“I piedi di Abdullah” di Hafid Bouazza (Carbonio Editore)

Risultati immagini per "I piedi di Abdullah" di Hafid BouazzaRecensione di Piera Carroli

Hafid Bouazza, De voeten van Abdullah (Amsterdam: Uit Geveririj, 2002). Nederlands letterenfonds / dutch foundation for literature

I piedi di Abdullah (Milano: Carbonio Editore , Collana Cielo stellato, 2017). Trad. di Claudia Di Palermo e Valentina Freschi

Nato in Marocco negli anni Settanta, lo scrittore marocchino-olandese è emigrato con la famiglia nei Paesi Bassi nel 1977. Ha perciò frequentato le scuole e l’università (Lingua e Letteratura araba all’Università di Amsterdam) in Europa, e si sente. Solo chi si è distaccato dalla cultura di origine riesce a descriverla con distacco e ironia e, contemporaneamente, ne ha una profonda e dettagliata conoscenza. E la usa nei propri libri con rispetto irriverente perché vorrebbe criticarne i difetti a distanza cercando di non offendere nessuno nel profondo.

Hafid Bouazza è uno scrittore sicuro di sé con uno stile esuberante. La sua tendenza a decorare il mondo con le parole e il suo rifiuto di farlo con moderazione non sono semplici capricci. Quest’uomo ha il soggetto, la tavolozza e la mano fiammeggiante di un pittore. In ognuna delle otto storie una partita è giocata con la tradizione. Sono quasi tutti ambientati nella patria dello scrittore e raffigurano il potere calante delle autorità onorate dal tempo.

This collection of stories can be seen as Bouazza’s farewell to his native country and his resounding entry into the language of his new homeland. Everything in and about this book is alive with promise”. 

Come tanti dei libri scritti da ‘migranti’, da donne, contro il femminicidio, anche questo è stato pubblicato grazie al sostegno di una qualche organizzazione, in questo caso, dalla Fondazione nederlandese per la letteratura. Come se… tali progetti e libri non fossero di per sé meritevoli di venir stampati e letti. Detto ciò, devo ammettere che non è stato facile leggere questi racconti che, insieme, compongono un ritratto autobiografico e non, di un mondo passato ma ancora presente, e non solo nella memoria del narratore.

Ciò che colpisce è la sua sfrontatezza nel descrivere, attraverso il protagonista maturo, che racconta la sua vita e i suoi incontri sessuali con parenti e amici, senza nessun atteggiamento né sottofondo critico, come se, in quella cultura fossero del tutto naturali, anche per i ragazzini, che ne godevano. Tranne il primo racconto, nel quale un orfano, “un fragile marmocchio” (p. 9) viene comprato al mercato degli schiavi da ‘un nobile’ che lo violenta senza nessuna pietà, anzi addirittura si prende gioco della sua sofferenza.

Se Bouazza non riuscisse a descrivere anche l’orrore e il grottesco con stile poetico e ironia (che costituisce poi la critica dell’autore esterno), sarebbe difficile leggere (almeno per quanto mi riguarda) gli episodi omosessuali più promiscui. Non che mi scandalizzino, tanti anni ho scoperto una simile promiscuità nelle isole del sud Italia, ad essere sincera ho un’idea diversa della sessualità. Ammiro però l’onestà e il coraggio con cui lo scrittore fa svelare al protagonista narrante le sue esperienze con il candore degli adolescenti che mentre si formano, sfidano i limiti della cultura in cui stanno crescendo, riconoscendone l’ipocrisia dei suoi riti religiosi e le nascoste ritualità sessuali che tutti conoscono e condonane ma di cui nessuno parla. Infine, l’abilità dello scrittore sta anche nel non identificare nessuno e allo stesso tempo nel sottolineare l’appiattimento dell’individuo nelle culture in cui tutti devono conformarsi agli standard, norme e routine della propria classe, del proprio genere, del proprio status religioso. I personaggi dei racconti difatti portano spesso gli stessi nomi: le donne Fatima, gli uomini Abdullah.

Insomma, Carbonio non si smentisce e fa arrivare in Italia un autore affascinante, originale e trasgressivo in tutti i sensi.

Bouazza has several qualities that distinguish him from the rest: a strong personal stroke that manifests itself in distinct but well-chosen words, a sense of irony and the grotesque, and a relativising sarcasm that keeps at least two things at a distance-the Netherlands and his land of origin.

HP/De Tijd

Florid prose, with baroque word compositions and new linguistic structures. The composition of the stories has also been well thought out.

De Groene Amsterdammer

One of today’s most interesting young writers.

NRC Handelsblad

 

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