“L’onore e il silenzio” di Giannni Mattencini (Rizzoli)

 Risultati immagini per "L'onore e il silenzio" di Gianni Mattencini coverRecensione di Patrizia Debicke 

Chi l’ha fatto o chi ha dovuto farlo? Quale è stata la vera molla il movente dell’uccisione dell’ingegner Alessandro Alessi, figlio e marito, ritrovato straziato nelle carni vicino alle sponde del Crati, poco lontano dallo Jonio? Don Adriano, il vecchio padre e donna Giorgina. la moglie, arcigna, ossuta, poco appetibile hanno faticosamente affrontato a piedi la strada per arrivare sul luogo del fattaccio ed effettuare il macabro riconoscimento. E constatare, anche loro – come chi  l’ha visto prima di loro – le sue spaventose condizioni. Pare chiaro: l’ingegnere ha tradito la moglie, tutti lo pensano, lo sospettano, anzi ne sono certi, intanto per il tipo di omicidio che, viste le modalità applicate, ha tutte le stigmate di un delitto d’onore. Privazioni, perversioni, segreti? O invece e peggio intrigate mene locali per cambiare le carte e mettere qualcuno sulla graticola?

Sono passati appena tre giorni da quando la locomotiva, la 740, con i cinque vagoni del convoglio speciale è arrivata a Borgodivalle proveniente da Bari. Era il 10 novembre 1924. Come un mostro che sputava fiamme aveva fatto manovra per spingere i carri destinati agli operai sul tronco morto, poi era ripartita lasciando dietro di sé fumo e puzzo di carbone mentre il macchinista salutava il paese e gli uomini con l’ululare della sirena. Fuori temperatura mite, cielo terso dopo che il maestrale aveva vigorosamente sgombrato i branchi di nuvole di un ottobre bagnato, sporcandolo con gli sbuffi della locomotiva, che significano progresso. Un nuovo ponte di ferro verrà a varcare orgogliosamente il fiume. E quindi un progresso che bisognerà accettare, persino nella placida Borgodivalle, dove il tempo non sembrava scandito dalle lancette dell’orologio e che ora, all’improvviso si è trovata scossa dal clangore dei colpi sulle traverse d’acciaio ma con la novità di facce sconosciute, forse dei clienti per Giacomone il locandiere e fornitori di qualche soldo che potrebbe far comodo nei mesi a venire? Però il gioco è bello fin che dura e, tanto per cominciare, intanto dura poco perché, si è già detto, appena tre giorni dopo, nel mezzo al caos provocato dal ritrovamento, lungo la ferrovia, del cadavere martoriato dell’ingegner Alessi e le successive indagini dei carabinieri, i lavori della ferrovia si fermano e con loro per forza anche la cittadina che ammutolisce fremente. Per sistemare la faccenda e in qualche modo sbrogliare il caso, individuando l’assassino o gli assassini la Regia Procura spedisce in loco il brigadiere Maisano, brav’uomo, dalla testa fina ma con un tic all’occhio sinistro, disincantato gregario ad assumere il ruolo di inquirente sotto l’egida del procuratore del re. Lo affiancherà nella complicata ricerca della verità, l’appuntato Varcone, sfaticato e poco sveglio.

Mentre vecchie dissidi e perfide dicerie fioriscono ovunque, ingigantendosi così tanto da confondere la retta via, Maisano fiutando le orme della sanguinosa pista dell’onore sarà costretto al viavai “lungo la linea ferrata” e a spingersi nella fitta boscaglia ai piedi delle file di abeti, scarpinando su e giù dalle colline che offrono rifugio ai latitanti e bussando ai casolari retti da donne, selvatiche pastore ma generose con gli stranieri? Anche Gennaro Loiacono, lo stimato e ascoltato caposquadra degli operai del cantiere ferroviario, sarà costretto a coinvolgersi in prima persona e, facendosi responsabile dei suoi uomini che considera fratelli o figli da proteggere e tenere lontano dai guai, prenderà parte alle indagini. Ma alcuni dubbi, che lo inquietano, sono forieri di insonnia e alcuni rimorsi. Gianni Mattencini ha riportato indietro le lancette della memoria e, ripercorrendo il nastro del tempo, ha saputo tessere la struttura di un giallo profondo e solenne. In un immaginaria cittadina calabrese, dipinta a tinte western che rimandano all’indimenticabile C’era una volta il west, dove latita la sensazione del presente e le abitudini, la vita e l’atmosfera stessa appaiono artificiosamente sospese nel tempo. Uno scenario cupo, da tragedia dove il male serpeggerà sempre incontrollabile se non si reagisce e si fa il proprio “dovere”, ma dove anche si potrebbe sognare alla imponente modernità e al fulgido splendore della Torre Eiffel. Sangue, onore e silenzio diventano i tre pilastri portanti di un romanzo bello e intenso in cui il progresso portato nelle foreste dalla ferrovia e il delitto sembrano viaggiare affiancati seguendo lo stesso binario. Trama e narrazione colti, affascinanti e che consentono ancora di percepire l’eco creato nel passato dalle lontane voci di un popolo.

Dopo Nel cortile e poco oltre ( del 2013) e I segreti degli altri ( del 2016) questo è terzo romanzo di Gianni Mattencini, che fa il magistrato e vive e lavora a Bari.

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