“C’era il mare” di Fulvio Ervas (marcos y marcos)

Risultati immagini per "C'era il mare" di Fulvio Ervas (marcos y marcos)Recensione di Patrizia Debicke

Bagnato dal successo cinematografico di Finché c’è prosecco c’è speranza di Antonio Padovan, considerato tra i migliori film d’autore italiani della scorsa stagione, tratto dal suo omonimo romanzo e in attesa del film di Gabriele Salvatores, anche quello tratto da un altro suo romanzo di fama: Se ti abbraccio non aver paura, torna in libreria Fulvio Ervas. Di nuovo una storia su un tema di punta, che farà riflettere e discutere e visto che, a ragione, squadra che vince non si cambia, ancora a voi un nuovo giallo con l’ispettore Stucky e il suo team, con per scenario Treviso ma con come coprotagonista stavolta Luana Bertelli, un’ispettrice di Marghera alta, di quella bellezza intensa, in grado di calamitare gli sguardi, e che al poligono di tiro insegna alle donne a sparare. A questo punto vediamo di spiegare un po’ meglio ma senza allargarsi e cioè senza spoilerare, cosa giustamente odiata da editori e autori. La storia, decisamente irrequieta e complicata, parte da due omicidi, che a prima vista non avrebbero niente ma proprio niente in comune. Ci viene fornito come unico indizio per il primo un foglio bianco di A4 tipo classico da stampante abbandonato vicino al cadavere e per il secondo una minacciosa scritta in vernice rossa.

Quindi, dicevamo, due piste da seguire con niente che le colleghi, con cause di morte differenti, e con gli omicidi avvenuti in due diverse città: Treviso e Marghera. Tanto che i due ispettori partono dividendosi equamente un capitolo per ciascuno. L’ispettore Stucky indaga con la sua squadra a Treviso, tallonato dal commissario Montini che non pare tanto d’accordo con lui ed è pronto a fargli le pulci e l’ispettore Luana Bertelli a Marghera dove, deve rendere conto al commissario Pellegatti il suo capo e tenere al guinzaglio le pulsioni alla rambo del collega Mason. I due delitti potrebbero essere collegati? Ma, per diavolo, cosa possono avere in comune un vecchio giornalista d’indagine ormai uscito dalle scene e un vecchio ex sindacalista dell’epoca d’oro delle lotte sociali? Poi invece quando un terzo uomo, un vecchio e abbiente avvocato, muore nella sua villa che si trova geograficamente a metà strada, la pista da seguire dovrà per forza diventare una sola. Ma ancora chi e perché? Magari troviamo lo stesso burattinaio a governare la diabolica danza delle sue marionette? Certo e comunque sia, ha perfettamente ragione il commissario Montini quando, ascoltando l’astrusa ipotesi prospettatagli dall’ispettore Stucky, dichiara che tutta la faccenda non è una gatta da pelare, ma è una “lince”… In partenza le due indagini, avvalendosi delle diverse ambientazioni, si alternano, affascinandoci con scenari illusori peggio di specchietti per le allodole mentre, a dire il vero, realtà più dubbie affiorano subdolamente qua e là. Stucky, indirizzato su tracce vendicative, interroga ricchi banchieri che trasudano lusso; la sua vita domestica è scombussolata dall’imposizione della presenza di una vicina di casa come ospite, anche se l’aspetto culinario se ne avvantaggia. Luana Bertelli si destreggia coi colleghi, cerca ristoro al poligono, pensa che il miglior rum si beva nelle osterie di Marghera e mentre in piazza in compagnia di Marchioro e Spinoza, spiluzzica da un piatto di seppioline morbide, pensa a “Mar ghe gera” la zona paludosa da cui come un fungo è nato e cresciuto Porto Marghera. Ma sarà proprio il terzo morto, il terzo omicidio a costringere le due squadre a lavorare insieme, a sommare le tracce e a scambiarsi vicendevolmente le informazioni. Soprattutto Stucky e la Bertelli che hanno cominciato a muoversi bene e di concerto e, mischiando le carte e unendo vari complicati tasselli, arriveranno al nodo focale del mistero, governato dal rancore, dalla rivalsa racchiusi nella follia dei meandri occulti di questa nostra vacillante civiltà. Quindi, alla fine, mentre gli aerei solcano il cielo di Venezia trasformati in draghi incantati, Stucky dopo aver insegnato al vecchio Ulisse, il Bisat, a trovare consolazione negli Arancini persiani della zio Cyrus, spiega a Luana che come nella favola della fabbriche tristi, bisogna avere pazienza e aspettare che finalmente fiorisca il giardino. Un giallo che si fa leggere d’un fiato, ben calibrato, gradevole e che intriga. Alla prossima Fulvio Ervas.

Fulvio Ervas è uno scrittore italiano. Esordisce nel panorama letterario nel 1999, quando la sorella Luisa vince ex aequo con Paola Mastrocola la XII edizione del premio Italo Calvino con il racconto La lotteria. Il volume verrà dato alle stampe solo nel 2005 (e a figurare come unica autrice è sempre la sorella) con l’editore Marcos y Marcos, al quale Fulvio resterà sempre legato. Nel 2006 pubblica, ancora con la sorella, Commesse di Treviso: è il primo di una serie di romanzi ambientati nel Nordest che vedono come protagonista l’ispettore Stucky; dello stesso ciclo Pinguini arrosto (2008), Buffalo Bill a Venezia (2009), Finché c’è prosecco c’è speranza (2010), L’amore è idrosolubile (2011), Si fa presto a dire Adriatico (2013). La terza opera nata dal sodalizio con Luisa è Succulente (2007). Follia docente (2009) è ispirato alla sua esperienza da professore di scienze naturali. Notevole successo ha riscosso Se ti abbraccio non aver paura (2012) che racconta l’avventuroso viaggio di Franco e Andrea Antonello, padre e figlio affetto da autismo: è stato tradotto in 9 lingue e ha ricevuto numerosi premi (tra i quali, il Premio Anima e il Premio Viadana giovani, Libro dell’anno 2012 degli ascoltatori di Fahrenheit Rai Radio3).Tu non tacere è un romanzo che, ancora una volta, prende spunto da una storia vera, e ha a che fare con la sanità e con la salute. gli autori e infine nel 2017 il ritorno all’ispettore Stucky con Finché c’è prosecco c’è speranza

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