“L’uovo di Salaì” di Rina Monaldi e Francesco Sorti (Baldini + Castoldi)

Risultati immagini per L'uovo di Salaì, di Rita Monaldi e Francesco Sorti Baldini + CastoldiRecensione di Patrizia Debicke

Roma, 1508. Il ventottenne Salaì, (Gian Giacomo Caprotti, detto Salai) apprendista pittore e figlio adottivo di Leonardo da Vinci, è appena giunto malvolentieri e rocambolescamente nella Città Eterna. Il suo ormai maturo ma celebre protettore e patrigno gli ha affidato un difficile compito: trovare e comprare a tutti i costi un libro che pare sia stato appena stampato nella lontana Alsazia, in cui sarebbe riprodotta minuziosamente la prima e dettagliata carta geografica delle Americhe. Ma nessuno deve venire a conoscenza dell’impresa. Leonardo infatti, che si rode dall’invidia di fronte ai successi ottenuti e alle scoperte forse millantate da Amerigo Vespucci, Cristoforo Colombo (anche gabellato per bastardo del papa Innocenzo VII), dalla sua progenie e da altri esploratori che addirittura, da quanto di vocifera calorosamente, magari sarebbero arrivati al di là dell’oceano molto prima di loro, vuole impadronirsi degli schizzi planetari tracciati dai navigatori, riuniti in un vero e proprio Trattato di cosmologia, plagiarli come carta dell’America e affidarli alle stampe a suo nome per fare bella figura.

Salaì pur accampando mille scuse, non si è potuto rifiutare e, purtroppo per lui, fin dall’inizio la sua missione si rivela tutto meno che una passeggiata. E in più la ricerca del Trattato viene rallentata dalle sue continue distrazioni femminili, ama le belle donne, suo vero e principale interesse, per lui vale il detto “ogni lasciata è persa”, tuttavia il suo pur tiepido andare in giro e chiedere informazioni in proposito non passerà sotto silenzio. Tanto per cominciare Salaì verrà messo a conoscenza di alcune notizie tanto riservate da mettere a rischio la sua stessa vita , poi verrà fatto oggetto di minacce di morte, quindi sarà rapito da un disparato gruppo di agitatori politici, che dispongono di una copia del prezioso libro, e sono convinti che faccia parte di una colossale congiura. Il figlioccio di Leonardo dovrà usare tutto la sua abilità per riuscire a cavarsela e giostrare tra gli inghippi di librai traditori, crudeli usurai, prostitute d’alto bordo e scriteriati sovversivi. In più il bel Salaì, famoso sciupafemmine, dovrà fare i conti, con i suoi antichi amori, che gli hanno persino procurato alcuni inattesi strascichi di carne e d’ossa. Alla fine, dopo il ritrovamento di un uomo morto nel suo letto dell’albergo dove alloggia, con addosso i suoi vestiti, come in ogni bravo intrigo che si rispetti, verrà incastrato in un omicidio. Oibò, sono cazzi acidi e Salaì, temendo di essere accusato, fugge per tornare a Firenze dove verrà arrestato e finirà in catene davanti a un Magistrato aduso a servirsi della frusta. Interrogato senza riguardi, gli viene concessa la possibilità di difendersi scrivendo una memoria per spiegare quanto accaduto e giustificare i suoi comportamenti. A quel punto non gli resterà, attraverso uno sgrammaticato, caotico ma straordinario manoscritto, di produrre una tangibile testimonianza per dimostrare la sua innocenza, evitare la condanna a morte e dover salire sulla forca. Salaì è un funambolo, una specie di diavolo, (il suo soprannome Salai, tratto pare da Saladino, l’accumuna senz’altro all’inferno), un essere amorale che vive talmente di menzogne tanto che finisce di crederci anche lui, ma a conti fatti benché non lo si possa proprio giudicare uno stinco di Santo, è impossibile, proseguendo nel fantasmagorico affastellamento della trama, non provare empatia nei suoi confronti e fare il tifo fino alla conclusione che vedrà l’emissione di una sorprendente sentenza. L’uovo di Salaì è un romanzo che fa parte di una divertente e dissacratoria trilogia che vede come protagonista Gian Giacomo Caprotti detto Salaì, più famoso allievo, modello, imitatore ed erede di Leonardo, (c’è chi ha ritrovato addirittura le sue sembianze nella Gioconda), ma non si trovava accanto al suo Maestro alla sua morte nel castello di Blois alla corte di Luigi XII. Un romanzo dal fiero piglio storico che riporta fedelmente i verbali dell’interrogatorio a Firenze, che sarebbe stato inflitto a Salai, con i verbali rivisti e corretti dallo stesso. Una ricostruzione ben architettata che ha anche il pregio di regalarci un Leonardo da Vinci ben diverso dalla iconografia più tradizionale. Con un linguaggio divertente e sgrammaticato, quasi un omaggio al “medievalese” dell’Armata Brancaleone, anche L’uovo di Salaì di Monaldi&Sorti si è trasformato in un epistolario “politicamente scorretto”, per narrare le peripezie, le bollenti avventure amorose e le fughe rocambolesche, di Salai a Roma. Un romanzo che, pur volutamente reso di facile lettura da una moderna stesura, riesce lo stesso a mantenere un vocabolario consono a un Salaì illetterato e un po’ becero. La trama, spesso irriverente, riesce a incuriosire e a coinvolgere il lettore in virtù dell’avvicendarsi dei colpi di scena. Prendendo spunto da quella faccia da schiaffi, e dalla fama di giovane irrefrenabile, Monaldi&Sorti ricostruiscono il personaggio “Salaì” facendone uno sciupafemmine, rozzo e ignorante ma dal cervello fino. La trilogia, composta da “I dubbi di Salaì”, “L’uovo di Salaì” e “La Riforma di Salaì” accompagna le vicende del Caprotti partendo dal viaggio (quello vero) compiuto a Roma con Leonardo nel 1501, fino alla sua misteriosa morte, dovuta ad un colpo di archibugio sparato da ignoti.

Rita Monaldi e Francesco Sorti, moglie e marito, hanno pubblicato finora nove libri, bestsellers internazionali, di cui cinque romanzi con protagonista Atto Melani: Imprimatur, Secretum , Veritas, Mysterium e Dissimulatio. Hanno curato l’edizione de I segreti dei conclavi, memoriale riservato di Atto Melani da loro scoperto in una biblioteca parigina. Hanno inoltre inventato il nuovo genere letterario della satira storica picaresca con la trilogia I Dubbi di Salaì, L’Uovo di Salaì e La Riforma di Salaì. I loro libri sono tradotti in 26 lingue e 60 Paesi. Vivono con i figli a Vienna. Le note vicende politico-editoriali legate alla prima edizione di Imprimatur hanno tenuto lontano dal nostro Paese le opere e le vite di Monaldi & Sorti.

GIANGIACOMO CAPROTTI detto Salaì (1480-1524), figlio adottivo e apprendista di Leonardo da Vinci. Un personaggio al cui storia reale è coperta da molti misteri, a cominciare proprio dal legame che lo univa al maestro. Fu amore filiale o altro? Se la malizia dipinta nel volto del San Giovanni – che riprende le fattezze del Salai – conferma in pieno quell’appellativo di demone che Leonardo attribuì al suo allievo, è un fatto che il giovane fu tra i suoi eredi e gli restò vicino sino alla fine dei suoi giorni.

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