lina, in attesa di entrare nell’accademia artistica di Vilnius, viene arrestata insieme al fratellino Jonas e alla madre Elisa. Hanno venti minuti di tempo per prepararsi. L’alternativa è essere uccisi sul posto. Comincia un lungo viaggio sui vagoni merci, dove sono stati caricati al pari delle bestie. Nel corso di questo trasferimento riesce a incontrarsi per pochissimo tempo anche col padre. Si danno anche una possibilità di poter riallacciare i contatti, una possibilità remota e scarsa. Il viaggio prosegue fino a portarli in Siberia, dove, in condizioni disumane dovute al clima, alla scarsità di viveri, alla mancanza di medicine tenteranno di sopravvivere. Non tutti ce la faranno.

Il romanzo, scritto con linearità. freschezza e chiarezza, è piacevole. Se la verità storica richiederebbe forse accenti ancora più crudeli, bisogna tuttavia ammettere che il fatto di essere accattivante fa sì che l’opera riesca a portare avanti il suo messaggio di crudele denuncia e la sua richiesta di giustizia. In altro modo, forse, la tragedia dei Gulag siberiani sarebbe sepolta per sempre in quei ghiacci che tutto o quasi hanno inghiottito.

Nel romanzo serpeggia il mistero di chi li abbia traditi. Chi è stato a denunciarli?

La narrazione ad un certo punto si interrompe e conosciamo la fine, la sorte di Lina e di Jonas solo attraverso un ritrovamento avvenuto negli anni ’90, dopo il raggiungimento dell’indipendenza dalla Russia.

Non so fino a che punto il lettore occidentale, che non conosce gli eventi, possa trovare spiegazioni al non detto, che risulta invece chiarissimo per chi ha subito la deportazione straniera o per chi ha avuto modo di venire a conoscenza di quelle crudeltà.

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2 risposte a “Avevano spento anche la luna” di Ruta Sepetys (Garzanti)

  1. patrizia debicke ha detto:

    terribile

  2. Ivana Daccò ha detto:

    Un libro che dovrò leggere. Grazie

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