La porta di Magda Szabó

Risultati immagini per La porta di Magda Szabó coverRecensione di Eleonora Papp 

La lettura del romanzo di Magda Szabó, La porta (in ungherese Az ajtó), scritto nel 1987 e riedito ultimamente da Super ET Einaudi per la traduzione di Bruno Ventavoli, risulta un compito abbastanza arduo e impegnativo da portare a termine. Il lettore rimane spiazzato dalla mancanza di una vera e propria trama, perché le vicende riportate non si soffermano su una serie di eventi che si susseguono in modo ordinato per condurre poi ad un finale, ma piuttosto su una serie di scontri, vissuti soprattutto nelle coscienze delle due donne protagoniste (Emerenc e Magda) che si fronteggiano, soprattutto in quella della scrittrice. Neppure questa volta Magda Szabó si smentisce: come alcune allusioni ci dimostrano, c’è molto di lei in quella protagonista, insicura e introversa, che porta il suo nome: Magda, la scrittrice, appunto. Non voglio però soffermarmi su quest’aspetto.

In parecchi romanzi dell’autrice assistiamo ad un intreccio di suggestioni provenienti dall’antichità classica o addirittura preclassica. Due donne, una anziana e l’altra giovane, si scontrano con il mondo moderno e questo scontro dura decenni. La donna attempata, Emerenc, accetta il servizio a ore in casa della scrittrice quando è già anziana. Sapremo poi che morirà sull’ottantina. È chiaro che nella realtà non è possibile che una donna dell’età di Emerenc, la domestica, sia in grado di espletare tutte le attività che si è assunta: portinaia, collaboratrice domestica, spazzaneve ecc. È Atropo, la Moira inflessibile, è un volto di Medusa dalla quale non puoi distogliere lo sguardo.

In realtà, questa vecchia è una figura ancestrale: è la Grande Madre originaria. Ha una sua religione che le fa giudicare anche il Dio dei credenti, perché in qualche modo anche lei stessa è una divinità, una dea triste e bistrattata a cui le vicissitudini personali e la Storia hanno mostrato il loro lato peggiore. Emerenc non ha subito solo il socialismo, ma si è subita anche i drammi di guerre, fascismo e occupazione nazista. Ha cercato la maternità che la natura le aveva negato e ha pagato a caro prezzo questi tentativi, sia sul piano fisico sia su quello economico. È una creatura che unisce in sé un legame con la realtà, custodisce valori semplici, ma immutabili, propri di una creatura a cui la vita non ha mostrato il sogno o la speranza. Le si contrappone la giovane scrittrice, Magda, che non conosce la pratica materiale, ma solo quella intellettuale, un genere di fatica che Emerenc disprezza. Le due donne sono agli antipodi. Emerenc è una creatura sincera, dura, è fatta di quella terra che si crede sia stata plasmata direttamente dalle mani di Dio. Magda, la scrittrice, è moderna, non può essere più un essere composto soltanto di pura terra. All’elemento primigenio si è mescolata la plastica, il materiale che invade non solo il nostro ambiente, ma anche il nostro corpo. La scrittrice vede la realtà con altri occhi più moderni, ma aspira alla cultura ancestrale sincera e sicura di Emerenc. A questi fattori si aggiunge anche la porta, un altro archetipo, lo squarcio che può immetterti in un altro mondo o tenertene fuori. Emerenc non lascia entrare nessuno da quella porta. Eppure, le due donne si rispettano, anche se non se lo confessano direttamente. Magda sarà per la vecchia una figlia, come lo era stata in un passato ormai lontano Eva Grossmann, una piccola ebrea da lei salvata. Emerenc era tornata nel suo villaggio con la bambina di pochi anni e l’aveva fatta passare come sua vera figlia, subendo le percosse della sua famiglia conservatrice e la vergogna per aver generato la piccola senza un marito. Quando i veri genitori di Eva riprenderanno la figliolina, ricompenseranno lautamente Emerenc. Ma la vecchia resterà completamente devastata perché la giovane Eva, ormai un’imprenditrice di successo, che vive in America, annulla la visita a Emerenc, la sua salvatrice, per motivi di lavoro. L’ira di Emerenc la spinge a gettare il pasto succulento preparato per Eva al cane Viola. Il cane Viola è uno dei legami fra Magda e Emerenc: trascorre molto tempo con la domestica che a volte l’”invita” a casa sua a pranzo. Viola può attraversare la porta. Un giorno Magda entrerà dalla porta, in un altro mondo esclusivo, ma riuscirà a vedere qualcosa? Riuscirà a penetrare i misteri e i segreti che la porta racchiude? Riuscirà a distinguere ciò che è importante da ciò che invece è superfluo? Per Magda sarà utile questa apertura che, ancora una volta, si rivelerà uno squarcio sulla coscienza? I vecchi valori sono fondamentali, ma fino a che punto si può rinunciare ai nuovi? Fino a che punto le protagoniste saranno in grado di accettare il diverso, di farne tesoro o soltanto di trovare la forza per sopravvivere? Da questo romanzo, nel 2012, il regista premio Oscar István Szabó (omonimo, ma non parente della scrittrice) ha tratto un film con Helen Mirren, Martina Gedeck, Károly Eperjes, Gábor Koncz, Enikö Börcsök, dal titolo The door (in originale Az ajtó). La pellicola ha una durata di 97 minuti ed è frutto di una coproduzione tra Ungheria e Germania. Pubblicato in Ungheria nel 1987, ma in qualche modo disperso negli anni della transizione politica dal comunismo alla democrazia occidentale (passaggio istituzionale ufficializzato concretamente nel 1989), La porta è considerato uno dei romanzi più importanti di Magda Szabó, romanzo che l’ha lanciata e l’ha consacrata sul piano internazionale come la più grande scrittrice ungherese della contemporaneità.

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Una risposta a La porta di Magda Szabó

  1. patrizia debicke ha detto:

    🙂

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