Teodora, di Mariangela Galatea Vaglio (Sonzogno)

Recensione di Raffaella Tamba

Mariangela Galatea Vaglio, laureata in storia antica, insegnante a Venezia, giornalista e blogger, ci presenta il suo primo romanzo storico, che ha dedicato a Teodora, “un personaggio per il quale ho sempre avuto una grande passione”, come ha dichiarato in una recente intervista.

Teodora è un personaggio straordinario, la cui biografia è di per sé un romanzo, con la forza e la drammaticità della realtà: dalle “stalle” del circo di Costantinopoli nel quale era nata da una famiglia di umili origini, dopo un percorso trasgressivo e dissoluto, è arrivata alle “stelle” del trono romano d’Oriente, affiancando uno dei più grandi imperatori tardo romani, Giustiniano. Di fronte alla prospettiva di un’esistenza di stenti e umiliazioni, ha saputo aprirsi una nuova strada da sola, con l’unica risorsa che la natura le aveva dato e sulla quale aveva pieno governo, la sua bellezza. Quella bellezza diventa per lei strumento di riscatto sociale: da mera comparsa nel teatro del circo a fianco della più talentuosa sorella Comitò, Teodora si emancipa dalla compagnia ed intraprende una carriera licenziosa, impudente, ma assolutamente libera e indipendente.

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Dopo una serie di umiliazioni alla quale inevitabilmente la sua professione la espone, decide di abbandonare il teatro e farsi mantenere da un mercante di Apollonia, una cittadina della Libia nella quale si ritira per alcuni mesi. Ma è evidente che una figura effervescente come lei non può rimanere a lungo relegata in esilio con una persona che la tratta come un oggetto. L’orgoglio, la consapevolezza di sé, della propria volontà e capacità di cambiare le cose e guidare il proprio destino, la scrollano dal torpore e la riportano a Costantinopoli, a, “quel mare di gente di ogni razza e fede, variopinta e incontenibile (…), dove tutto è provvisorio, la fortuna e la sventura, la ricchezza e la povertà, la vita e la morte. Il suo fascino è concedere a chiunque la speranza di rivoltare in un attimo il proprio destino”.

E di quella città, che è stata la sua culla, Teodora ha assorbito lo spirito libero e intraprendente e l’ha usata come trampolino di lancio verso la più riabilitante affermazione di sé. Giustiniano, altrettanto scaltro e intelligente, coglie in lei quel “qualcosa che nessun’altra è in grado di offrire: una mente pronta, sottile, veloce, che sa leggere il mondo in fretta perché lo conosce e lo ha visto da vicino. Nessuno come lei sa capire gli umori cangianti della folla di Costantinopoli, afferrarne le minime variazioni al volo”.

L’ambientazione sociale, politica e religiosa è dettagliata dall’autrice con estrema chiarezza ed esaustività: le lotte di classe, la penetrazione di popoli barbari all’interno del territorio e della comunità romana, la mancanza di eredi al trono alla coppia imperiale fonte di contrasti, invidie, brame di individui più o meno meritevoli, e infine lo scisma religioso che divise in modo inconciliabile la fazione monofisita e quella calcedoniana, trascinando nel dissidio con più o meno fervore tutto il popolo dell’impero: era pressoché impossibile rimanere neutrali, si doveva per forza scegliere da che parte stare ed accettarne le conseguenze.

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Questo articolato scenario storico diventa sempre più irresistibile a mano a mano che l’intreccio narrativo vi affonda e si ha la sensazione che l’autrice stessa sia stata travolta dalla personalità dei suoi protagonisti: penetrando finemente nella loro mente travagliata da dubbi, timori, attese, speranze, immancabilmente trascina il lettore con sè in quella appassionata introspezione psicologica. Ciascuno dei personaggi viene intimamente compreso e giustificato, forse perché, a ben vedere, non è solo Teodora che ha elevato il proprio destino dalle “stalle” alle “stelle”: Anastasio, Valeriano, Giustino, Aerobindo, lo stesso Giustiniano non sono cittadini romani da generazioni, vengono dalle province, hanno origine barbarica e spesso hanno conosciuto miseria e privazioni. Per questo  permane in loro una profonda e incontestabile umanità che sembra quasi contrastare con il ruolo politico che il destino li chiama a svolgere. Ma in questa accettazione sta la loro grandezza: al di là di qualsiasi critica la storia possa rivolgere loro nel ruolo istituzionale che hanno svolto, l’autrice riesce a restituirci la loro intima semplicità umana.

Emblematico il ritratto di Giustiniano che la storia ha reso famoso per la sua riforma del diritto romano. Ma la scrittrice va più a fondo nella sua personalità, cogliendo e restituendoci le sfumature più intime della sua psicologia: il suo “bisogno di agire, di muoversi, di organizzare la realtà che lo circonda e di dominarla. Una volontà caparbia, silenziosa ma inesorabile (…) un luccichìo negli occhi che svela un’ansia non placata”. E quasi penetrando, come un’ombra indiscreta, nel suo ambiente di lavoro, ne percepisce le più segrete emozioni: “i rumori sommessi del lavorio dei suoi sottoposti, il fruscio delle penne sui fogli e sui registri, le carte che vengono trascritte, le missive che vengono composte per essere inviate a governatori e generali, il chiacchiericcio in sordina degli impiegati che lo aiutano a gestire l’impero. È un brusio che lo rassicura e lo calma, il suono dell’ordine che viene creato dall’applicazione delle norme e delle leggi. È questo il vero potere ed è il suo regno”.

Un plauso alla Vaglio anche per la sua intenzione di aderire il più possibile alla storia: in calce al romanzo riporta l’elenco di tutti personaggi, con una brevissima descrizione, evidenziando tra tutti quelli realmente esistiti, i pochissimi che ha creato per esigenze narrative. È come un saluto degli attori che salgono sul palco alla fine dell’opera per ringraziare il pubblico.

 

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3 risposte a Teodora, di Mariangela Galatea Vaglio (Sonzogno)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Interessante

  2. piera carroli ha detto:

    personaggio carismatico, a dir poco, e ottima recensione, grazie, piera

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