RubriCate: “Da qui ho un posto comodo” di Andrea Magno (CHIAREDIZIONI)

Risultati immagini per “Da qui ho un posto comodo” di Andrea MagnoScorrendo la home page di Facebook, sono intruppata in una foto di Andrea Magno (nella foto, sotto) sormontata dalla didascalia: La poesia è un tradimento.

Ho indugiato sul post trattenuta dal peso gravativo di un’intuizione ancora informe. Poi ho capito.

È un enunciato che definisce il senso più imo e netto dell’opera di Magno.

Sto leggendo la sua raccolta di poesie “Da qui ho un posto comodo”, pubblicato da Chiaredizioni, e sono stata afferrata da una smania anticipatoria di scriverne. È un effetto della poesia, questa istigazione alla libertà, all’abbattimento delle procedure intellettuali e allo scardinamento della deontologia recensoria.

Due sono le vene che solcano il fiume in piena dell’opera del poeta siracusano, l’amore per la Sicilia, e un erotismo declinato nelle accezioni più ardenti della passione, della rabbia, del desiderio, della scalpitante resa davanti alla bellezza. Se esiste una scrittura maschile sorretta da una vis decisa da cui si dipartano rivoli di tenerezza, immedesimazione, incanto, il verseggiare di Andrea Magno risponde a tutti i requisiti, restando tuttavia connotato da una inconfondibile fisionomia poetica autoriale e umana. A partire dalla lingua sapida, talvolta mimetica ed esplicita, capace di abbacinanti decolli e sprofondi in una malinconia orgogliosa, ma sempre vivida, come i colori della Sicilia che esplodono da una terra riarsa eppure fruttifera. Della sua isola, cantata senza concessioni o sdolcinatezza, ma con la devozione di un esule indignato dal flagello della mafia e del potere corrotto in genere, sono L'immagine può contenere: 1 persona, primo pianorammentati, quasi in un sussurro corposo, in una ecolalia di baci, il rigoglio di una natura stupefacente sotto l’abbaglio del cielo, la bellezza che ferisce lo sguardo e il cuore.

Una terra paradossale, immobile eppure scossa, come viene descritta nella poesia “…a dondolar parole”.

Talvolta, la nostalgia della Sicilia assetata e fiorita funge da aggancio a un diverso struggimento, quello dell’amore interdetto, tradito, interrotto, traslato nei versi.

Un lettore attento, subacqueo, che si immerga da quest’altro lato della poetica di Magno, finisce per imbattersi in un pudico banco di ombrose perplessità. Il poeta delle anatomie espressamente citate e delle esplicite seduzioni, ammanta di vaghezza i riferimenti, sicché chi legge non capisce se la donna amata, così femmina, infida, inafferrabile, imprevedibile e spesso rea di defezione sentimentale sia la concrezione di un ideale poetico, oppure un collage di amate, o addirittura un’unica amante, talora rimpianta, più spesso presente. Tuttavia, non è l’identificazione mancata della musa a caratterizzare i versi che le si avviticchiano attorno. Significativa, inconfondibile è la soluzione che il poeta escogita per impedire alla rabbia che non scade mai in frustrazione, alla passione che non si affievolisce, al proprio impeto virile e raro, di farsi violenza, disprezzo, mortificazione, e questa soluzione è l’edificazione di ponti di parole, per attraversare l’assenza.

Sento solo la mia eco

Quando grido nel vento,

ma alla fine,

non vorrò pensare

di non aver avuto tempo.

e ogni sera, verso speranze

nel mio bicchiere

adesso le bevo con te,

non annegano più inesorabilmente,

metto in fila parole,

costruendo ponti

per attraversare i tuoi silenzi,

da qui,

ho un posto comodo

per accarezzare la tua anima.

Recita così “Camera con vista”, da cui è estrapolato il verso che dà il titolo alla raccolta poetica.

I versi schiudono la possibilità, a quest’anima indomita di poeta, di arrestarsi un attimo di fronte alla bellezza per deporre le armi e incedere, procedere in una dimensione in cui le furiose passioni cadono, ma non la dignità e la grandezza di riconoscersi intarsio di un affresco sublime.

In questo senso la poesia di Andrea Magno è tradimento, nel senso etimologico di consegnarsi a qualcosa che trascende, supera e valorizza i sentimenti brucianti per restituirli, trasformati e vibratili, in una permanente, mirabile accettazione venata di trasporto e decantate speranze.

Le emozioni, così tradotte, sono depotenziate ma paradossalmente cariche di germogli e promesse di inaspettate e poetiche fioriture, altrove.

è nell’inchiostro

delle emozioni

che intingo la mia penna,

scarabocchiando vita,

e domani sarà inverno

ricoprirò come neve

quel tuo cuore,

germoglio

della nostra primavera.

(Dalla poesia È TEMPO)

Insomma, se desiderate tradire il grigiore di certe quotidiane detenzioni, per decollare in atmosfere ineffabili ma allo stesso tempo palpitanti, leggete Andrea Magno. Da questo mio posto comodo davanti al pc, di ritorno dai suoi versi, mi sento di consigliare l’incursione nel suo libro.

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