“Fairy Tales” di P. Craig Russell (Nicola Pesce Editore)

Risultati immagini per “Fairy Tales” di P. Craig RussellRecensione di Claudio Guerra

16 Ottobre. Nel mio calendario laico è il giorno in cui mi piace ricordare Oscar Wilde. Quello vero, non quello della miriade di aforismi, spesso apocrifi, che compaiono nella galassia del copia e incolla che attraversa la rete. Ricordarlo nel giorno del suo compleanno.

Leggo che Sky lo ha celebrato trasmettendo un film che era nelle sale questa primavera. Un film voluto e interpretato da Rupert Everett, attore che molto ha avuto e ha dato in opere del Wilde drammaturgo. Una biopic, come si dice oggi, che ricostruisce gli ultimi tempi della sua parabola discendente. Il titolo scelto, “The Happy Prince”, per una volta almeno, viene trasposto letteralmente nella traduzione italiana, seppur con sottotitolo “chiarificatore”. Non c’era scelta: la favola scritta dall’autore irlandese espressamente per i suoi figli ed inclusa nella raccolta eponima del 1888 è parte integrante e perno della narrazione.

Dal momento che non sono abbonato a Sky ho devuto scegliere fra altre alternative. Ci sarebbe stato un volumetto di una collana umoristica della Bietti, che quest’estate mi sono accorto che aveva bisogno di una piccola restaurata. Dopo averlo rincollato non l’ho rimesso a posto, ma il ripensare che avesse avuto bisogno di essere riparato, nonostante abbia solo pochi mesi meno di me, mi faceva venire un po’ di malinconia.

Ho ripreso invece in mano questo volume pubblicato dalla NPE nel 2016, allineandomi alla scelta di Sky e di Rupert Everett. In fondo compie anche lui gli anni in ottobre. Due anni.

All’interno di questa elegante copertina cartonata sono infatti raccolte alcune delle versioni a fumetti delle favole di Wilde che P. Craig Russell, il fumettista americano specializzato anche in queste forme di “riduzioni”, ha realizzato nell’arco di vent’anni, dal 1992 al 2012.

Il “Principe Felice” in realtà manca, anche se la sua trasposizione a fumetti esiste, e da quel primo volume sono presenti gli adattamenti de “L’usignolo e la rosa” e de “Il gigante egoista”. Dal secondo volume di favole, “The House of Pomegranates (1891), arrivano invece “Il giovane re” e il “Il figlio delle stelle”.

Sono quattro storie che frequento da moltissimi anni, da quando mi capitarono in mano in una edizione economica che riproduceva però anche i disegni della prima edizione, e delle quali ogni volta subisco le conseguenze di quell’imprinting. Quello che spinge alcune lacrime ad accodarsi al lato degli occhi e che le accomuna alla lettura di alcune pagine del nostro contemporaneo De Giovanni. L’uomo dal garofano verde e il più grande giallista napoletano, se vogliamo chiuderli entrambi dietro a un’etichetta.

Non starò quindi a dilungarmi sulla loro trama, un po’ perché appartiene oramai ai classici, dei quali altri hanno già dissertato e ben meglio di quanto possa farlo io, un po’ per evitarmi che la vista torni ad offuscarsi proprio mentre ricontrollo sul monitor quello che ho scritto.

Quello sul quale vale la pena di soffermarsi , a mio avviso, sono invece le scelte grafiche che P. Craig Russell adotta per rendere al meglio lo spirito originale e i tempi di Wilde. Tanto che la prima volta che ebbi le tavole sotto gli occhi ebbi l’impressione che avesse espressamente citato i disegni originali di Walter Crane, per il primo volume, e dei due Charles, Ricketts e Shannon, per il secondo. Cosa che non è. Neanche andando a ripescare le sfortunate illustrazioni a colori inserite fra le pagine della prima edizione de “Una casa di melograni”. Quelle che fanno, se ritrovate integre, la gioia dei collezionisti di libri rari.

L’immersione delle vicende nell’epoca in cui esse vennero concepite avviene con una costruzione delle immagini che attinge a molti di quegli artisti che “fiorirono” fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Non ultimo il mio adorato Alfons Mucha. Facendo anche un salto ulteriore nel tempo e nello spazio, andando pure a farsi vellicare dalla spuma delle onde di Kanagawa.

Il tutto quindi per costruire tavole dall’apparenza arcaica, con qualche concessione a vere e proprie illustrazioni a tutta pagina. Di quelle che era un piacere ritrovarsi nei libri per ragazzi di qualche tempo fa, all’improvviso e stampate su carta di tipo diverso.

In definitiva, uno di quei volumi per i quali è bello fingersi bambini, proprio quelli a cui piace farsi raccontare più e più volte le stesse favole. Ancor più bello scordarsi di saper leggere le parole e, non avendo adulti attorno a portare soccorso, fermarsi a guardare solo le figure.

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Una risposta a “Fairy Tales” di P. Craig Russell (Nicola Pesce Editore)

  1. patrizia debicke ha detto:

    ok

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