Sul comodino della Rambaldi: “Il fantasma del ponte di ferro” di Piero Colaprico (NERO Rizzoli)

Risultati immagini per Il fantasma del ponte di ferro coverPiero Colaprico è caporedattore presso La Repubblica di Milano. Dopo una vita da inviato speciale, ha coniato il termine Tangentopoli prima di Mani Pulite ed è autore della serie di romanzi con protagonista il maresciallo Pietro Binda.

Ha pubblicato: Quattro gocce di acqua piovana, La nevicata dell’85, La primavera dei maimorti (con Pietro Valpreda), L’estate del Mundial e La quinta stagione.

Ne ho viste tante ormai in questa città, a Milano devo tanto, non smette di sorprenderci nel bene, ma anche nel male… continuo a domandarmi se non sia qualcosa nell’aria, nello smog, in questa puzza di pneumatico lesso e di sudore, di gerani morti e di scarpe consumate, a far venire in mente alle persone nefandezze del genere…

Il maresciallo Pietro Binda, dopo la pensione, ha aperto un’agenzia investigativa nello studio di casa sua e ora, Olga, la bella russa incinta di un metro e ottanta, gli sta portando un nuovo indizio per riaprire un vecchio caso irrisolto del 1972.

Nel vederla Alba, la portinaia del palazzo, si ingelosisce.

Si prende cura di Binda da quando è rimasto vedovo e hanno una relazione. È molto più giovane di lui e l’ha conquistato con qualche pasto caldo, in cambio, l’ex maresciallo, ha tolto dai guai suo figlio quando si è cacciato in una brutta faccenda di droga.

Ora Olga è in possesso di un nuovo dato per riaprire il famoso caso del decapitato del Pont de Ferr che, ai tempi della strage di Piazza Fontana, fece cronaca a Milano.

A fine gennaio 1972 la moglie di Binda era ancora viva, suo figlio aveva finto la febbre per bigiare la scuola e il maresciallo era dovuto accorrere sui navigli per una donna impiccata e decapitata sotto il Pont de ferr.

La vittima, in abito da sera, sembrava pronta per andare a una festa con le scarpe ancora ben calzate ai piedi, solo una era bagnata come se fosse caduta in acqua e qualcuno gliel’avesse rimessa per non lasciare nulla fuoriposto.

A giudicare dai margini delle ferite sul collo, la testa doveva essere stata recisa da uno bravo, un medico o un macellaio, e, a ben guardare, il corpo sembrava quello di un travestito.

Dai primi rilievi si intuiva che doveva essere stato ucciso altrove e portato sui Navigli in un secondo tempo. E le cose curiose non si esaurivano lì, nell’abito c’era un archetto da violino e la testa, ritrovata nel vicolo dei lavandai, aveva un biglietto scritto in cirillico ficcato in bocca.

Il messaggio, ritagliato da un lembo di pentagramma, si riduceva a una parola che tradotta significa gioiello o cosa preziosa e i quattro testimoni del ritrovamento, da subito, non erano sembrati particolarmente attendibili perché sostenevano di aver visto un tale, intabarrato in un mantello nero come Belfagor, allontanarsi dal ponte remando su una canoa simile a quelle del circolo canottieri.

L’unico sospettato per l’assassinio era stato giustiziato a suo tempo da un altro detenuto in carcere e il caso era presto finito nel dimenticatoio.

Ma con la nuova informazione della bella Olga, riuscirà il nostro Binda a chiudere il caso dopo tanti anni?

Lo scoprirete solo portando a termine il nuovo bel romanzo di Colaprico.

Che il Belfagor dei Navigli sia con voi!

PaolaRambaldi

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2 risposte a Sul comodino della Rambaldi: “Il fantasma del ponte di ferro” di Piero Colaprico (NERO Rizzoli)

  1. patrizia debicke ha detto:

    bEn calibrato

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