“Perfect Rigor” di Masha Gessen (Carbonio Editore)

Recensione di Piera Carroli

Masha Gessen, Perfect Rigor. New York: Houghton Mifflin Harcourt, 2009. UK: Icon Books, 2011.

Perfect Rigor: Storia di un genio e della più grande conquista matematica del secolo. Milano: Carbonio Editore, 2018.

“Scrivere la biografia di qualcuno che non vuole che si scriva su di lui è davvero un’impresa ardua.” (Misha Gessen, Ringraziamenti, p. 249). Trad. di Olimpia Ellero.

Devo ammettere che l’impresa è stata ardua anche per me, visto che la matematica non è proprio uno dei miei punti forti! Ma questo libro non tratta solo di matematica, ma di matematici, e della loro vita stramba, trasgressiva, misogina, e delle loro idiosincrasie, insomma l’autrice si addentra nella vita che conducevano i geni matematici, il loro carattere, le loro malattie. Nonché, il contesto storico, politico, sociale e pedagogico del periodo in cui vivevano.

Masha Gessen, nata a Mosca nel 1967, ha lavorato per venti anni come giornalista scientifica in Russia. Nel 2013 si è trasferita a New York. Lavora nella redazione del New Yorker. Ha pubblicato diversi libri sulla scienza e gli scienziati, ma anche libri autobiografici, letterari e politico-culturali. Altri libri in italiano sono: Putin. L’uomo senza volto (Bompiani, 2012) e I fratelli Tsarnaev. Una moderna tragedia america (Carbonio Editore, 2017).

Autrice e giornalista di indubbio talento, Gessen ha ricevuto premi, riconoscimenti e lodi:

Ecco un esempio – Il famoso drammaturgo Tom Stoppard dice:

“Perel’man and the world of Soviet maths training makes a fascinating and moving tale,

and in Perfect Rigor Masha Gessen tells it brilliantly”

Questa, in breve, la storia: perché quest’uomo schivo è riuscito a risolvere la Congettura di Poincaré – l’enigma matematico del secolo? Perché poi ha rifiutato il Millenium Prize (1 milione di dollari) nel 2010? Quali sono i motivi che lo hanno spinto a vivere in un piccolo appartamento con la madre a Pietroburgo?

Se la matematica è creatività e immaginazione e Kolmogorov (università di Mosca) faceva sentire i diplomati “come degli dèi” (p. 62) finché non fu obbligato a dimettersi nel 1968 dal KGB? A questo posso rispondere, aveva tendenze omosessuali, faceva studiare musica, letteratura e topografia ai suoi studenti, che sceglieva se dimostravano di possedere una scintilla divina (p. 56). Tra questi celestiali studenti c’era Perel’man. Inoltre, Kolmogorov “immaginava un mondo in cui non fossero ammesse scorrettezze o pugnalate alle spalle, in cui non c’era spazio per le donne e altre inutili forme di distrazione” (p. 63).

Perel’man seguì alla lettera l’insegnamento del suo maestro a questo riguardo, con una eccezione, puramente funzionale: “La madre gli permetteva di sottoporsi a questo pesante sistema formativo senza sollevare alcun tipo di obiezione” (p. 65). Sistema rigidissimo a cui aderì a 14 anni.

Non c’è dunque da sorprendersi se la psicologa russo-israeliana sposata con Boris Sudakov, compagno di club (Giovani Pionieri fondato da Ruksin) poi del Liceo n. 239, intervistata da Gessen, abbia asserito con aria irritata: “Sono dei tipi strani.” “Sembra quasi che siano fatti di un’altra pasta.” e che Gessen aggiunga: “una definizione davvero calzante per quei ragazzi grassocci e pallidi, poi diventati degli uomini bianchicci e mollici” (66-67.

Insomma, non manca un senso dell’umorismo femminile a scapito di questi misogini scienziati.

Ma la storia non finisce certo qui, e dovrete leggere il libro per scoprire perchè Perel’man possedeva quel perfetto rigore che gli altri non possedevano, e dal quale nessuno è mai riuscito a distorglielo.

Ancora una volta Carbonio Editore si aggiudica le mie lodi per aver fatto leggere agli italiani – spero numerosi – questo libro eccentrico, un mistero che ci porta alla scoperta di un mondo sconosciuto alla maggior parte di noi mortali!

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