Cecilia Lavopa – Noir all’improvviso

Recensione di Marco A. Piva

EDITORE: I Buoni Cugini
COLLANA: Almeno un Morto

Molti tra i nostri lettori conoscono Cecilia Lavopa (nella foto sotto) come il cuore e la testa di “Contorni di Noir”, un blog dedicato alla letteratura di genere tra i più importati e interessanti in Italia.

Avendo letto noir per anni e avendone parlato con estrema precisione e competenza, Cecilia ha ora deciso di scriverlo; grazie alla casa editrice palermitana I Buoni Cugini, pubblica quindi questo “Noir all’improvviso”, una raccolta di quindici racconti relativamente brevi e incredibilmente memorabili, a volte tristissimi e a volte terrificanti.

Dopo una bella introduzione della nostra Marilù Oliva, ci inoltriamo quindi in questa mitragliata di storie; ognuna è aperta da un’interessante illustrazione, adeguatissima al contesto senza anticipare nulla, a opera di Michele Finelli. Nominerò uno per uno i racconti, aggiungendo poche parole riguardo alla trama per darvi un’idea dei temi trattati evitando di rovinare la sorpresa finale.

Il buio”, titolo che più noir non si può, ci parla di una bambina – ormai una ragazzina, in realtà – terrorizzata dall’oscurità. “Arancine indigeste” ha come protagonista un uomo di una certa età, emigrato dalla Sicilia a Milano in giovane età ma innamoratissimo della propria regione natale, che ha qualche problema di cuore e si trova a combattere con una burocrazia cieca. “Casa in affitto? Soldi sprecati” – splendido titolo, misterioso il giusto – ci presenta Paolo, pugliese ma residente a Milano, che vive in un appartamento occupato illegalmente nel quale viene trovato un cadavere mentre Paolo dorme tranquillo.

Disturbo bipolare” ci porta a Ferrara, dove un operatore socio-assistenziale viene sospettato dalla moglie di avere una relazione con una paziente. “Ester” è una donna sola incuriosita da un uomo, probabilmente un senzatetto, che vede sempre seduto sulla stessa panchina, con la stessa valigetta tra le mani. “Il feticista” si apre descrivendoci una donna eccessivamente attenta al proprio aspetto, attenta in particolare alle scarpe, pronta a giudicare negativamente le altre ma segretamente frustrata.

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorrisoIl lampo” è ambientato in Sardegna, nel piccolo centro di Fregula, la cui popolazione è incredibilmente anziana; protagoniste ne sono Efisia, impiegata di banca, e l’anziana zia (anzi, tzia) Filumena, una nota ficcanaso. “Irene aveva diciott’anni” ci presenta una bambina, appunto Irene, che a cinque anni si rende conto che la madre è gravemente malata, una malattia degenerativa incurabile. “L’identità celata” è raccontato dal punto si vista di una persona che, torturata dagli incubi, rifiuta di rivelarci la propria identità, ma comunque che passa il tempo osservando la gente in metropolitana.

La miracolata” è una donna figlia di operai che, sin dall’infanzia nella periferia di Milano, è sopravvissuta a una serie di incidenti che avrebbero potuto essere mortali, tanto da guadagnarsi appunto il soprannome di “Miracolata”, che non sopporta. “La montagna fa brutti scherzi” è ambientato in Trentino, dove un uomo fa l’ultima passeggiata tra le sue amate montagne prima di trasferirsi a Messina avendo intenzione di sposarsi con una donna che lavora lì. In “La visione” una donna, che guida l’auto usata appena comprata nelle strade del Parco Adda Nord, vede la sagoma di un uomo apparirle di fronte, ma dopo essersi fermata per evitare l’incidente non vede nessuno.

Occhi” ci parla di Michele, che ha (appunto) occhi bellissimi ma che sta apparentemente diventando sempre più miope, dato che lavora anche per dodici ore di seguito al computer prima di dedicarsi all’hobby di dipingere figurine di Warhammer, passione che condivide proprio con l’oculista. “Segni di riconoscimento” si apre con il ritrovamento del cadavere di un uomo, completamente nudo e con il corpo completamente coperto – viso escluso – da un tatuaggio rappresentante un intrico di foglie di edera interrotto soltanto da una carpa koi. “Viaggio a Cuba” racconta di una vacanza-premio appunto a Cuba per un gruppo di dipendenti di un’azienda milanese, alcuni dei quali sono interessati soprattutto alle donne del luogo.

Ogni singolo racconto ci presenta, con poche ma precisissime pennellate, personaggi credibili, all’apparenza assolutamente normali (con lati negativi, come chiunque), in situazioni per la maggior parte comuni – visite mediche, incubi, vacanze, litigi con la famiglia. Ma poi Cecilia Lavopa, usando poche parole essenziali e incisive, rivolta tutta la situazione, inserendo l’orrore nelle loro vite, all’improvviso come suggerisce il titolo della raccolta. Ma non si tratta di un orrore soprannaturale, proveniente da esseri partoriti dalla fantasia dell’autrice. Tutto l’orrore viene dall’essere umano, dalla crudeltà o dalla follia, da menti malate o sadiche. Il che è ancora più terrificante.

Certi racconti potrebbero tranquillamente essere usciti dalla penna (o meglio, dalla tastiera) di Stephen King, in particolare “Il buio”, e sicuramente tutti, nessuno escluso, entreranno nella testa – e, chissà, negli incubi – del lettore, con la loro normalità perversa e le loro normali perversioni, con la scrittura incredibilmente naturale ma allo stesso tempo cesellata con arte di Cecilia Lavopa, con l’uso occasionale dei dialetti che aiutano a farci sembrare i personaggi che l’autrice ha creato non creazioni di fantasia ma persone reali, gente che potremmo avere già incontrato da qualche parte, i più abbienti e quelli che faticano a sbarcare il lunario, i vanitosi e gli umili, quelli che si credono speciali e che, come tutti noi, a modo loro lo sono.

Sfogliando di nuovo il libro mi rendo conto di una cosa: i racconti contenuti in “Noir all’improvviso” non sono poi così brevi. Ma la sensazione che ho avuto leggendolo è stata quella di trovarmi di fronte a una serie di brevi sorsate d’acqua fresca, storie che si bevono con piacere e lasciano rinfrescati grazie a una scrittura leggera ma allo stesso tempo angosciante quando serve (in alcuni racconti l’angoscia è totale, in altri ci sono colpi di coda finali che mozzano il fiato dopo eventi all’apparenza assolutamente quotidiani).

Insomma, chiunque ami il noir – e l’horror – non può lasciarsi scappare questo gioiello di raccolta.

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Una risposta a Cecilia Lavopa – Noir all’improvviso

  1. patrizia debicke ha detto:

    Forza Cecilia evviva

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